la vittoria di bufardeci e l'antipolitica

  di giuseppe davì  

 

Le recenti elezioni amministrative siracusane hanno registrato la sconfitta delle forze politiche del centro-sinistra e la vittoria del polo conservatore capeggiato da Bufardeci, riconfermato sindaco della Città.
Tutto ciò, in controtendenza tanto con il risultato complessivo delle amministrative inquadrato su scala nazionale - con il centro-sinistra chiamato o riconfermato al governo locale nella maggioranza dei casi - quanto con quello relativo al rinnovo del Parlamento europeo, in cui inequivocabili sono stati la netta sconfitta di Forza Italia e l’avanzamento dell’area progressista.
Come spiegare questa difformità? Quali elementi chiama in causa? È possibile circoscrivere tutto all’interno di una concatenazione di casualità e concomitanze varie? Oppure il risultato di Siracusa deve essere “scavato” più in fondo attraverso una riflessione seria ed articolata?
Chi scrive propende per quest’ultima ipotesi, sforzandosi di introdurre alcuni spunti per agevolarne la confutazione o la condivisione. Ma procediamo con ordine.
Bufardeci è nuovamente il sindaco di Siracusa perché è stato percepito come un amministratore concreto, come uomo “del fare”, come personalità “carismatica” dalle fattezze affabili e rassicuranti. L’esponente di Forza Italia è riuscito a tenere uniti a filo doppio blocco politico conservatore e blocco sociale, eterogeneo quanto antipolitico; ha goduto del sostegno di una corazzata dalle indubbie ed innumerevoli risorse, formata da ministri, sottosegretari, assessori regionali, presidenti dell’anti-mafia.
Stando ai rapporti di forza, doveva stravincere al primo turno. Invece ha semplicemente vinto, superando la metà più uno dei voti, necessari per l’elezione immediata, con qualche patema d’animo di troppo.
Prima conclusione: se il centro-sinistra avesse assunto una conformazione unitaria attorno a De Benedictis gli affanni di Bufardeci sarebbero stati di ben altra portata.
Seconda conclusione: più dei cannoni della corazzata “Prestigiacomo e famigli” ha potuto il fuoco incrociato dei candidati ai consigli comunale e circoscrizionali. Questi, nella maggior parte dei casi, hanno agito sul territorio attraverso rapporti di tipo notabilare, personale, familistico ed amicale. Sono stati riconosciuti - espressione utilizzata non casualmente - e votati.
Si badi che chi scrive non vuole minimamente far riferimento a forme di ricerca illegali del voto, che pure possono esistere e non essere circoscritte ad una sola parte politica.
Così come non è per partigianeria che qui non si fa menzione delle analoghe modalità di ricerca del consenso che hanno caratterizzato la campagna elettorale di diversi candidati delle liste di centro-sinistra. Non è per partigianeria, poiché sta proprio in quest’analogia sfuggente il punto essenziale del ragionamento.
Esso investe non soltanto il raggio limitato delle nostre elezioni comunali di giugno ma l’attuale sostrato della società siracusana: a Siracusa hanno vinto con una certa facilità i candidati che hanno fatto appello a quest’ultimo, alle sue pulsioni antipolitiche, all’idea becera che progettare significa perder tempo, che un amico al Consiglio comunale può cambiare le sorti personali e della propria famiglia, che la politica - intesa in senso lato come attività collettiva ed intellettuale - è un fastidio inutile.
Ciò si è manifestato con più evidenza poiché Siracusa continua a vivere ancora immersa all’interno di una crisi complessiva: sociale, economica, politica.
Una crisi di senso che ha sfilacciato il suo tessuto sociale e frantumato le interazioni democratiche tra gruppi, partiti, associazioni, cittadini ed istituzioni.
Una crisi che, come in tutto il contesto nazionale e lungo il corso dell’ultimo ventennio, si è sviluppata anche attraverso un processo parallelo di degenerazione dei partiti, di apoliticismo di massa e di qualunquismo individualistico.
Una crisi che, con Gramsci, possiamo definire organica, in quanto si manifesta come “crisi di egemonia della classe dirigente, contrasto tra rappresentanti e rappresentati”, in quanto è “crisi di autorità”.
Come interpretare, se non in questo modo, le ventiquattro liste presentate per i quaranta seggi comunali, le numerose liste personali, civiche, dei candidati sindaci?
E che dire del rapporto di sei-sette liste localistiche o personali sulle complessive quattordici-quindici rappresentate in Consiglio comunale? Come spiegare le difficoltà dei partiti della sinistra tradizionale che, avendo una fisionomia politica ben marcata, faticano ad ottenere consensi, ritrovandosi non rappresentati al consesso cittadino o rappresentati dovendo, però, ripiegare sugli strumenti “antipolitici” prima descritti?
Ed ancora, le difficoltà del candidato De Benedictis, paradossalmente, non sono anche riconducibili al suo giusto, coraggioso ed esplicito richiamo alla politica, contro l’individualistico e antipolitico “lasciar fare” del centro-destra?
Dal tunnel antipolitico della destra berlusconiana si cominciano a vedere i primi bagliori di luce; in quello di Bufardeci il tragitto da compiere, per il bene di Siracusa e dei suoi cittadini, rimane ancora lungo. E sarà più arduo se le forze “progressive” locali non opporranno, all’interno di una quotidiana azione di opposizione, pratiche, idee, soluzioni e valori alternativi, riconoscibili e concreti.
Per questo, il centro-sinistra deve ricostruire un tavolo cittadino permanente, in cui i partiti, i movimenti, le associazioni possano rafforzare il filo del dialogo, per un lavoro politico nel territorio sempre più ampio e ramificato.
Il centro-sinistra deve riscoprire la necessità del radicamento territoriale; deve realizzare azioni politiche che, prendendo spunto dalle questioni più elementari dei quartieri di Siracusa, traccino il proprio progetto di Città, per tempo e senza esitazioni.
Solo così potremo creare un rapporto sano tra i siracusani e la politica, riportare le locali competizioni elettorali all’interno della dialettica politica, svolgere seriamente il ruolo di opposizione all’amministrazione Bufardeci, per tornare al governo della Città.
In quest’ottica, i Comunisti italiani di Siracusa svolgeranno pienamente la loro parte, con l’entusiasmo e il rigore che li contraddistingue.

l'intervento del segretario cittadino di siracusa del partito dei comunisti italiani