a pensarci bene

  di francesco ortisi  

 

La vicenda dei tre italiani tenuti in ostaggio dai terroristi iracheni si è felicemente conclusa con la loro liberazione; del quarto, assassinato, il cadavere martoriato ha fatto rientro a casa, per essere consegnato alla disperazione dei suoi cari: non è barbarie moderna, è barbarie e basta, senza tempo e senza aggettivi.
Conclusa così la vicenda, rimane però ancora aperta una questione a cui non mi pare si sia data risposta; anche perché a dire il vero è nel frattempo scomparsa pure la domanda; affiorata qua e là nei primi giorni del sequestro, è del tutto sparita dai servizi e dai commenti giornalistici sulla carta stampata e sulle televisioni. La questione suonava più o meno così :
" Ma questi nostri compatrioti, in Iraq, che ci stavano a fare?"
A cercare lavoro, si dice.
Lavoro???
E così, oppresso dal dramma della disoccupazione e desideroso di porre fine al mio stato di indigenza, non sapendo cosa fare di meglio, preparo "armi" (ma forse le virgolette andrebbero tolte) e bagagli e me ne parto per il primo posto che mi capita sotto tiro (e anche qui facciamo a meno delle virgolette) e toh, guarda caso, ecco che il mio ditino lanciato alla cieca sulla carta geografica punta dritto sull'Iraq. E non mi faccio certo intimorire dalle scaramucce che lì accadono, perché per guadagnare qualcosa bisogna pur rischiare del proprio.
A pensarci bene, è proprio un peccato che in Iraq non sia ancora entrata in vigore la Bossi-Fini, si eviterebbero così anche lì soggiorni di lavoratori stranieri non ingaggiati con regolare contratto a termine, e si avrebbe modo di provvedere, dopo una breve sosta in un accogliente Centro Profughi, ad un loro rapido e definitivo rimpatrio. Sani e salvi.