|
|
Augusta è una città
i cui abitanti, i più numerosi della provincia Siracusa, dopo il
capoluogo, si dedicano con impegno, e non sempre a torto, a dirne tutto
il male possibile, in un rosario di lamentazioni che cominciano tutte
con 'ormai'.
Augusta sembra una città rassegnata al suo destino di ricca decaduta,
china a contemplare ciò che poteva essere e non è stato,
per gli errori di tanti.
Come una vecchia, contempla le sue pieghe e le sue piaghe, rassegnata
al suo destino di ricca decaduta, curva sul rimpianto del grande amore
della sua vita che poteva essere e non è mai stato, quello tra
la città e le sue risorse, le sue ricchezze.
Ma il 13 marzo è successo qualcosa di importante, la città
megarese ha ritrovato la sua gente. Oltre 5.000 augustani, finalmente
cittadini, hanno invaso le strade in corteo e poi la piazza Duomo, a testa
alta, per protestare contro il piano dei rifiuti della Regione Siciliana
che prevede la realizzazione proprio ad Augusta, di uno dei quattro termovalorizzatori.
Una manifestazione organizzata dal comitato cittadino nato dal contributo
di tante associazioni, partiti politici, parrocchie, studenti, singole
persone.
E' scesa in piazza, finalmente anche qui, nell'immobile e brontolona città
della rassegnazione, quell'opinione pubblica che è ormai la seconda
potenza mondiale.
Per le strade colorate da un assaggio di primavera, ha sfilato la voglia
di riscatto di un territorio che pretende un modello di sviluppo compatibile
con il diritto alla vita e alla salute, e che rifiuta di essere la pattumiera
dello sviluppo economico.
Tra i tanti cartelli e striscioni ne campeggiava uno con la scritta "ne
abbiamo pieni i polmoni", su un cartello che arrivava come un pugno
nello stomaco, si leggeva "mio padre è morto di cancro due
anni fa, e il tuo?", altri inneggiavano al diritto di vivere una
vita naturale, tutti dicevano basta a un modello industriale che mortifica
le popolazioni che vivono nel territorio.
C'era il Sindaco di Augusta, assieme a quello di Melilli, tutti e due
con indosso la fascia tricolore, a sostenere una vertenza che non è
della città ma dell'intera provincia.
C'erano l'Amministrazione Comunale e il Consiglio Comunale, praticamente
al completo, c'erano tanti consiglieri provinciali, di ogni partito, a
dimostrare che la vicenda è ormai ben oltre le divisioni politiche,
c'erano i parlamentari, ma solo quelli del centrosinistra.
C'erano anche molti di quelli che nella prima fase della vertenza erano
stati titubanti, tiepidi, in qualche caso addirittura favorevoli al termovalorizzatore.
Il grande successo politico della manifestazione, il primo rilevante risultato,
è stato proprio aver spostato la politica sulle posizioni della
città.
In questo i cittadini di Augusta, finalmente popolo, hanno esercitato
il diritto dovere, fondamentale in ogni democrazia, di orientare e incalzare
la politica, piuttosto che subirla.
Perché la politica, da sola, non basta. Neanche la migliore politica
possibile.
Perché la città ha bisogno della sua gente. E ora che Augusta
e gli augustani si sono ritrovati, non possono assolutamente perdersi
di vista, perché la battaglia è ancora lunga e difficile.
E poi ci saranno altre vicende da presidiare, perché così
va la democrazia, così vive un paese civile.
augusta
in piazza contro il termovalorizzatore
«Il mortale inquinamento
del territorio di Priolo, per cui migliaia di esseri umani sono stati
condannati a vivere, otto, dieci anni di meno di quanto non potrebbero
se vivessero altrove»
(Giuseppe Fava 1993)
|
|