energia del terzo millennio

  di giorgio cattaneo  

 

Case calde d'inverno e fresche d'estate senza caldaie né condizionatori. Il
trucco? Tecnologie di armonia, e un co-generatore in cantina. Guerra agli
sprechi per abbattere costi e inquinamento: dalla diagnosi energetica
domestica alla salvezza dell'Amazzonia. In palio, milioni di posti di lavoro. Veri.
Una rivoluzione, restando comodamente a casa. Possibile? Certo, ma dipende dalla casa: in una «casa passiva», che non ha bisogno di impianti di riscaldamento, la rivoluzione costa appena il 10 per cento in più di un’abitazione tradizionale: in Germania ce ne sono ormai 4.000, e crescono in modo esplosivo le ordinazioni. Sono case iper-coibentate, che utilizzano semplici scambiatori di calore. Alloggi caldi d’inverno e sempre freschi d’estate, grazie a tecniche già adottate dagli antichi romani, sperimentate dagli arabi, collaudate dagli assiro-babilonesi. Il vantaggio? Alla fine la «casa passiva» costa meno, perché fa risparmiare energia. E in più non avvelena l’atmosfera.
Ma dalla «casa passiva», che abbatte le emissioni di anidride carbonica, si può addirittura passare alla «casa attiva», che produce energia come una piccola centrale autonoma, a basso costo e impatto zero. Come? Con pochi strumenti semplici: il davanzale-polmone che filtra il caldo e il freddo scambiando la temperatura interna con quella esterna a seconda della stagione, il lavandino termodinamico che rimette in circolo il calore dell’acqua calda corrente, e soprattutto il gioiello nascosto in cantina, il Totem, co-generatore domestico che consuma pochissimo, non inquina, illumina e riscalda. Insomma: taglio netto ai costi di riscaldamento, e addio bollette dell’Enel. Ultimo ritrovato tecnologico? Macché: è stato brevettato in Italia nel 1973, all’epoca della prima grande crisi energetico-petrolifera innescata dalla guerra del Kippur.
Da allora il Totem è rimasto nel cassetto, temutissimo dai controllori delle grandi reti: la sua adozione di massa renderebbe energeticamente autonome milioni di famiglie. Ad inventarlo fu un ingegnere torinese, Mario Palazzetti (Centro Ricerche Fiat), fondatore del Cure, comitato per l’uso razionale dell’energia, insieme al fisico Tullio Regge e al filosofo ecologista Maurizio Pallante, scrittore e poeta, autore di saggi scomodi, fulminei e straordinari come quest’ultimo, “Un futuro senza luce?”, pagine 167, 10 euro, appena pubblicato dagli Editori Riuniti.
La tesi di Pallante spiazza per semplicità: consumare meno per vivere meglio e senza rinunciare a nulla. Dispersione, questo è il problema: consumiamo troppa energia perché è enorme il suo spreco. Impegnarsi a ridurre la dispersione, convertendo case e impianti, dà risultati immediati e sicuri, apre colossali prospettive imprenditoriali e occupazionali, e costa meno della rincorsa alle fonti alternative rinnovabili, i pannelli fotovoltaici o peggio ancora il miraggio dell’idrogeno, che diventa davvero conveniente solo è prodotto con il nucleare.
Quella proposta da Pallante è una rivoluzione culturale, che comincia dalla “diagnosi energetica” della propria abitazione e può arrivare molto lontano, fino alla salvezza dell’Amazzonia. La ricetta è semplice: coniugare etica e scienza. «Le tecnologie ci sono», annota Beppe Grillo nella prefazione del libro, «ma devono essere conosciute, diffuse e al limite imposte per legge: di questo dovrebbe occuparsi la politica», che fino a ieri ha bloccato la diffusione dei co-generatori. Rivoluzione a portata di mano, politica permettendo. Insieme a Palazzetti e al climatologo Mercalli, Pallante ha ora firmato un appello a tutti i partiti: questa ecologia significa economia, aria pulita e posti di lavoro. Stavolta la politica ascolterà?

una rivoluzione fai da te