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Il centrosinistra ha perso in tutti
e tre i comuni della nostra provincia in cui si è votato ma accomunare
Siracusa, Lentini e Portopalo in un’unica analisi sarebbe semplicistico
e sbagliato. Nel capoluogo, costruendo un patrimonio di speranze e di
adesioni ad un progetto di cambiamento che non dovremo disperdere, si è sfiorato
il ballottaggio portando quasi la metà degli elettori a votare
contro un sindaco uscente molto forte e popolare, scientifico nello sfruttamento
del suo ruolo e sostenuto da un centrodestra compatto. A Lentini, dove
il centrodestra si presentava diviso ed era reduce dal suo stesso fallimento,
avendo addirittura sfiduciato il proprio sindaco dopo un solo anno di
amministrazione, e dove più che mai l’elettorato chiedeva
a tutti discontinuità con il passato, si è andati ancora
più lacerati al primo turno e si è perduto in maniera netta
al ballottaggio. Dinamiche assai differenti, come si vede, inserite per
di più in contesti storici e sociali molto diversi fra loro. Tuttavia,
nello stesso momento in cui il centrosinistra vince nella maggioranza
delle competizioni elettorali del paese, la sua sconfitta generalizzata
nel siracusano impone alcune considerazioni a partire dai punti in comune.
Primo fra tutti, la divisione del centrosinistra. A ballottaggi appena
conclusi, l’on. Castagnetti, leader della Margherita, affermava soddisfatto: “Quando
il centrosinistra si presenta unito non c’è partita, vinciamo
sempre”. Complimenti. Ma se ovunque avete fatto in modo di unirvi
per vincere, ed infatti avete vinto, on. Castagnetti, perché proprio
qui avete fatto l’esatto contrario, ed infatti abbiamo perso? Abbiamo
sbagliato noi, qui a Siracusa, ma i vertici nazionali e regionali dell’Ulivo
potevano certamente fare di più e di meglio, invece di fare spallucce,
come semplicemente hanno fatto. In questo modo ci è mancato non
soltanto il “valore aggiunto” che l’unità ovunque
ha portato, ma soprattutto abbiamo pagato caro i mesi di polemiche e di
discordie nei quali le divisioni sono maturate, giacché durante
quei mesi si è in parte delegittimato l’intero centrosinistra
e si sono indebolite tutte le sue candidature.
Secondo. A Lentini come a Siracusa, sono gli stessi i protagonisti che
nei partiti del centrosinistra hanno determinato il quadro politico con
cui si è andati al voto, gli stessi i metodi e talune alleanze “strategiche”,
decise da pochissimi e diventate causa o pretesto delle divisioni. Nessuna
resa dei conti, ma sfuggire nei partiti ad una serena, profonda autocritica,
non cambiare nulla e sopravvivere identici a se stessi anche dopo tutto
questo, sarebbe il peggiore degli errori.
Infine, una questione “morale” tutta siracusana. Bufardeci
ha vinto e la questione è chiusa. C’è però una
cosa che, senza la minima intenzione di voler mettere in discussione il
voto, mi preoccupa assai di più del suo esito finale. Accettare
senza riserve il responso delle urne, come facciamo e ribadiamo categoricamente,
non ci risparmia infatti il dovere di parlare con franchezza di quello
che tutti abbiamo visto e sentito diire. Decine di cantieri fra manutenzioni
stradali e interventi vari, precarie ma appariscenti piantumazioni di fiori
in un arcipelago di aiuole sparse per la città, marciapiedi e bitumazioni
in quantità mai viste prima, tali da far passare come principianti
quelli della prima repubblica: cose negate ai cittadini durante i primi
quattro anni e poi realizzate nelle ultime settimane a ridosso del voto
(milioni di euro, per intenderci). Improvvise esplosioni di filantropia.
Il teatro greco usato per passerelle fuoriprogramma. Giornalisti che non
riuscivano a trattenere il proprio entusiasmo per l’amministrazione
uscente, in piena campagna elettorale. Sono solo pochi esempi che riprendiamo
da una più lunga e inquietante serie di eventi denunciati dal settimanale
locale “I Fatti”. Difficile pensare che tutto questo non abbia
influenzato in qualche modo il giudizio degli elettori.
Il problema, non elettorale ma civile, è dunque: quale candidato,
dopo quello che è accaduto stavolta, si potrà sottrarre alla
prossima occasione dal fare altrettanto per vincere? Tanto più se
a tutti sembra normale e se si ottengono così buoni frutti!
A noi tutto questo appare invece riprovevole e moralmente indegno. Se crediamo
nella politica, se intendiamo praticarla come strumento di promozione umana,
la prima cosa da fare è difenderne la dignità, anche e sporatutto
nelle campagne elettorali, non rimanendo indifferenti a tutto questo e
contribuendo, se possibile, a fare chiarezza.
tra
errori, divisioni e questione morale |
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