energia solidale

  di mimmo fontana e enzo parisi  

 

Nell’ottobre del 2003, all’indomani del blackout del 28 settembre, Legambiente inviava una lettera aperta al Presidente Cuffaro, all’Assessore all’Industria Marina Noè e a tutti i gruppi parlamentari regionali e nazionali per segnalare le nefaste conseguenze che la dissennata politica energetica nazionale produceva in Sicilia, sia sul piano ambientale che su quello economico.
Si ricordava che in una regione che sovraproduce energia elettrica sono inaccettabili i provvedimenti del governo nazionale che, di fatto, sottraggono poteri al governo locale e consentono che persino nelle aree siciliane ad elevato rischio di crisi ambientale le centrali termoelettriche possono derogare ai limiti delle emissioni.
Ci si chiedeva se davvero il governatore della Sicilia partecipasse alle riunioni del consiglio dei Ministri e chi, a questo punto, tutela la salute delle popolazioni delle aree a rischio siciliane.
Dichiaravamo che ritenevamo fondamentale e qualificante che il Piano Energetico Regionale - che in quei giorni si diceva sarebbe stato pronto nel gennaio del 2004 - fosse sottoposto all’esame delle parti sociali e delle associazioni ambientaliste.
Oggi, sette mesi dopo, del Piano Energetico Regionale non si hanno più notizie, né il Presidente della Regione, né l’Assessore all’Industria o l’Assessore all’Ambiente pensano opportuno far sapere ai siciliani che cosa bolle in pentola.
Tanti bei convegni per parlare di energie rinnovabili, eolico, fotovoltaico e idrogeno ma il Piano non c’è e neppure si è creduto valesse la pena di confrontarsi con le parti sociali e le associazioni ambientaliste.
Nel frattempo le centrali termoelettriche di cui gli esponenti del governo negavano esistessero i progetti escono fuori, una alla volta, alla chetichella.
A smentire le dichiarazioni tranquillizzanti del governo e le promesse che mai e poi mai in Sicilia sarebbe arrivato il carbone e l’orimulsion, ecco invece spuntare: una centrale a carbone da 320 megawatt a Catania, una a turbogas da 360 megawatt a Chiaramonte Gulfi, una ad orimulsion da 440 megawatt a Termini Imerese. Aggiungiamoci anche gli inceneritori che, contro la volontà dei cittadini, si vogliono fare a Bellolampo, Casteltermini, Paternò e Augusta ed avremo altri 180 MW.
Quante altre centrali ed inceneritori ci sono nel sacco dei regali del governo Cuffaro? Abbiamo l’impressione che quanto prima ne usciranno fuori altre, prima cioè che entri in vigore nel luglio di quest’anno la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) voluta dall’Unione Europea e che renderebbe quasi impossibile il rilascio di un giudizio ambientale favorevole. Questo forse spiega la fretta e la caparbietà con cui il governo regionale sta andando avanti sulla strada degli inceneritori nonostante la fortissima opposizione delle comunità locali e dei Sindaci. Non sarebbe invece un segnale di civiltà, di moralità e di rispetto per la collettività rimandare tutto a dopo l’entrata in vigore della Valutazione Ambientale Strategica?
Legambiente insiste a chiedere con fermezza che venga fatto un serio ed efficace Piano Energetico Regionale. Senza questo strumento, e senza una credibile politica industriale ed ambientale, si lascia mano libera ad iniziative che hanno un impatto dirompente sulla salute delle persone, sull’ambiente e sulle tasche dei cittadini.
Nella fortissima manifestazione popolare tenutasi recentemente ad Augusta contro gli inceneritori e per chiedere l’annullamento del Piano Rifiuti, tra gli altri striscioni ne campeggiava uno con la scritta “Ne abbiamo pieni i polmoni” che sintetizza bene lo stato d’animo dei siciliani. Il governo regionale, che pretende di essere vicino ai cittadini, dovrebbe domandarsi a cosa servono altri 1300 megawatt “sporchi”, chi ha dato il via libera ad una tale proliferazione di centrali ed inceneritori, quali interessi si stanno privilegiando, quanto costerà ai siciliani respirare tanto fumo e se non sia invece il caso di risanare quei polmoni.

legambiente chiede un serio ed efficace piano energetico regionale