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Giorno 1 Febbraio 2004 il Gruppo
Missionario della Parrocchia di Santa Lucia di Augusta ha ricevuto dal
Vescovo di Siracusa, Mons. Giuseppe Costanzo, il mandato per la missione
a Bafatà, in Guinea Bissau, che si è svolta nelle prime
due settimane di febbraio.
Tra i componenti del Gruppo vi era anche mio zio, Dott. Salvo Parisi, con
il quale ho parlato a lungo di questa esperienza straordinaria, apprendendo
molte cose interessanti, che prima ignoravo, su di un mondo completamente
diverso dal mio. E’ già la seconda volta che mio zio parte
per l’Africa e ricordo il suo entusiasmo al ritorno del suo primo
viaggio, nell’agosto del 2002; lo trovai molto cambiato ed ebbi la
sensazione che ci fosse stato in lui un cambiamento interiore. Adesso lo
trovo ancora più consapevole dell’importanza del suo viaggio
e, quando gli chiedo il perché di questa decisione così importante,
mi risponde che principalmente è stato spinto dal desiderio di conoscere
e di capire in che modo si possa essere utili agli altri, ma anche la voglia
di aiutare gli Africani a non rassegnarsi e a lottare per le cose importanti.
Quando è arrivato insieme al Gruppo Missionario a Bafatà ha
subito cercato di aiutare la popolazione, stupendosi della serenità con
la quale gli abitanti affrontano la vita. Infatti, nonostante vivano in
condizioni terribili, nei loro occhi si legge una grande dignità e
gli adulti, ma soprattutto i bambini, si accostano agli altri con una fiducia
indescrivibile, sono molto aperti ed hanno sempre un sorriso per tutti.
In questo modo li hanno sempre fatti sentire a loro agio ed il gruppo pastorale
di Augusta è riuscito a fare amicizia anche con gli abitanti dei
paesi vicini a Bafatà.
Durante il loro soggiorno hanno fatto molte cose, tra cui la ristrutturazione
di una chiesa e l’inaugurazione di una casa per donne gravide a rischio.
Infatti, in Africa c’è una grande mortalità per parto
perché, dal momento che le donne partoriscono nei villaggi, se qualcosa
dovesse andare male, non si ha il tempo di arrivare in ospedale, anche
per la scarsa efficienza dei mezzi di trasporto. Con la costruzione di
questa casa di accoglienza le cose sono migliorate e le donne a rischio
vengono ricoverate durante l’ultimo mese di gravidanza.
La mia intervista è continuata in un clima di grande emozione e,
quando ho chiesto quali fossero le cose che lo avevano colpito maggiormente,
la sua mente è ritornata indietro a quei giorni e mi ha risposto
che sicuramente le cose che si porta nel cuore sono moltissime. Prima di
tutto è rimasto colpito dai rapporti umani che sono riusciti ad
instaurare in pochi giorni, dal loro modo di credere in Dio, dai loro grandi
bisogni sopportati con molta dignità, dalle tantissime donne che
entrano ed escono dalla città portando in testa pesanti recipienti
e dai ”trasporti collettivi”, cioè macchine, furgoni
e camion che, oltre alle mercanzie, trasportano tantissime persone. Inoltre,
nel periodo della sua permanenza a Bafatà, si teneva la riunione
del Consiglio di Amministrazione della fondazione Giovanni Paolo II e c’erano
i vescovi che lo hanno colpito per la serenità, la disponibilità ed
il loro modo di porsi e di agire. Sicuramente l’esperienza più drammatica
che ha vissuto è stata la visita all’ospedale, che versa in
condizioni disastrose; infatti, è privo di energia elettrica, di
acqua, di disinfettanti e di servizi igienici e sembra impossibile che
un essere umano possa essere curato in una struttura così precaria.
Credo che le emozioni provate da mio zio durante questa missione a Bafatà siano
state veramente tante ed indescrivibili e penso che tutti dovremmo, come
lui, fermarci un attimo dal nostro frenetico ritmo di vita per ripensare
ai veri valori, come: l’amore per il prossimo, l’amicizia e
la solidarietà nei confronti dei fratelli meno fortunati di noi.
sara,
quindici anni, racconta il viaggio dello zio medico nella missione
di bafatà in
guinea |
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