floridia, ovvero la sdramatizzazione
del conflitto ideologico

  di antonio rudilosso  

 

Ma esiste davvero un “caso-Floridia”? O siamo in presenza di uno scandaloso esercizio di buonsenso?
Candidandomi a sindaco e vincendo le elezioni ho assunto un impegno con i Floridiani e non certo con chi ha contribuito alla mia elezione per poi, senza alcun motivo plausibile, decidere di aprire una crisi, uscire dalla maggioranza e tentare di rendere ingovernabile la città. È quello che hanno fatto i consiglieri e gli assessori di Primavera Floridiana-La Margherita.
La mia candidatura nasce tra soggetti politici pesantemente diversi (D.S, Primavera floridiana, La Margherita di Ortisi, L’Aquilone) e si sviluppa successivamente come occasione per sdrammatizzare il conflitto ideologico che attanaglia la dicotomia destra-sinistra. Questo intento si è in parte realizzato allorquando, tra il primo e il secondo turno abbiamo accettato di allearci con Uniti per Floridia, cioè con un gruppo di centro che appoggiava uno dei miei antagonisti. Da dire che quell’accordo è stato voluto da tutti, primi fra tutti proprio da Primavera Floridiana-La Margherita. Tutto ciò lo hanno compreso anche i due consiglieri indipendenti che hanno deciso di appoggiare questa amministrazione e che pertanto incarnano il secondo momento in cui si è realizzato quel tentativo di pacificazione ideologica che perseguo insieme al partito dei DS, all’Aquilone, a Uniti per Floridia.
Il successo di tale operazione riviene anche dalla sostanziale sintonia sulla analisi del passato più recente, un passato che ha consegnato a Floridia un difetto di democrazia di inusitata gravità: molti ricorderanno che i consiglieri di Primavera Floridiana, nella trascorsa legislatura, si astennero sul loro stesso bilancio pur di far decadere l’intero Consiglio comunale, facendo venir meno l’essenziale dialettica tra Amministratore e Consigliere. Tutto questo lo sapevo anche prima e ciò nonostante ho accettato di lavorare con questi personaggi. Oggi me ne pento amaramente, anche se fortunatamente sono bastati poco più di sei mesi per farci prendere strade diverse, che non si incontreranno mai più. Perduta la maggioranza in Consiglio ho fatto una proposta scandalosa: per evitare il ripetersi di questa “sospensione di democrazia” ho chiesto a TUTTE le altre forze politiche di partecipare a un vero e proprio progetto di pacificazione generale: ai partiti, ai gruppi e ai singoli consiglieri disposti a costruire un percorso in grado di ristabilire le regole della democrazia ho chiesto di assumersi una parte di responsabilità morale. Scrive Tiziano Terzani che mai come ora è indispensabile che la politica torni ad essere anche morale. È un assunto questo che non so se sia di destra o di sinistra. So che ad esso mi sono sempre ispirato e ho chiesto a chiunque lo condivida di accompagnarmi in questa esperienza amministrativa. Scandaloso è stato l’averlo chiesto sia ai partiti di centro-sinistra che di centro-destra!
Accettare il mio invito non ha voluto dire abiurare o mortificare le proprie scelte: qui è in gioco il futuro di una città di 21.000 abitanti, un futuro che 12000 elettori ci hanno messo in mano, a cui abbiamo il dovere di dare risposte. Ho proposto di cominciare a riflettere attorno a un progetto che abbia come riferimento esclusivo la piena governabilità di Floridia, col concorso interno ed esterno di tutte quelle forze politiche che mi riconoscono, mi sia consentito, la statura morale per guidare questo esperimento.
Ciò che ho immaginato è un governo a cui partecipino, nelle forme e nei modi che si definiscono strada facendo, tutti i soggetti politici disposti a seguirmi partendo da atti amministrativi concreti, intesi come sintesi della capacità progettuale di un amministratore e della funzione di controllo e propositiva a cui è chiamato ogni consigliere.
La partita che la storia ci chiede di giocare ha come posta l’interesse della città e non certo quello dei rispettivi partiti. Ad essa prendo parte avendo dinanzi due possibilità: abbarbicarmi alla originaria forma di una maggioranza che non è più tale e fondamentalisticamente rifiutare qualsiasi appoggio in grado di consegnare a Floridia un governo di maggioranza o chiedere di partecipare al mio progetto politico a tutti i soggetti che condividono l’analisi testè sviluppata. E dopo aver chiesto ad ogni partito di accompagnarmi, ho fatto appello alla libertà individuale di ciascuno dei venti singoli consiglieri, riferendomi quindi a un livello di coscienza sicuramente superiore a quello che ci fa aderire alla disciplina del gruppo di appartenenza, garantendo il più assoluto rispetto delle singole prerogative e portando come prova della mia coerenza la rilevabile indisponibilità a violare i patti sottoscritti. Per tale atto di coerenza ho accettato di perdere i cinque consiglieri di Primavera floridiana-La Margherita, ma oggi sono in grado di continuare a guardarmi allo specchio.
