quattro pensieri strampalati su una riforma da affidare alla luna

  di armando rossitto  

 

Il mio primo anno di insegnamento fu il 1970. Ho gia visto molte lune e molte riforme per non vivere con un certo distacco anche quest'ultima di donna Letizia. Mi auguro che sia veramente l'ultima, perché sono sicuro che non ne reggerei un'altra.
Fra l'altro in questo momento mi trovo proprio in una situazione paradossale. Il Direttore generale minaccia sanzioni nei miei confronti se non applico la riforma, il segretario della CGIL minaccia denunce se la applico in quella parte relativa alla nomina dei tutor.
Che fare?
Per celia verrebbe da suggerire ai nostri baldi: ma perché non vi sfidate a duello? Voi due, da soli. A noi lasciateci un po' in pace. Su, via, ce la caveremo. Abbiamo visto molte lune e molte riforme.
Donna Letizia, invece, merita di stare su un piedistallo. Per l'eleganza e la leggerezza con cui rassicura tutti che c'è tempo per le opportune modifiche. Quando si fa una riforma qualche cosina non riesce bene. Entro 18 mesi la riforma si può aggiustare.
Il garbo e la grazia della gentildonna fanno il resto: avvolgono le sue parole e magicamente ci riportano in epoche lontane, ottocentesche, piene di damigelle che nei suburbi delle città arrecano caritatevole sollievo alla povera gente.
Al dott. Pasquale Capo, Direttore generale, e ad Enrico Panini, segretario della CGIL scuola, interpreti guerrafondai del nostro presente, mi permetto di dare un consiglio: state un po' calmi. Ci sono già troppe guerre.
Questa riforma è una cosa seria. Ripropone valori e culture che conosciamo bene. Rimette in cattedra il maestro unico, toglie l'obbligo scolastico, riduce i tempi delle discipline curriculari, accorcia il tempo scuola, toglie ore allo studio delle lingue, crea dei canali anticipati verso i lavori manuali, frantuma le discipline o le accorpa admuzzum alle superiori, cancella la cultura del team alle elementari, chiude le porte per decenni ai precari, riduce l'occupazione, prepara il ritorno alla scuola di classe di don milaniana memoria.
Che fare?
Beh, francamente, non c'è bisogno di cambiare qualche cosina. Io farei esattamente all'incontrario: lascerei qualche cosina e il resto lo affiderei alla luna che di riforme ne custodisce già tante.
Fra le cose che lascerei c'è, se non proprio il tutor, almeno l'idea del tutor.
Sì l'idea del tutor, che non è stata inventata da lei, gentile Ministro.
L'idea c'è già dalla notte dei tempi. Da quando nel cuore dell'uomo nasce il bisogno di sentirsi responsabili di qualcuno o di qualcosa.
I padri e le madri sono i primi tutor al mondo. E poi i maestri. Sin dall'antichità.
A ben riflettere i tutor nelle scuole ci sono da sempre. Perché da sempre i ragazzi hanno trovato nei loro maestri qualcuno che li capiva di più, che li ascoltava, che li copriva qualche volta, e loro si lasciavano guidare.
Da sempre ci sono stati, ci sono ancora e resteranno, anche se non si chiude la trattativa.
I tutor sono tutti quei bravissimi insegnanti che rendono affascinanti le loro ore di lezione e bella la scuola. Li scelgono gli alunni e non i Dirigenti e non le famiglie .
Sentite che cosa scrive J. Bruner: "…Quell'insegnante mi invitava ad ampliare il mondo dei miei stupori fino a comprenderne il suo. Non si limitava ad informarmi, ma, al contrario, cercava di concordare con me, di negoziare quale fosse il mondo della meraviglia e della possibilità (…) Miss Orcutt era una persona rara; non era un mezzo di trasmissione, di conoscenza, ma un evento umano".
Quando ero all'elementari Miss Orcutt è stata mia maestra, quand'ero insegnante era la mia collega dell'aula accanto. Adesso che sono dirigente è nella mia scuola. Non mi ha chiesto mai soldi in più.
Certo, forse i tempi stanno cambiando. E con l'euro i costi della vita sono più elevati. Un aumento farà comodo anche a Miss Orcutt. Perciò forse ha ragione il segretario della CGIL.
Ciò che però non posso digerire è che non si parli d'altro: questa idea bizzarra di fare la guerra ai tutor!
Vuoi vedere che alla fine la trattativa, controsiglata dalle parti, riconoscerà la figura del tutor?
Il tutto si risolverà con qualche euro in più? E che fine faranno quelle cinque righe in neretto di questo strampalato e gigionesco articolo?
P.S.:
Sebbene l'idea del tutor mi piaccia, io i tutor non li ho ancora nominati. Francamente alla mia età non mi va proprio di andare a finire davanti ad un giudice. Ma chi me lo doveva dire a me, dopo oltre trent'anni di lotte a fianco del Sindacato!
P.S. del P.S.:
Mi aspetto molti rilievi, molte critiche, forse qualche parolaccia dai lettori: saranno rose e fiori, rispetto al tribunale. Se mi arriveranno le sanzioni da parte del Ministro sono pronto. Mi sento più attrezzato a parlare di politiche sulla scuola nelle sedi giuste. Sarò in grado di difendere le mie idee sul tutor che sono diverse da quelle del Ministro. Comincerò così: "Veda gentile Ministro, prima di lei a viale Trastevere c'è stato il ministro Berlinguer, molto criticato negli ambienti della sinistra, che ha dato alle scuole una legge sull'autonomia. E' stato un problema di fiducia. Ha creduto che insegnanti e dirigenti potessero diventare tutor di se stessi. Cioè responsabili. Cioè capaci di rispettare le leggi, interpretarle e applicarle concretamente nelle diverse città, nei paesini o nelle campagne, nelle singole scuole, dove vivono quei bambini, quei ragazzi, quei giovani per i quali sono destinate. Adesso perché ci volete mettere di nuovo sotto tutela?" Poi riprenderei a parlare di quelle cinque righe in neretto, fottendomene delle minacce di chiunque.

questa riforma è una cosa seria