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| di claudio fava | ||
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La questione morale è, in
Sicilia, come certi vangeli apocrifi: se ne conosce l’esistenza,
si evoca con sussiego e si teme in silenzio. Tanto, al momento delle
scelte non ci sarà né questione né morale ma solo
l’arte della privatissima sopravvivenza. Scrive il presidente del
consiglio provinciale di Agrigento Rino Lo Giudice: «Per motivi
personali e familiari comunico che momentaneamente non potrò presenziare
ai lavori consiliari». I motivi personali sono un avviso di garanzia
ricevuto per certe faccende legate all’ultima inchiesta sui rapporti
tra mafia e politica nella sua zona. I motivi familiari sono contenuti
nell’ordine di custodia cautelare che ha ricevuto l’onorevole
padre, l’assessore regionale Vincenzo “mangialasagna” Lo
Giudice, accusato nella stessa inchiesta di concorso in associazione
mafiosa. Una settimana fa, quando sono arrivati manette e avvisi, l’opposizione
chiese le dimissioni di Lo Giudice junior. Che ha risposto con un comunicato
di quattordici parole con cui notifica che “momentaneamente” non
sarà al suo posto. Né dimissioni né sospensione:
solo un impedimento tecnico. cosa insegna l'inchiesta di agrigento |