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Ma esiste davvero un “caso-Floridia”?
O siamo in presenza di uno scandaloso esercizio di buonsenso?
Candidandomi a sindaco e vincendo le elezioni ho assunto un impegno con
i Floridiani e non certo con chi ha contribuito alla mia elezione per poi,
senza alcun motivo plausibile, decidere di aprire una crisi, uscire dalla
maggioranza e tentare di rendere ingovernabile la città. È quello
che hanno fatto i consiglieri e gli assessori di Primavera Floridiana-La
Margherita.
La mia candidatura nasce tra soggetti politici pesantemente diversi (D.S,
Primavera floridiana, La Margherita di Ortisi, L’Aquilone) e si sviluppa
successivamente come occasione per sdrammatizzare il conflitto ideologico
che attanaglia la dicotomia destra-sinistra. Questo intento si è in
parte realizzato allorquando, tra il primo e il secondo turno abbiamo accettato
di allearci con Uniti per Floridia, cioè con un gruppo di centro
che appoggiava uno dei miei antagonisti. Da dire che quell’accordo è stato
voluto da tutti, primi fra tutti proprio da Primavera Floridiana-La Margherita.
Tutto ciò lo hanno compreso anche i due consiglieri indipendenti
che hanno deciso di appoggiare questa amministrazione e che pertanto incarnano
il secondo momento in cui si è realizzato quel tentativo di pacificazione
ideologica che perseguo insieme al partito dei DS, all’Aquilone,
a Uniti per Floridia.
Il successo di tale operazione riviene anche dalla sostanziale sintonia
sulla analisi del passato più recente, un passato che ha consegnato
a Floridia un difetto di democrazia di inusitata gravità: molti
ricorderanno che i consiglieri di Primavera Floridiana, nella trascorsa
legislatura, si astennero sul loro stesso bilancio pur di far decadere
l’intero Consiglio comunale, facendo venir meno l’essenziale
dialettica tra Amministratore e Consigliere. Tutto questo lo sapevo anche
prima e ciò nonostante ho accettato di lavorare con questi personaggi.
Oggi me ne pento amaramente, anche se fortunatamente sono bastati poco
più di sei mesi per farci prendere strade diverse, che non si incontreranno
mai più. Perduta la maggioranza in Consiglio ho fatto una proposta
scandalosa: per evitare il ripetersi di questa “sospensione di democrazia” ho
chiesto a TUTTE le altre forze politiche di partecipare a un vero e proprio
progetto di pacificazione generale: ai partiti, ai gruppi e ai singoli
consiglieri disposti a costruire un percorso in grado di ristabilire le
regole della democrazia ho chiesto di assumersi una parte di responsabilità morale.
Scrive Tiziano Terzani che mai come ora è indispensabile che la
politica torni ad essere anche morale. È un assunto questo che non
so se sia di destra o di sinistra. So che ad esso mi sono sempre ispirato
e ho chiesto a chiunque lo condivida di accompagnarmi in questa esperienza
amministrativa. Scandaloso è stato l’averlo chiesto sia ai
partiti di centro-sinistra che di centro-destra!
Accettare il mio invito non ha voluto dire abiurare o mortificare le proprie
scelte: qui è in gioco il futuro di una città di 21.000 abitanti,
un futuro che 12000 elettori ci hanno messo in mano, a cui abbiamo il dovere
di dare risposte. Ho proposto di cominciare a riflettere attorno a un progetto
che abbia come riferimento esclusivo la piena governabilità di Floridia,
col concorso interno ed esterno di tutte quelle forze politiche che mi
riconoscono, mi sia consentito, la statura morale per guidare questo esperimento.
Ciò che ho immaginato è un governo a cui partecipino, nelle
forme e nei modi che si definiscono strada facendo, tutti i soggetti politici
disposti a seguirmi partendo da atti amministrativi concreti, intesi come
sintesi della capacità progettuale di un amministratore e della
funzione di controllo e propositiva a cui è chiamato ogni consigliere.
La partita che la storia ci chiede di giocare ha come posta l’interesse
della città e non certo quello dei rispettivi partiti. Ad essa prendo
parte avendo dinanzi due possibilità: abbarbicarmi alla originaria
forma di una maggioranza che non è più tale e fondamentalisticamente
rifiutare qualsiasi appoggio in grado di consegnare a Floridia un governo
di maggioranza o chiedere di partecipare al mio progetto politico a tutti
i soggetti che condividono l’analisi testè sviluppata. E dopo
aver chiesto ad ogni partito di accompagnarmi, ho fatto appello alla libertà individuale
di ciascuno dei venti singoli consiglieri, riferendomi quindi a un livello
di coscienza sicuramente superiore a quello che ci fa aderire alla disciplina
del gruppo di appartenenza, garantendo il più assoluto rispetto
delle singole prerogative e portando come prova della mia coerenza la rilevabile
indisponibilità a violare i patti sottoscritti. Per tale atto di
coerenza ho accettato di perdere i cinque consiglieri di Primavera floridiana-La
Margherita, ma oggi sono in grado di continuare a guardarmi allo specchio.
