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Una alternativa alle discariche,
nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) è la termodistruzione
che ne riduce volume e peso portandoli rispettivamente al 10 e al 30 %
circa dei valori iniziali.Il Presidente della Regione Siciliana, in qualità
di Commissario Delegato per l’Emergenza rifiuti, con ordinanza 333
del 2.5.03 ha deliberato la costruzione di quattro megainceneritori ad
Augusta (SR), Bellolampo (PA), Casteltermini (AG) e Paternò (CT),
dove tutti i comuni siciliani dovranno far confluire la totalità
dei rifiuti urbani.
La termodistruzione (o termovalorizzazione) può essere realizzata
mediante l'incenerimento o la pirolisi o il plasma o la gassificazione.
L'incenerimento è realizzato con forni a griglia o a letto fluido,
dotati di camere di post combustione per ridurre la formazione e l'emissione
dei temuti clorurati organici.
La pirolisi è un processo termochimico di conversione che trasforma
a 450 - 900 °C, in assenza di ossigeno, i RSU in combustibili solidi,
liquidi e gassosi. Il processo essendo di tipo endotermico necessita di
apporti di calore dall'esterno. Il processo al plasma, è un processo
termochimico che produce ceneri vetrificate e non provoca inquinamento
atmosferico, ma per l’eccessivo costo energetico di gestione non
è adatto ai RSU.
La gassificazione è un processo di ossidazione parziale che, alle
alte temperature a cui opera, distrugge i RSU e porta alla formazione
di gas combustibili.
Dei quattro sistemi di smaltimento elencati, la pirolisi è stata
poco impiegata per i bassi rendimenti complessivi. Gli inceneritori, anche
quelli dell’ultima generazione, sono tuttora considerati i maggiori
responsabili dell’inquinamento ambientale (aria, acqua e suolo)
in quanto fonti principali di emissione di composti organo-clorurati,
fra i quali le temutissime diossine, riconosciute a livello internazionale
cancerogene per l’uomo e responsabili di numerose patologie umane.
Quando si parla di inceneritori la gente giustamente pensa subito a Seveso,
alle policlorodibenzodiossine (PCDD) e ai policlorodibenzofurani (PCDF)
e mostra diffidenza verso il sistema di trattamento.
Il sistema di smaltimento che viene più facilmente accettato dalle
popolazioni interessate è la gassificazione. Trattasi di un processo
termochimico endotermico; esso avviene in difetto di ossigeno e, utilizzando
il calore sviluppato dalla combustione di una frazione della carica, si
autosostiene e diventa quindi autotermico permettendo di convertire il
resto dei RSU in una miscela gassosa combustibile costituita principalmente
da idrogeno e monossido di carbonio (H2 e CO). Si produce così
un gas, detto "gas di sintesi" o syngas, in cui è trasferita
buona parte del potere calorifico del combustibile di partenza. I prodotti
di gassificazione trovano applicazione come gas di città, gas per
l'industria chimica e per produzione di energia elettrica. Con l'uso del
processo di gassificazione si ottiene una migliore trasformazione energetica
della materia di partenza e risulta inoltre facilitato il trasporto e
la purificazione dei gas rimuovendone particolato, composti solforati
ed azotati.
I RSU da avviare alla gassificazione, per una effettiva valorizzazione,
dovrebbero essere selezionati a monte mediante raccolta differenziata,
come previsto dal decreto Ronchi e, in Sicilia, dal Piano per l’Emergenza
Rifiuti adottato con il decreto Commissariale 25.7.2000, n. 150 il quale
prevede che il 50% dei rifiuti prodotti nell’Isola sia destinato
alla valorizzazione mediante la raccolta differenziata e l’altro
50% alla produzione di CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti). La frazione
umida della raccolta differenziata, con elevato tenore di sostanza organica,
viene avviata agli impianti di compostaggio, processo biologico aerobico
finalizzato alla produzione di compost, un ammendante destinato all'agricoltura,
mentre il CDR alimenta la gassificazione. La gassificazione avviene a
1.200-1.500°C in un reattore alimentato da CDR in pezzetti o in polvere.
Al posto dell’aria come comburente è usato ossigeno puro
per limitare le dimensioni dell'impianto e la formazione di NOx. Il gas
di sintesi è inviato prima alla turbina a gas e successivamente
alimenta le caldaie a vapore per produrre energia elettrica.
I vantaggi principali di un impianto di gassificazione sono rappresentati
dal modesto ingombro e dal bassissimo impatto ambientale che esso produce.
La formazione e l'emissione di sostanze organoclorurate non possono aver
luogo in quanto il syngas è generato in un’atmosfera riducente
in cui è impossibile la formazione di diossine per mancanza dell'ossigeno
necessario alla loro sintesi.
Un esempio dell'applicabilità della gassificazione dei RSU viene
dalla cittadina di Lahti, in Finlandia, dove è stata realizzata,
ed è tuttora in esercizio, un’unità di gassificazione
di RSU il cui syngas prodotto è utilizzato nella centrale termoelettrica
di Kymijarvi di Lathi che prima funzionava a carbone e i cui risultati
ottenuti sono stati molto soddisfacenti. Detta unità di gassificazione,
entrata in esercizio nel 1998, fa parte del progetto incluso nel programma
europeo Thermie, tendente a dimostrare la fattibilità della gassificazione
di RSU e l'utilizzo diretto del syngas prodotto in caldaie esistenti.
Visto che la Regione Siciliana ha deliberato la realizzazione di quattro
termovalorizzatori nel suo territorio, sarebbe auspicabile che nella scelta
della tecnica di smaltimento dei RSU si privilegiasse la migliore tecnologia
esistente che s’identifica, a parere di chi scrive, nella gassificazione;
questa tecnica, infatti, è capace di valorizzare materia ed energia,
e di migliorare le condizioni ambientali generali del territorio riducendo
la consistenza delle discariche.
il
docente di chimica industriale dell'iniversità di catania spiega
i rischi della termovalorizzazione
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