cambia la città

  di roberto de benedictis  

 

Il voto del 12 e 13 giugno, inutile nasconderlo, ha uno straordinario peso politico. Dell'Italia di Berlusconi in Europa non ci è piaciuto nulla e meno che mai l'atteggiamento usato nei confronti degli americani e della guerra in Iraq. Una guerra accettata per subalternità a Bush e malcelato distacco dall'Unione Europea, sbagliata nelle ragioni e nefasta nelle conseguenze. Tocca a noi, anche con il prossimo voto, affermare il credo nella pace che non è solo non belligeranza ma costruzione di giustizia sociale e garanzia dei diritti elementari per tutti i popoli e che questo non si è dimostrato essere nella cultura del centrodestra. Allo stesso modo, la modernizzazione e la crescita che nei suoi slogan il Polo prometteva al paese sono stati smentiti nella realtà quotidiana, a cominciare dal nostro capoluogo, Siracusa, dove il sindaco di Forza Italia ha mostrato una perfetta assonanza di metodi e cultura politica con il suo ispiratore Berlusconi. Mancanza di progettualità, rafforzamento del potere attraverso l'uso dell'istituzione e l'estromissione dei non affiliati, culto dell'apparenza a discapito di ogni sostanza, stesso eloquio torrenziale e sempre autocelebrativo, stessa apparente bonomia, stessi sorrisi. Per non parlare dei racconti o della "comunicazione", se preferite, in perfetto stile Forza Italia, con cui si tenta di accreditare l'idea di una amministrazione che abbia lavorato ma che, per dimostrare di esistere ha dovuto ricorrere, negli ultimi quattro mesi, al più consumato dei metodi della vecchia politica: strade asfaltate per ogni dove, marciapiedi anche inutili, distese di alberi e fiori destinati a morire, promesse e favori in quantità e via dicendo. Decine di miliardi spesi all'ultimo minuto per la più spregiudicata, costosa (soldi dei cittadini, ovviamente) ed immorale campagna elettorale mai vista un questa città. Fondata su una sola convinzione: che i siracusani si possono comprare a buon prezzo. Convinzione che purtroppo sta loro venendo meno, dato il chiaro orientamento al voto che in questi giorni attraversa la città e che alimenta il nervosismo del sindaco uscente e del centrodestra tutto. Perché la nostra presenza ha scompaginato molte presunte certezze. Perché il nostro programma di governo attrae e convince. E perché Bufardeci ha già capito che non vincerà al primo turno e che, poi, il resto verrà da sè.

il 12 e 13 giugno alle urne