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| di francesco ortisi | ||
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Maria è una mia amica. L’altro
giorno mi ha chiamato al telefono, pregandomi di accompagnarla dal medico.
Non si tratta di una visita qualunque. Niente di grave, beninteso. Detta
così, sembrerebbe una di quelle circostanze in cui l’ambulatorio
sembra trasformarsi in un’aula di tribunale e la diagnosi in un
verdetto. Ma per fortuna non è questo il caso. Si trattava più
semplicemente di una visita da un medico legale. Quattro anni fa, infatti,
Maria è stata coinvolta in un incidente stradale. Procedeva regolarmente
(dice lei) in groppa al suo motorino, quando una macchina sbucando all’improvviso
da una traversa l’ha messa sotto. Risultato: trauma cranico, lussazione
alla spalla sinistra ed escoriazioni varie; guaribile in 30 giorni. Ma
la storia non è finita lì. Sulla dinamica dell’incidente
le opinioni erano discordi e si è finiti così in tribunale
(quello vero). Il giudice, per verificare i danni fisici subìti
da Maria ha dunque disposto un ulteriore accertamento medico. Arriviamo
in ambulatorio all’ora fissata per l’appuntamento. Trascorsi
i canonici 40 minuti di attesa, siamo ammessi alla presenza del dottore.
Ci accoglie con un sorriso e dopo aver messo a sedere Maria su una sedia,
passa a palparle il collo e la nuca: |