è un piano da rifare

  di enzo parisi  

 

La campagna di informazione e di mobilitazione contro il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, meglio noto come Piano dei megainceneritori, è iniziata a gennaio del 2004 proprio dalle pagine di questo giornale. In questi nove mesi, soprattutto grazie all’azione delle associazioni ambientaliste e dei comitati cittadini, si è riusciti a dimostrare chiaramente l’irragionevolezza e la pericolosità di un Piano basato sull’incenerimento dei rifiuti anziché – come vorrebbero le Direttive Europee e la Legge Ronchi – sulla riduzione della produzione, sulla raccolta differenziata e sul riciclo. Lo stesso Edo Ronchi, intervenendo a giugno al convegno organizzato a Palermo da Legambiente, ha criticato radicalmente il Piano ed ha dichiarato che esso non ha nulla a che vedere con la legge che porta il suo nome. Nella stessa occasione, i rappresentanti dei vari consorzi che si occupano della raccolta e del riciclo dei materiali hanno confermato che l’attuazione di un simile Piano non porterà al conseguimento di risultati significativi nella raccolta differenziata. Alla favola che gli inceneritori non inquinano e non fanno male alla salute (cantata in tutte le salse dalle aziende interessate, dai presunti esperti che impazzano sulle reti televisive e sulla grande stampa, dal Ministro della Salute Sirchia e dal Presidente Cuffaro), non ci crede più nessuno ed, anzi, cresce l’indignazione davanti ad un così palese e miserabile tentativo di nascondere le conseguenze degli impatti ambientali e sanitari di questi impianti. I cittadini sono ormai consapevoli che, proprio per evitare le conseguenze negative, la legge impone che sia destinata all’incenerimento solo quella piccola frazione di rifiuti altrimenti non riciclabile e che la pericolosità delle emissioni dipende strettamente da cosa si mette nel forno. A Copenhagen, a Vienna, a Parigi - ed in tutte le città straniere che ci vengono portate come moderno esempio di compatibilità tra inceneritori e centri urbani – la raccolta differenziata è ben oltre il 50%; si brucia meno roba e molto ben selezionata. La scelta fatta in Sicilia dal commissario / presidente Cuffaro, in violazione delle leggi nazionali e comunitarie, è invece quella di bruciare la maggior parte dei rifiuti “tal quale”, direttamente dal cassonetto al forno. Sul piano etico, ambientale e sanitario una decisione barbara e inaccettabile; sul piano economico una manna per chi gestirà gli impianti incassando 80 euro per ogni tonnellata di rifiuti che gli verranno consegnati. Per la cronaca, la racconta differenziata in Sicilia è inferiore al 3% e non certo per colpa dei cittadini ma per responsabilità di chi, evidentemente, ha interesse a che i contribuenti producano e conferiscano ai cassonetti sempre più rifiuti. Se possiamo dire che è fallito il tentativo di far passare in silenzio le mostruosità del Piano (come pure il blitz messo in atto dalla struttura commissariale per concludere nel caldo mese d’agosto le conferenze dei servizi in assenza delle amministrazioni contrarie al rilascio delle autorizzazioni), dobbiamo essere ben consapevoli che Cuffaro ed il governo nazionale non si fermeranno davanti a nulla e - nonostante le opposizioni, le denunce, i ricorsi e le mobilitazioni popolari – a breve rilasceranno nulla-osta e permessi. Perché questa protervia ed il rigetto di ogni ragione contraria? Certo l’investimento di 562.425.281,38 euro di fondi pubblici (quasi 1.100 miliardi di lire - soldi dei cittadini che si danno ai privati per realizzare gli impianti) può essere una buona spiegazione, ma del tutto insufficiente per costringere i siciliani a subire da sudditi le angherie di scelte tanto costose quanto inadatte a risolvere il problema rifiuti. Nei prossimi giorni e mesi la battaglia contro il Piano degli inceneritori dovrà necessariamente essere più ampia e forte. Le forze politiche e sindacali che hanno manifestato la loro contrarierà, se vogliono essere credibili, dovranno realmente mobilitarsi e fare opposizione vera, puntuale e decisa a Palermo, a Roma e a Bruxelles. Non solo sulle questioni dell’ambiente e della salute ma anche su quelle che riguardano la legalità. A meno che la politica – in ritardo rispetto alla società civile – non si sia ancora accorta che la malagestione del pianeta rifiuti lascia le porte aperte alle infiltrazioni mafiose e mette a rischio la stessa democrazia.

la vicenda del piano regionale dei rifiuti giunge ad un passaggio decisivo, mentre cresce la protesta

«Non conta quanto talento possiede una persona, non conta quanta energia possa avere, non conta quanta integrità e quanta onestà possa avere. Se è da solo, particolarmente se è un politico, può fare ben poco.»
(Robert F. Kennedy, 1964 - discorso in memoria di J.F. Kennedy)