un giorno di primavera

  di michele accolla  

 

Augusta è una città i cui abitanti, i più numerosi della provincia Siracusa, dopo il capoluogo, si dedicano con impegno, e non sempre a torto, a dirne tutto il male possibile, in un rosario di lamentazioni che cominciano tutte con 'ormai'.
Augusta sembra una città rassegnata al suo destino di ricca decaduta, china a contemplare ciò che poteva essere e non è stato, per gli errori di tanti.
Come una vecchia, contempla le sue pieghe e le sue piaghe, rassegnata al suo destino di ricca decaduta, curva sul rimpianto del grande amore della sua vita che poteva essere e non è mai stato, quello tra la città e le sue risorse, le sue ricchezze.
Ma il 13 marzo è successo qualcosa di importante, la città megarese ha ritrovato la sua gente. Oltre 5.000 augustani, finalmente cittadini, hanno invaso le strade in corteo e poi la piazza Duomo, a testa alta, per protestare contro il piano dei rifiuti della Regione Siciliana che prevede la realizzazione proprio ad Augusta, di uno dei quattro termovalorizzatori.
Una manifestazione organizzata dal comitato cittadino nato dal contributo di tante associazioni, partiti politici, parrocchie, studenti, singole persone.
E' scesa in piazza, finalmente anche qui, nell'immobile e brontolona città della rassegnazione, quell'opinione pubblica che è ormai la seconda potenza mondiale.
Per le strade colorate da un assaggio di primavera, ha sfilato la voglia di riscatto di un territorio che pretende un modello di sviluppo compatibile con il diritto alla vita e alla salute, e che rifiuta di essere la pattumiera dello sviluppo economico.
Tra i tanti cartelli e striscioni ne campeggiava uno con la scritta "ne abbiamo pieni i polmoni", su un cartello che arrivava come un pugno nello stomaco, si leggeva "mio padre è morto di cancro due anni fa, e il tuo?", altri inneggiavano al diritto di vivere una vita naturale, tutti dicevano basta a un modello industriale che mortifica le popolazioni che vivono nel territorio.
C'era il Sindaco di Augusta, assieme a quello di Melilli, tutti e due con indosso la fascia tricolore, a sostenere una vertenza che non è della città ma dell'intera provincia.
C'erano l'Amministrazione Comunale e il Consiglio Comunale, praticamente al completo, c'erano tanti consiglieri provinciali, di ogni partito, a dimostrare che la vicenda è ormai ben oltre le divisioni politiche, c'erano i parlamentari, ma solo quelli del centrosinistra.
C'erano anche molti di quelli che nella prima fase della vertenza erano stati titubanti, tiepidi, in qualche caso addirittura favorevoli al termovalorizzatore.
Il grande successo politico della manifestazione, il primo rilevante risultato, è stato proprio aver spostato la politica sulle posizioni della città.
In questo i cittadini di Augusta, finalmente popolo, hanno esercitato il diritto dovere, fondamentale in ogni democrazia, di orientare e incalzare la politica, piuttosto che subirla.
Perché la politica, da sola, non basta. Neanche la migliore politica possibile.
Perché la città ha bisogno della sua gente. E ora che Augusta e gli augustani si sono ritrovati, non possono assolutamente perdersi di vista, perché la battaglia è ancora lunga e difficile.
E poi ci saranno altre vicende da presidiare, perché così va la democrazia, così vive un paese civile.

augusta in piazza contro il termovalorizzatore

«Il mortale inquinamento del territorio di Priolo, per cui migliaia di esseri umani sono stati condannati a vivere, otto, dieci anni di meno di quanto non potrebbero se vivessero altrove»
(Giuseppe Fava 1993)