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“Le” questioni “Università” sono
diverse a Siracusa: dalla mancata definizione della Convenzione tra i
tre Enti principali (per Architettura e BB. CC.); dalla Facoltà dell’Educazione,
a Noto, dopo il Consorzio tra i Comuni della zona Sud e l’università di
Messina; dalla recentissima nascita di tre nuove Facoltà al “Cerica” di
Priolo, grazie ad un ulteriore Consorzio tra i Comuni della zona Nord,
sempre con l’Univ. di Messina.
In un campo delicato, quale è quello degli studi universitari, del
rapporto tra Siracusa e la formazione specialistica, tutto sta avvenendo
nella più assoluta provvisorietà, in assenza del benché minimo “disegno” politico
provinciale.
E’ vero che ciascun Comune fa della propria “autonomia” una
bandiera, ma forse converrebbe che su campi che mantengono una loro forte
complessità economico-sociale si affermasse una chiara, netta capacità di “coordinamento” politico-istituzionale.
Lungi da noi immaginare per Siracusa un impegno congiunto di tutte le forze
politiche sia di governo – in ciò mettendo in campo tutto
il peso della rappresentanza istituzionale – che di opposizione,
per ottenere ciò che è stato concesso ad Enna con il 4° polo
universitario siciliano. Questa scelta risponde al disegno – tutto
costruito “dall’alto” – di prefigurare una opportunità di “sviluppo” per
una area centrale della Sicilia, di cui Enna è lo snodo principale,
da sempre priva di grandi risorse endogene. Ed i prossimi anni ci diranno
se questo progetto di incidere sul piano economico-sociale attraverso la
creazione di un polo universitario potrà avere un esito positivo.
Rimane invece il problema, tutto nostro, di capire se la “questione
Università” possa restare così, spezzettata, occasionale,
frutto di logiche troppo diversificate, disorganiche, come quelle di questi
ultimi anni.
Piuttosto, il fatto stesso che da diversi anni tutto sembra essersi impantanato
nella questione dell’istituendo Consorzio universitario(Comune di
Siracusa, Provincia, Univ. di Catania), senza che si avverta il bisogno
di aprire un confronto con l’intera città; il fatto stesso
che in modo disordinato e senza alcun progetto organico, ciascun Comune – dalla
zona Sud, ora alla zona Nord – apra relazioni e convenzioni, non
con l’Università di Catania, già coinvolta da anni
dal Comune e dalla Provincia di Siracusa, ma con l’Univ. di Messina,
sollecitando – e “solleticando” – ulteriori interessi
autoreferenziali, a cui nessuna Università è disposta a rinunciare;
tutto ciò la dice lunga sul nostro, attuale “vuoto” politico,
dentro cui nuotano Sindaci con l’irrefrenabile voglia dell’Università “sotto
casa”, movendosi con semplicità, dimenticando che l’Università non è un
semplice insieme di aule messo su alla meno peggio, ma un sistema complesso – fatto
da laboratori, tecnologie, biblioteche, strutture, computer, ecc. – in
grado di “ritagliare” per quel territorio un ambito di alta
specializzazione generale o di contribuire a farne crescere la produttività economico-professionale.
Così come andrebbero analizzati – anche in termini costi/benefici – sia
la questione della specifica “produttività” delle Facoltà istituite;
sia il modo in cui costruire un “raccordo” effettivo – ferma
restando l’assoluta autonomia delle finalità specialistiche
di ogni Facoltà – tra il sistema Università (con il
suo universo di “intellettuali” di alto profilo specialistico)
e le città: vale a dire, in che modo l’istituzione di Facoltà universitarie è in
grado di contribuire alla crescita civile-culturale della provincia? arricchire
il “general intellect”, il punto medio di competenza intellettuale
della nostra realtà sociale? interagendo con il resto delle Istituzioni
(scuole, associazioni, Centri culturali, ecc..) presenti nel territorio?
Termino allora con una proposta. La Provincia Regionale si assuma l’onere
di convocare una “Conferenza generale sull’Università” aperta
al confronto con l’intera realtà socio-culturale di Siracusa.
da
diversi anni tutto sembra essersi impantanato nella questione dell’istituendo
consorzio universitario
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