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L’uomo è stato creato
per l’immortalità e questo dono di vita eterna egli porta
sempre dentro di sé con un desiderio così profondo, che
nessuno e nulla riesce ad affievolire nel suo cuore. Questa coscienza è presente,
anche se un po’ adombrata, pure nell’Antico testamento, ma
si va man mano schiarendo, fino a cancellare ogni dubbio: “Dopo
che saremo morti, il re del mondo ci risusciterà a vita nuova
ed eterna” (2 Mac 7,9).
Pur cosciente di averla perduta per il peccato dei progenitori, l’uomo
sa che Dio non l’ha del tutto abbandonato, perché gli ha promesso
il riscatto con l’invio del proprio Figlio, Gesù, il Salvatore
degli uomini.
“
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero … ma essi sono nella
pace … e sperano in una vita piena di immortalità” (Sap3,
1-4).
“
Io Signore, ho agito con giustizia e vedrò il tuo volto: al mio
risveglio mi sazierò della Tua presenza” (Sal 17,15). Ma la
rivelazione ancora più esaltante della immortalità dello
spirito è quella della resurrezione del corpo, che ci assimila al
Cristo. Cristo, Figlio di Dio incarnato, Uomo come noi, non solo ci ha
fatti partecipi della Sua risurrezione, ma ci ha assimilati a Sé,
ci ha incorporati al Suo Corpo, ci ha accolti nella Famiglia divina. Quindi
ci ha anticipati i tempi escatologici, perché “chi crede nel
Figlio di Dio, ha la vita eterna” (Gv 3,36;6,47); ”chi ascolta
la mia parola e crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna” (Gv
6,54).
Il peccato di Adamo ci aveva trasferito provvisoriamente la vita eterna,
ma Cristo ce l’ha restituita con la Sua incarnazione e la nostra
incorporazione in Lui. E siccome in Cristo c’è il dinamismo
della vita divina, ogni uomo non può essere in Cristo un tralcio
morto legato alla vite: questa simbiosi comporta anche il dinamismo della
vita umana che, perciò, deve vivificare e ravvivare ogni ambiente
umano, ovunque l’uomo si trovi a lavorare, esercitando il suo mestiere
o la sua professione, ad ogni livello, direttivo o esecutivo.
A nessuno è permesso di stare a guardare, perché la società è una
struttura organica, nella quale ogni parte ha la sua funzione vitale, che
condiziona il benessere o il malessere di tutto l’organismo. Tutta
l’umanità è coinvolta nell’amore di Cristo, che è amore
salvifico, finalizzato alla salvezza di tutti, nessuno escluso.
Perciò dobbiamo impegnarci a lottare contro le forze del male, con
Cristo, che ci ha arruolati tutti a seguirLo per il trionfo del bene e
per la giustizia, specialmente verso le classi più disagiate, che
si dibattono nel perenne problema della sopravvivenza, in un mondo egoista,
che, alla globalizzazione degli interessi privati. Se la risurrezione offerta
da Cristo è un dono per tutti, un diritto di tutti deve essere poter
godere dei beni che Dio ha creato per tutti, ma che, invece, solo i pochi
vogliono accaparrarsi. Se la Risurrezione è il trionfo della vita
sulla morte, è anche il trionfo del bene sul male, dell’amore
sull’egoismo, della comunione sull’individualismo. Infine,
se la Risurrezione ci introduce in Paradiso, questo Paradiso, prima di
essere celeste, esige una esperienza di comunione terrestre, che sia la “pedana
di lancio”, preliminarmente insostituibile, “conditio sine
qua non”, per l’ingresso nella Gerusalemme celeste.
risurrezione
di Cristo, divinizzazione e resurrezione dell’uomo |
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