Non ho chiesto a nessuno di mortificare i propri ideali, così come nessuno può pensare che all'interno delle forze che appoggiano questa amministrazione vi sia qualcuno disposto a cospargersi il capo di cenere o a dirsi disposto a modificare una sola virgola delle proprie appartenenze ideologiche. A tale emergenza ho proposto di reagire con un progetto che tenga conto delle istanze di tutte le forze politiche che mi riconoscono la capacità di governare questo snodo. Il denominatore comune a cui ci siamo conformati non è il solito accordo di potere bensì il riconoscimento che nessuno ci da il diritto di relegare Floridia in una situazione di precarietà amministrativa, di bloccare il processo di crescita della nostra città con una sterile terapia di veti incrociati.
È la città stessa che ci ha chiesto di prendere una decisione e se abbiamo ben compreso il ruolo che la democrazia ci ha assegnato, dico che non esiste alcun schema ideologico, alcun interesse di gruppo in grado di giustificare l'indisponibilità a partecipare a questa grande, forse unica occasione di pubblica pacificazione. Dopo gli anni del fascismo, tutte le forze politiche democratiche si sono messe attorno a un tavolo e la democrazia in Italia è stata ricostruita con l'apporto di tutti i soggetti politici, indipendentemente che fossero di destra, di centro o di sinistra. Con le dovute proporzioni, ritengo che stiamo attraversando un momento storico che ci impone di leggere in quella fase certe analogie.
Abbiamo l'obbligo di cicatrizzare una frattura, anzi, più fratture che si sono consumate nel tessuto democratico di Floridia. Non possiamo immolare questo dovere sull'altare di intransigenti posizionamenti di parte pur restando uomini di parte.
Io sono un uomo di sinistra anzi, vorrei esserlo ben di più ma purtroppo sono anche un borghese egoista e occidentale, nel senso peggiore del termine. Per contro ho un'idea della politica ben precisa, intesa come missione di servizio, in cui devo assolvere al mandato popolare dando tutto ciò che ho e nulla chiedendo in cambio.
In quanto tale, ho chiesto a ciascun consigliere di farmi portare a termine il mio compito e di completare il proprio insieme a me. Alla fine del nostro mandato sarà la città a giudicarci e non certo le nostre rispettive segreterie di partito a cui siamo già in grado di spiegare che sostenere questa amministrazione è un atto di rispetto verso coloro che ci hanno votato e ai quali dobbiamo restituire in cambio progettualità, opere pubbliche, progresso economico.
In caso di insuccesso saremo soli con le persone che si incontreranno per strada e a cui dovremo spiegare perché non siamo riusciti a produrre sviluppo, opere concrete, strade pulite, acquedotti funzionanti, cultura.
A chi ci chiederà spiegazioni non potremo rispondere che non abbiamo fatto tutto questo perché c'era una giunta ideologicamente incompatibile. Chi ci starà di fronte, forse, non replicherà, ma l'immagine che gli passerà dinanzi agli occhi sarà una sola: eccolo qui, penserà, ancora una volta, un nuovo fallimento della politica.
Io non saprò mai se riparare il collettore fognario sia un fatto di destra o di sinistra. Non saprò mai se l'aver ridato a Floridia la discarica sia da progressisti o conservatori, il Centro servizi della zona artigianale non capisco se è un'opera laica o ispirata ai valori del cattolicesimo, abbiamo stabilizzato 51 lavoratori precari: ma so che tutto ciò è stato fatto da questa amministrazione e ne vado fiero. Ed è stato fatto con i voti dei DS, di Forza Italia, dell'Aquilone, degli Indipendenti, di Uniti per Floridia.
Sto esercitando il mio mandato in un contesto partecipativo, in cui la contrapposizione tra governo e opposizione (quella degna di tale nome) è un valore aggiunto e non un freno all'azione amministrativa. In virtù di ciò e in coerenza con i comportamenti tenuti sin dall'inizio, continuo a coinvolgere ogni singolo consigliere nelle decisioni nodali, convinto che contributi possono derivare da chiunque adempia ai propri obblighi con spirito di servizio. La virtuosità a cui sistematicamente riferisco ogni gesto di governo pretende la dialettica tra i partiti in grado di interpretare la politica come strumento e non come fine. I consiglieri disposti a far prevalere i bisogni dei cittadini su quelli dei partiti hanno il dovere di garantire governabilità, di non farsi prevaricare dalla disciplina di gruppo, pur mantenendo i propri posizionamenti ideologici.
Ma la più potente arma a cui ricorro per mantenere serenamente in mano la barra di questa barca è un micidiale miscuglio di distaccato verismo e di rassegnazione trappista: più che dalla volontà popolare qualsiasi sindaco dipende dai partiti che lo appoggiano e che per i motivi più vari possono scaricarlo in qualsiasi momento.
A tale ipotesi penso ogni giorno con il più sardonico dei sorrisi…

l'intervento del sindaco di floridia