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Uno degli effetti negativi di questa
legge sulla procreazione, appena approvata, sarà quello di continuare
a considerare il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza come
momento di prevenzione di patologie gravi a trasmissione ereditaria, mi
riferisco, in particolar modo alle malattie genetiche o a quelle cromosomiche.
È evidente che la non applicabilità delle tecniche di fecondazione
medicalmente assistita ai soggetti fertili, così come previsto
dalla nuova legge, anche se tali soggetti risultano a rischio per quelle
malattie, impone a queste coppie, nel caso il feto risultasse ammalato,
il ricorso all'aborto terapeutico.
L'alternativa è mettere al mondo un bambino malato!
Le patologie genetiche rappresentano la principale causa di morbilità
e mortalità nell'infanzia e sono in continuo aumento. Esse sono
causa di vere e proprie tragedie familiari e hanno ripercussioni sociali
ed economiche imponenti. I bambini affetti da patologie genetiche debbono
essere sottoposti a lunghe e costose terapie che si prolungano a volte
fino all'età adulta. Poiché queste terapie non sono risolutive,
giacché non riescono a guarire la patologia di fondo, la migliore
arma a disposizione contro questi eventi morbosi è la prevenzione
e ad essa affidano gran parte delle loro speranze di avere un figlio sano
le coppie appunto a rischio genetico.
Quali sono i metodi di prevenzione disponibili? In passato si ricorreva,
ad esempio, a quella cosiddetta “primaria” in cui si cercava
di evitare addirittura il matrimonio fra soggetti portatori. Un altro
metodo, definito di prevenzione secondaria, era quello in cui, celebrato
il matrimonio, si evitava che le coppie portatrici procreassero. In seguito,
con la messa a punto delle tecniche di diagnosi prenatale, è stato
utilizzato, come strumento improprio di prevenzione, l'aborto terapeutico.
Da qualche anno con la fecondazione assistita e con la diagnosi genetica
pre-impianto abbiamo invece un nuovo ed efficace strumento di prevenzione
che ci permette di evitare, come abbiamo detto, il ricorso alla sempre
odiosa interruzione di gravidanza.
Fra l'altro sono proprio le coppie sterili, quelle coppie alle quali è
rivolta questa legge, ad essere ad alto rischio di malattie genetiche
e quindi estremamente interessate alla diagnosi genetica pre-impianto.
È evidente invece che le norme approvate in Parlamento determinano,
di fatto, l'impossibilità di eseguire tale diagnosi.
La letteratura medica dimostra che la diagnosi pre-impianto debba essere
eseguita su un numero di embrioni ben superiore ai 3 previsti dalla legge
in esame per ogni ciclo di trattamento. Oggi è fondamentale avere
a disposizione un numero di embrioni ben superiore ai 3 per questo tipo
di diagnosi, gli studi internazionali parlano di almeno 8 o 9, perché
la fertilizzazione in vitro ha un successo in genere solo nel 70 % dei
casi.
Inoltre non tutti gli embrioni raggiungono lo stadio di 6-8 cellule, fase
necessaria per eseguire l'esame, e bisogna considerare ancora che dopo
la diagnosi pre-impianto il rischio che l'embrione in esame risulti malato
è altissimo: 1 su 4 nelle cosiddette malattie autosomiche recessive,
1 su 2 nelle malattie ereditarie di tipo autosomico dominante e legate
al cromosoma X.
A livello internazionale non ci sono limitazioni nel numero d'embrioni
da produrre. Si tende invece a ridurre il numero d'embrioni da trasferire
in utero e questo avviene con la crioconservazione dei rimanenti, ciò
al fine di evitare il più possibile le gravidanze multigemellari.
Veniamo ad un altro punto che fa di questa, una legge che gioco forza
depotenzia gli enormi effetti positivi della diagnosi pre-impianto: cioè
l'impossibilità di crioconservare gli embrioni. Nel mondo non ci
sono limitazioni per il congelamento degli embrioni, tranne che in Svizzera
e in Germania dove è permessa però la crioconservazione
allo stadio di zigote.
La diagnosi pre-impianto, quindi, non determinando danni al successivo
sviluppo embrionale, permette di evidenziare in tempi precocissimi eventuali
alterazioni genetiche dell'embrione stesso.
Permette a quei genitori con problemi di tare genetiche di poter avere
la gioia di crescere un figlio sano. Permette una vita normale ad una
famiglia nella quale l'esperienza di un figlio malato e parliamo di malattie
gravissime e spesso mortali, è un'esperienza drammatica che sconvolge
la famiglia stessa ed i suoi equilibri e che spesso ne mina l'integrità.
Non bisognava pensare agli interessi politici, alle logiche di schieramento;
il momento della discussione in aula doveva essere quello in cui bisognava
dar retta solo alla propria coscienza, di pensare che grazie all'impegno
di parlamentari liberi, alla loro lungimiranza, si sarebbe potuto dare
a tanti una speranza in più.
la
polemica sulla nuova egge sulla procreazione assistita
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