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La crisi del turismo siracusano è stato
il tormentone giornalistico dell’estate. Le cronache locali dei
principali quotidiani hanno ospitato per tutto il mese di agosto un serrato
dibattito fra quanti avevano titoli per prendere la parola. Nonostante
la babele delle lingue e delle ricette, la discussione è stata
tutt’altro che inutile: ha consentito di archiviare una serie di
equivoci e di luoghi comuni, che tanti guasti hanno prodotto in questi
anni; ha spinto la provincia a correre ai ripari e a mettere in piedi
un tavolo di concertazione.
Da anni molti esponenti politici di primo piano continuano a teorizzare
che il turismo siracusano non riesce a decollare, perché non ci
sono posti letto a sufficienza. Una diagnosi, datata e fuorviante, che
non aiuta a capire né dove va il turismo, né a individuare
le giuste politiche correttive. Almeno dal 2001 le statistiche, che l’Apit
periodicamente diffonde, descrivono un quadro diametralmente opposto: il
turismo è in difficoltà non perché ci sono pochi posi
letto, ma perché non arrivano turisti a sufficienza. In altre parole
la crisi è da domanda e non da offerta.
Ma c’è voluta la legnata dei primi sei mesi di quest’anno
(in cui le presenze alberghiere sono diminuite del 12 %), perché questa
elementare constatazione riuscisse finalmente a far breccia anche nell’opinione
corrente. Va ascritto a merito del dibattito di agosto di aver fatto emergere
con chiarezza che il vero problema del turismo siracusano è come
saturare la capacità ricettiva esistente.
E non è tutto. Il dibattito di agosto sarà anche ricordato
per aver definitivamente archiviato il famoso master plan sul turismo dell’Associazione
industriali, lanciato nell’estate del 2000 tra squilli di trombe
e rulli di tamburi. Secondo quel piano, Ortigia avrebbe dovuto trasformarsi
in “una sorta di grande villaggio albergo”, unico al mondo,
e l’intera provincia, Noto in testa, avrebbe dovuto assurgere a polo
turistico di prima grandezza. Con benefici effetti per l’occupazione
e il benessere generale. Una proposta che aveva acceso tante speranze sia
nel mondo politico che in quello sindacale. In molti erano convinti che
l’Assindustria fosse riuscita a trovare, finalmente, il bandolo della
matassa. E in attesa che il master plan facesse il miracolo, nessuno si
era curato di governare, sostenere e promuovere la miriade di iniziative
turistiche che intanto stavano proliferando dal basso.
I fatti successivi hanno poi dimostrato che il re era nudo. Il master plan
ha funzionato solo come brillante operazione di immagine. Nessuno è in
grado di stabilire se i propositi iniziali fossero sinceri. O se, invece,
l’Assindustria tirò fuori dal cilindro il coniglio del master
plan, perché in quel momento particolare voleva controbilanciare
l’impatto negativo sull’opinione pubblica della crisi chimica
e dei propositi di fuga dell’Eni. Sta di fatto che l’esito
finale è stato esclusivamente di tipo mediatico .
Nel corso dell’animata discussione di agosto sono stati passati in
rassegna tutti i rimedi possibili e immaginabili per uscire dalla crisi.
Anche i più cervellotici. Ma nessuno dei partecipanti ha chiamato
in causa il master plan. Probabilmente agli intervenuti è sembrato
poco elegante mettere in difficoltà il presidente Lo Bello, che
di quel dibattito era stato l’iniziatore, chiedendogli conto del “fantasma”.
In questi anni la politica turistica è stata fortemente condizionata
dall’egemonia culturale dell’Assindustria. E’ probabile
che dopo i più recenti incidenti di percorso questa presa si allenti
o che sia fronteggiata in maniera più critica e meno accomodante
del passato. E’ auspicabile, in ogni caso, che venga salvaguardata
l’autonomia di analisi e di proposta del tavolo di confronto, avviato
dalla provincia.
Negli ultimi cinque anni il turismo siracusano è stato al centro
di un promettente ciclo di investimenti che ha avuto per protagonisti tanti
piccoli e medi operatori locali. Sono stati creati 1700 nuovi posti letto
in campo alberghiero e si è assistito a un vero e proprio boom di
bad and breakfast. Molti di questi operatori, però, non sono poi
stati altrettanto bravi ad attrarre turisti. E’ compito prioritario
del tavolo di concertazione aiutarli a dotarsi di politiche di marketing
più efficaci.
il
tormentone giornalistico dell'estate
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