clandestino? cioè?

  di padre carlo d'antoni  

 

Nella domanda che Dio rivolge a Caino: “Dov’è tuo fratello?” c’è il fondamento dell’etica della Bibbia.
“ Dov’è tuo fratello ?”.
Dove abita? per dove è partito? Perché è partito? Che ne sarà di lui?
Caino rispose : “Sono forse io il custode di mio fratello?”
In questo modo egli afferma il suo diritto a vivere la sua vita senza l’impaccio del fratello nascondendo però che in realtà lo ha eliminato.
Dio richiama Caino sull’esigenza di non rompere la relazione con Abele.
Per la Bibbia infatti è solo all’interno di una rete di relazioni personali che la persona può esistere e svilupparsi.
Caino al contrario, afferma il suo diritto ad esistere da solo, come individuo. Ha ucciso Abele,perché vede l’altro come un limite al suo bisogno di espandersi, affermarsi, dominare.
Dov’è scritto che io debba essere il custode di mio fratello? Disse Caino. E invece non solo non lo aveva custodito, ma addirittura lo aveva ucciso.
E’ una parabola questa che descrive il peccato fondamentale secondo il Dio della bibbia: cercare di affermarsi nella propria individualità nel delirio di onnipotenza di farcela da soli, anzi eliminando i diritti ed eliminando coloro che potrebbero frapporsi ai progetti di espansione del singolo o di una oligarchia di interessi.
Un peccato che ci segue come un’ombra nelle storie personali e in quelle collettive.
E ancora una volta eccolo qua un Abele. Morto. Ucciso.
“ Siamo forse noi i custodi di questi immigrati?” Direbbe oggi Caino. E, ancora oggi, mentre direbbe così, saprebbe in cuor suo di essere ancora lui l’assassino.
Infatti,
Se tutte le ricchezze che ci sono in Africa, a cominciare dagli ultimi, immensi giacimenti scoperti nell’Africa occidentale e nel golfo di Guinea, non fossero in mano delle solite multinazionali americano-europee, probabilmente quest'uomo non sarebbe partito ma avrebbe avuto un futuro a casa sua.
Se l’ONU facesse davvero gli interessi dei popoli, di tutti i popoli e non fosse invece una struttura in mano ai potentati politico-economici, quest'uomo avrebbe potuto richiedere nella sua patria il diritto ad avere diritti.
Se quest'uomo non fosse stato valutato nel suo paese come carne da macello in esubero e da noi come mera forza-lavoro a basso costo; se l’Europa Unita negli interessi, dopo essersi abbeverata per secoli al sangue del colonialismo ora non si comportasse come Ponzio Pilato e se l’Italia si desse una giusta legislazione sul tema dei diritti dei richiedenti asilo politico, quest'uomo non avrebbero avuto il futuro chiuso, la vita vilipesa e svalutata.
I miseri della terra non sanno che farsene della pietà e del buon cuore della brava gente.
Esigono diritti. Hanno diritto ad abitare la terra.
Davanti a tanta negazione dei diritti sono certissimo di poter dire in nome di Dio e in nome dell’Uomo che questa civiltà è di cartapesta e i palazzi del Potere sono di carta pesta e si afflosceranno su se stessi una volta che le lacrime dei popoli li avranno fin troppo inzuppati.
Non ci credo che è il terrorismo che fondamentalmente ci minaccia.
Anche quello, purtroppo, ed è giusto che prendiamo le giuste, ripeto, le giuste precauzioni. Il terrorismo non diventi mai più l’alibi per sporche politiche imperialistiche che alla fine ingrossano solo le file sterminate dei profughi e uccidono gli innocenti. Altro ci minaccia ed è un cancro che abbiamo dentro. Esso si nutre di disprezzo per la vita umana, di esaltazione del profitto fine a se stesso. Si nutre della aberrazione dei soldi che non sono più frutto del genio e del lavoro dell’ uomo ma di capitali virtuali che volano da un continente all’altro spesso fuori controllo e paesi interi improvvisamente impoveriscono e precise oligarchie si arricchiscono in modo esponenziale.
Si pasce nell’anima di chi è incapace di capire i segni dei tempi e ad ogni provocazione della storia sa reagire solo negando la storia ed esaltando le sue visioni medievali fatte di chiusure e di lotta a chi è diverso da lui.
“ Dov’è tuo fratello?” chiede Dio. Perché ci ha creati in rete, collegati , responsabili gli uni degli altri. E per tutti ha creato i beni della Terra e la Terra, in ogni suo punto, è la casa di tutti.
Per Lui siamo cittadini del mondo, un mondo davvero globalizzato, pieno di strade dove i popoli camminano liberamente, dove i mari congiungono i continenti e sono pieni di risorse e non di morti.
Nella seconda lettura abbiamo visto la visione che l’evangelista Giovanni ebbe della città di Gerusalemme, che in lingua ebraica e araba significa città della pace. Una città splendente dove l’uomo è definitivamente innalzato alla dignità di Dio e dove Dio gode di sentirsi uomo tra gli uomini.
Noi siamo chiamati ad essere gli umili costruttori di questa città. Siamo chiamati a dar credito a Dio che con la collaborazione degli uomini di buona volontà di qualunque popolo, razza e religione, la sta costruendo utilizzando quelle pietre di scarto di cui parlava il grande vescovo di Molfetta don Tonino Bello.
E questo ragazzo che ci sta in mezzo è una pietra scartata dai costruttori dello scintillante mondo dei potenti della Terra.
Con tutte le pietre di scarto, non funzionali al potere e alla finanza, il Dio in cui io credo e di cui sono sacerdote, costruisce la sua città: Gerusalemme. E risplenderanno i volti di tutti noi, i volti degli esseri umani, i volti dei poveri della terra, di quelli che giacciono in fondo al mare, di quelli che mai, come Gesù Crocifisso, hanno avuto rispetto, ma solo una quotazione alla borsa della carne umana.
Siamo chiamati ad essere profeti di Dio, profeti dell’uomo, profeti di pace nella giustizia. Siamo chiamati ad essere capaci di smascherare, con il quotidiano impegno e il personale stile di vita, le ipocrisie, il perbenismo indifferente, il tornacontismo.
Il vangelo ci ha spiegato fin troppo chiaramente chi sono i benedetti e chi sono i maledetti davanti a Dio.
Caro amico clandestino, accetta il nostro cognome per te. Il cognome di ognuno di noi è il tuo cognome. Tu ci appartieni. Appartieni all’umanità.
Ricevi oggi il nostro omaggio.
Ti stringiamo la mano, ti chiediamo perdono.
Te lo promettiamo: non saremo mai dispensatori di pietà ed elemosine tra i miseri della Terra, ma tenaci artigiani del diritto, della pace, della giustizia insieme ai
fratelli musulmani e di altre religioni, insieme a tutti gli uomini e donne di buona volontà.
(Abbiamo saputo, dopo, che si chiamava Benson Sakei)

l'omelia di padre carlo al funerale del candestino senza nome, morto durante la traversata per arrivare a siracusa