Non ho chiesto a nessuno di mortificare i propri ideali, così come
nessuno può pensare che all'interno delle forze che appoggiano questa
amministrazione vi sia qualcuno disposto a cospargersi il capo di cenere
o a dirsi disposto a modificare una sola virgola delle proprie appartenenze
ideologiche. A tale emergenza ho proposto di reagire con un progetto che
tenga conto delle istanze di tutte le forze politiche che mi riconoscono
la capacità di governare questo snodo. Il denominatore comune a
cui ci siamo conformati non è il solito accordo di potere bensì il
riconoscimento che nessuno ci da il diritto di relegare Floridia in una
situazione di precarietà amministrativa, di bloccare il processo
di crescita della nostra città con una sterile terapia di veti incrociati.
È
la città stessa che ci ha chiesto di prendere una decisione e se
abbiamo ben compreso il ruolo che la democrazia ci ha assegnato, dico che
non esiste alcun schema ideologico, alcun interesse di gruppo in grado
di giustificare l'indisponibilità a partecipare a questa grande,
forse unica occasione di pubblica pacificazione. Dopo gli anni del fascismo,
tutte le forze politiche democratiche si sono messe attorno a un tavolo
e la democrazia in Italia è stata ricostruita con l'apporto di tutti
i soggetti politici, indipendentemente che fossero di destra, di centro
o di sinistra. Con le dovute proporzioni, ritengo che stiamo attraversando
un momento storico che ci impone di leggere in quella fase certe analogie.
Abbiamo l'obbligo di cicatrizzare una frattura, anzi, più fratture
che si sono consumate nel tessuto democratico di Floridia. Non possiamo
immolare questo dovere sull'altare di intransigenti posizionamenti di parte
pur restando uomini di parte.
Io sono un uomo di sinistra anzi, vorrei esserlo ben di più ma purtroppo
sono anche un borghese egoista e occidentale, nel senso peggiore del termine.
Per contro ho un'idea della politica ben precisa, intesa come missione
di servizio, in cui devo assolvere al mandato popolare dando tutto ciò che
ho e nulla chiedendo in cambio.
In quanto tale, ho chiesto a ciascun consigliere di farmi portare a termine
il mio compito e di completare il proprio insieme a me. Alla fine del nostro
mandato sarà la città a giudicarci e non certo le nostre
rispettive segreterie di partito a cui siamo già in grado di spiegare
che sostenere questa amministrazione è un atto di rispetto verso
coloro che ci hanno votato e ai quali dobbiamo restituire in cambio progettualità,
opere pubbliche, progresso economico.
In caso di insuccesso saremo soli con le persone che si incontreranno per
strada e a cui dovremo spiegare perché non siamo riusciti a produrre
sviluppo, opere concrete, strade pulite, acquedotti funzionanti, cultura.
A chi ci chiederà spiegazioni non potremo rispondere che non abbiamo
fatto tutto questo perché c'era una giunta ideologicamente incompatibile.
Chi ci starà di fronte, forse, non replicherà, ma l'immagine
che gli passerà dinanzi agli occhi sarà una sola: eccolo
qui, penserà, ancora una volta, un nuovo fallimento della politica.
Io non saprò mai se riparare il collettore fognario sia un fatto
di destra o di sinistra. Non saprò mai se l'aver ridato a Floridia
la discarica sia da progressisti o conservatori, il Centro servizi della
zona artigianale non capisco se è un'opera laica o ispirata ai valori
del cattolicesimo, abbiamo stabilizzato 51 lavoratori precari: ma so che
tutto ciò è stato fatto da questa amministrazione e ne vado
fiero. Ed è stato fatto con i voti dei DS, di Forza Italia, dell'Aquilone,
degli Indipendenti, di Uniti per Floridia.
Sto esercitando il mio mandato in un contesto partecipativo, in cui la
contrapposizione tra governo e opposizione (quella degna di tale nome) è un
valore aggiunto e non un freno all'azione amministrativa. In virtù di
ciò e in coerenza con i comportamenti tenuti sin dall'inizio, continuo
a coinvolgere ogni singolo consigliere nelle decisioni nodali, convinto
che contributi possono derivare da chiunque adempia ai propri obblighi
con spirito di servizio. La virtuosità a cui sistematicamente riferisco
ogni gesto di governo pretende la dialettica tra i partiti in grado di
interpretare la politica come strumento e non come fine. I consiglieri
disposti a far prevalere i bisogni dei cittadini su quelli dei partiti
hanno il dovere di garantire governabilità, di non farsi prevaricare
dalla disciplina di gruppo, pur mantenendo i propri posizionamenti ideologici.
Ma la più potente arma a cui ricorro per mantenere serenamente in
mano la barra di questa barca è un micidiale miscuglio di distaccato
verismo e di rassegnazione trappista: più che dalla volontà popolare
qualsiasi sindaco dipende dai partiti che lo appoggiano e che per i motivi
più vari possono scaricarlo in qualsiasi momento.
A tale ipotesi penso ogni giorno con il più sardonico dei sorrisi…
l'intervento
del sindaco di floridia |
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