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Case calde d'inverno e fresche d'estate
senza caldaie né condizionatori. Il
trucco? Tecnologie di armonia, e un co-generatore in cantina. Guerra agli
sprechi per abbattere costi e inquinamento: dalla diagnosi energetica
domestica alla salvezza dell'Amazzonia. In palio, milioni di posti di lavoro.
Veri.
Una rivoluzione, restando comodamente a casa. Possibile? Certo, ma dipende
dalla casa: in una «casa passiva», che non ha bisogno di impianti
di riscaldamento, la rivoluzione costa appena il 10 per cento in più di
un’abitazione tradizionale: in Germania ce ne sono ormai 4.000, e
crescono in modo esplosivo le ordinazioni. Sono case iper-coibentate, che
utilizzano semplici scambiatori di calore. Alloggi caldi d’inverno
e sempre freschi d’estate, grazie a tecniche già adottate
dagli antichi romani, sperimentate dagli arabi, collaudate dagli assiro-babilonesi.
Il vantaggio? Alla fine la «casa passiva» costa meno, perché fa
risparmiare energia. E in più non avvelena l’atmosfera.
Ma dalla «casa passiva», che abbatte le emissioni di anidride
carbonica, si può addirittura passare alla «casa attiva»,
che produce energia come una piccola centrale autonoma, a basso costo e
impatto zero. Come? Con pochi strumenti semplici: il davanzale-polmone
che filtra il caldo e il freddo scambiando la temperatura interna con quella
esterna a seconda della stagione, il lavandino termodinamico che rimette
in circolo il calore dell’acqua calda corrente, e soprattutto il
gioiello nascosto in cantina, il Totem, co-generatore domestico che consuma
pochissimo, non inquina, illumina e riscalda. Insomma: taglio netto ai
costi di riscaldamento, e addio bollette dell’Enel. Ultimo ritrovato
tecnologico? Macché: è stato brevettato in Italia nel 1973,
all’epoca della prima grande crisi energetico-petrolifera innescata
dalla guerra del Kippur.
Da allora il Totem è rimasto nel cassetto, temutissimo dai controllori
delle grandi reti: la sua adozione di massa renderebbe energeticamente
autonome milioni di famiglie. Ad inventarlo fu un ingegnere torinese, Mario
Palazzetti (Centro Ricerche Fiat), fondatore del Cure, comitato per l’uso
razionale dell’energia, insieme al fisico Tullio Regge e al filosofo
ecologista Maurizio Pallante, scrittore e poeta, autore di saggi scomodi,
fulminei e straordinari come quest’ultimo, “Un futuro senza
luce?”, pagine 167, 10 euro, appena pubblicato dagli Editori Riuniti.
La tesi di Pallante spiazza per semplicità: consumare meno per vivere
meglio e senza rinunciare a nulla. Dispersione, questo è il problema:
consumiamo troppa energia perché è enorme il suo spreco.
Impegnarsi a ridurre la dispersione, convertendo case e impianti, dà risultati
immediati e sicuri, apre colossali prospettive imprenditoriali e occupazionali,
e costa meno della rincorsa alle fonti alternative rinnovabili, i pannelli
fotovoltaici o peggio ancora il miraggio dell’idrogeno, che diventa
davvero conveniente solo è prodotto con il nucleare.
Quella proposta da Pallante è una rivoluzione culturale, che comincia
dalla “diagnosi energetica” della propria abitazione e può arrivare
molto lontano, fino alla salvezza dell’Amazzonia. La ricetta è semplice:
coniugare etica e scienza. «Le tecnologie ci sono», annota
Beppe Grillo nella prefazione del libro, «ma devono essere conosciute,
diffuse e al limite imposte per legge: di questo dovrebbe occuparsi la
politica», che fino a ieri ha bloccato la diffusione dei co-generatori.
Rivoluzione a portata di mano, politica permettendo. Insieme a Palazzetti
e al climatologo Mercalli, Pallante ha ora firmato un appello a tutti i
partiti: questa ecologia significa economia, aria pulita e posti di lavoro.
Stavolta la politica ascolterà?
una
rivoluzione fai da te |
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