la crisi del turismo siracusano

  di claudio torneo  

 

La crisi del turismo siracusano è stato il tormentone giornalistico dell’estate. Le cronache locali dei principali quotidiani hanno ospitato per tutto il mese di agosto un serrato dibattito fra quanti avevano titoli per prendere la parola. Nonostante la babele delle lingue e delle ricette, la discussione è stata tutt’altro che inutile: ha consentito di archiviare una serie di equivoci e di luoghi comuni, che tanti guasti hanno prodotto in questi anni; ha spinto la provincia a correre ai ripari e a mettere in piedi un tavolo di concertazione.
Da anni molti esponenti politici di primo piano continuano a teorizzare che il turismo siracusano non riesce a decollare, perché non ci sono posti letto a sufficienza. Una diagnosi, datata e fuorviante, che non aiuta a capire né dove va il turismo, né a individuare le giuste politiche correttive. Almeno dal 2001 le statistiche, che l’Apit periodicamente diffonde, descrivono un quadro diametralmente opposto: il turismo è in difficoltà non perché ci sono pochi posi letto, ma perché non arrivano turisti a sufficienza. In altre parole la crisi è da domanda e non da offerta.
Ma c’è voluta la legnata dei primi sei mesi di quest’anno (in cui le presenze alberghiere sono diminuite del 12 %), perché questa elementare constatazione riuscisse finalmente a far breccia anche nell’opinione corrente. Va ascritto a merito del dibattito di agosto di aver fatto emergere con chiarezza che il vero problema del turismo siracusano è come saturare la capacità ricettiva esistente.
E non è tutto. Il dibattito di agosto sarà anche ricordato per aver definitivamente archiviato il famoso master plan sul turismo dell’Associazione industriali, lanciato nell’estate del 2000 tra squilli di trombe e rulli di tamburi. Secondo quel piano, Ortigia avrebbe dovuto trasformarsi in “una sorta di grande villaggio albergo”, unico al mondo, e l’intera provincia, Noto in testa, avrebbe dovuto assurgere a polo turistico di prima grandezza. Con benefici effetti per l’occupazione e il benessere generale. Una proposta che aveva acceso tante speranze sia nel mondo politico che in quello sindacale. In molti erano convinti che l’Assindustria fosse riuscita a trovare, finalmente, il bandolo della matassa. E in attesa che il master plan facesse il miracolo, nessuno si era curato di governare, sostenere e promuovere la miriade di iniziative turistiche che intanto stavano proliferando dal basso.
I fatti successivi hanno poi dimostrato che il re era nudo. Il master plan ha funzionato solo come brillante operazione di immagine. Nessuno è in grado di stabilire se i propositi iniziali fossero sinceri. O se, invece, l’Assindustria tirò fuori dal cilindro il coniglio del master plan, perché in quel momento particolare voleva controbilanciare l’impatto negativo sull’opinione pubblica della crisi chimica e dei propositi di fuga dell’Eni. Sta di fatto che l’esito finale è stato esclusivamente di tipo mediatico .
Nel corso dell’animata discussione di agosto sono stati passati in rassegna tutti i rimedi possibili e immaginabili per uscire dalla crisi. Anche i più cervellotici. Ma nessuno dei partecipanti ha chiamato in causa il master plan. Probabilmente agli intervenuti è sembrato poco elegante mettere in difficoltà il presidente Lo Bello, che di quel dibattito era stato l’iniziatore, chiedendogli conto del “fantasma”.
In questi anni la politica turistica è stata fortemente condizionata dall’egemonia culturale dell’Assindustria. E’ probabile che dopo i più recenti incidenti di percorso questa presa si allenti o che sia fronteggiata in maniera più critica e meno accomodante del passato. E’ auspicabile, in ogni caso, che venga salvaguardata l’autonomia di analisi e di proposta del tavolo di confronto, avviato dalla provincia.
Negli ultimi cinque anni il turismo siracusano è stato al centro di un promettente ciclo di investimenti che ha avuto per protagonisti tanti piccoli e medi operatori locali. Sono stati creati 1700 nuovi posti letto in campo alberghiero e si è assistito a un vero e proprio boom di bad and breakfast. Molti di questi operatori, però, non sono poi stati altrettanto bravi ad attrarre turisti. E’ compito prioritario del tavolo di concertazione aiutarli a dotarsi di politiche di marketing più efficaci.

il tormentone giornalistico dell'estate