a pensarci bene

  di francesco ortisi  

 

Strade, piazze, chiese e monumenti, teatri, musei, stadi e palasport, metropolitane, stazioni ferroviarie, porti e aeroporti: sono 13.000 gli “obiettivi sensibili” posti sotto controllo dall’antiterrorismo, per consentire agli italiani di festeggiare cristianamente la loro Pasqua blindata. Abbiamo aperto le nostre coloratissime uova dissimulando a fatica il sottile timore di vederne esplodere la sorpresa, anche se il cioccolato proveniva dalla Svizzera neutrale. E abbiamo provato ad immaginare quanto caldo potrà essere un Ferragosto asserragliato, in cui ogni borsa frigorifero, distrattamente abbandonata sotto un ombrellone, farà accorrere sudaticce squadre d’artificieri. I più arditi fra loro proseguiranno la corsa sino al Natale barricadero prossimo venturo, nel quale saremo costretti ad ispezionare gli abeti, palla per palla. A pensarci bene, gli “obiettivi sensibili” in Italia, secondo i dati dell’ultimo censimento, sono ben 57.232.414 e non sarà facile garantirne l’incolumità. Ma il quadro non è tutto catastrofico. Ad essere equanimi, bisogna riconoscere che tra non molto l’economia ricomincerà a tirare. Basta dare un’occhiatina all’estero per accorgersene.
E’ il settore edilizio quello che promette meglio. C’hanno cominciato dalle parti di Gerusalemme erigendo un solido muro di 25 kilometri, che non vede l’ora di allungarsi per tutta la “ linea verde”(sic!),che di kilometri ne copre 600, a segnare il confine tra Israele e i territori palestinesi. Oltre Manica, per non essere da meno, hanno posto tutto intorno allo storico Parlamento Inglese una rassicurante barriera di cubi in cemento armato, presidiati giorno e notte da sorridenti bobbies, dispiaciuti soltanto di aver dovuto sostituire il loro tipico copricapo con un più adatto elmetto da combattimento. E dire che il millennio s’era chiuso con l’exploit del settore demolizioni, che aveva dato miglior prova di sé nella gelida Berlino, dove il pallido sole della perestrojka era riuscito per un momento a sciogliere quel muro di ghiaccio solidificatosi alle rigide temperature di una guerra fin troppo fredda; tanto fredda da far presto rimpiangere il calore di un coprifuoco.