il giudizio degli elettori

  di roberto de benedictis  

 

Il centrosinistra ha perso in tutti e tre i comuni della nostra provincia in cui si è votato ma accomunare Siracusa, Lentini e Portopalo in un’unica analisi sarebbe semplicistico e sbagliato. Nel capoluogo, costruendo un patrimonio di speranze e di adesioni ad un progetto di cambiamento che non dovremo disperdere, si è sfiorato il ballottaggio portando quasi la metà degli elettori a votare contro un sindaco uscente molto forte e popolare, scientifico nello sfruttamento del suo ruolo e sostenuto da un centrodestra compatto. A Lentini, dove il centrodestra si presentava diviso ed era reduce dal suo stesso fallimento, avendo addirittura sfiduciato il proprio sindaco dopo un solo anno di amministrazione, e dove più che mai l’elettorato chiedeva a tutti discontinuità con il passato, si è andati ancora più lacerati al primo turno e si è perduto in maniera netta al ballottaggio. Dinamiche assai differenti, come si vede, inserite per di più in contesti storici e sociali molto diversi fra loro. Tuttavia, nello stesso momento in cui il centrosinistra vince nella maggioranza delle competizioni elettorali del paese, la sua sconfitta generalizzata nel siracusano impone alcune considerazioni a partire dai punti in comune.
Primo fra tutti, la divisione del centrosinistra. A ballottaggi appena conclusi, l’on. Castagnetti, leader della Margherita, affermava soddisfatto: “Quando il centrosinistra si presenta unito non c’è partita, vinciamo sempre”. Complimenti. Ma se ovunque avete fatto in modo di unirvi per vincere, ed infatti avete vinto, on. Castagnetti, perché proprio qui avete fatto l’esatto contrario, ed infatti abbiamo perso? Abbiamo sbagliato noi, qui a Siracusa, ma i vertici nazionali e regionali dell’Ulivo potevano certamente fare di più e di meglio, invece di fare spallucce, come semplicemente hanno fatto. In questo modo ci è mancato non soltanto il “valore aggiunto” che l’unità ovunque ha portato, ma soprattutto abbiamo pagato caro i mesi di polemiche e di discordie nei quali le divisioni sono maturate, giacché durante quei mesi si è in parte delegittimato l’intero centrosinistra e si sono indebolite tutte le sue candidature.
Secondo. A Lentini come a Siracusa, sono gli stessi i protagonisti che nei partiti del centrosinistra hanno determinato il quadro politico con cui si è andati al voto, gli stessi i metodi e talune alleanze “strategiche”, decise da pochissimi e diventate causa o pretesto delle divisioni. Nessuna resa dei conti, ma sfuggire nei partiti ad una serena, profonda autocritica, non cambiare nulla e sopravvivere identici a se stessi anche dopo tutto questo, sarebbe il peggiore degli errori.
Infine, una questione “morale” tutta siracusana. Bufardeci ha vinto e la questione è chiusa. C’è però una cosa che, senza la minima intenzione di voler mettere in discussione il voto, mi preoccupa assai di più del suo esito finale. Accettare senza riserve il responso delle urne, come facciamo e ribadiamo categoricamente, non ci risparmia infatti il dovere di parlare con franchezza di quello che tutti abbiamo visto e sentito diire. Decine di cantieri fra manutenzioni stradali e interventi vari, precarie ma appariscenti piantumazioni di fiori in un arcipelago di aiuole sparse per la città, marciapiedi e bitumazioni in quantità mai viste prima, tali da far passare come principianti quelli della prima repubblica: cose negate ai cittadini durante i primi quattro anni e poi realizzate nelle ultime settimane a ridosso del voto (milioni di euro, per intenderci). Improvvise esplosioni di filantropia. Il teatro greco usato per passerelle fuoriprogramma. Giornalisti che non riuscivano a trattenere il proprio entusiasmo per l’amministrazione uscente, in piena campagna elettorale. Sono solo pochi esempi che riprendiamo da una più lunga e inquietante serie di eventi denunciati dal settimanale locale “I Fatti”. Difficile pensare che tutto questo non abbia influenzato in qualche modo il giudizio degli elettori.
Il problema, non elettorale ma civile, è dunque: quale candidato, dopo quello che è accaduto stavolta, si potrà sottrarre alla prossima occasione dal fare altrettanto per vincere? Tanto più se a tutti sembra normale e se si ottengono così buoni frutti!
A noi tutto questo appare invece riprovevole e moralmente indegno. Se crediamo nella politica, se intendiamo praticarla come strumento di promozione umana, la prima cosa da fare è difenderne la dignità, anche e sporatutto nelle campagne elettorali, non rimanendo indifferenti a tutto questo e contribuendo, se possibile, a fare chiarezza.

tra errori, divisioni e questione morale