cooperare: trasformare

  di stefano formenti  

 

L'UNDP (Programma di sviluppo delle Nazioni Unite) ha promosso, negli ultimi dodici anni, numerosi Programmi di cooperazione allo sviluppo umano in America Latina, in Africa e nei Balcani, coinvolgendo i paesi industrializzati, tra cui l'Italia e gli enti territoriali italiani (Regioni, Province e Comuni). Attualmente sono impegnati i questi programmi 14 Regioni, 35 Province, 1 Provincia Autonoma, 5 Comunità Montane e 130 Comuni italiani.
L'UNDP ha ora presentato a Firenze, in un convegno organizzato il 23 e 24 gennaio scorsi dalla Regione Toscana, un nuovo Programma di cooperazione allo sviluppo socio-economico locale nel Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia) che si chiama GOLD - Governance and Local Development - il cui scopo è di costruire partenariati internazionali per lo sviluppo locale tra territori italiani e dei paesi dell'Africa settentrionale. Il Programma GOLD, che la Provincia di Siracusa si è impegnata a sostenere, prevede quattro assi tematici lungo i quali costruire il partenariato con il Maghreb, e cioè: 1. Sviluppo economico locale; 2. Governance ed estensione del sistema del welfare; 3. Interscambio e promozione culturale.
A differenza della definizione di "cooperazione decentrata", che si riferiva ad una devoluzione di competenze, in materia di aiuto pubblico allo sviluppo, dallo Stato centrale agli Enti territoriali, il partenariato internazionale indica che gli attori economici e sociali di due territori, l'uno nel Nord e l'altro nel Sud, coordinati dal loro Ente territoriale, si accordano, su un piano paritetico, per mettere in comune le loro risorse e per trasformare le condizioni economiche e sociali, migliorare l'interscambio con l'ambiente, diffondere la conoscenza, produrre cultura, estendere la partecipazione delle popolazioni alle decisioni che le riguardano. Parliamo allora di cooperazione in senso pieno, di un lavoro comune che le popolazioni e le loro istituzioni locali si impegnano a fare per valorizzare le loro differenze storiche e culturali, le loro vocazioni produttive, per sfruttare le opportunità offerte dalla globalizzazione con reciproco vantaggio. Le collettività del Nord e del Sud si incontrano per fare, per cambiare, per lavorare insieme. Per offrire possibilità di lavoro decente e di vita civile, sia nei loro paesi che nei nostri, a quanti fuggono dai mondi del Sud a causa della fame, delle malattie e della guerra, nella consapevolezza che la lotta per la pace e la dignità della vita e del lavoro è la stessa lotta, sulla riva Nord come sulla riva Sud del Mediterraneo.
Questo modello di cooperazione è assai lontano dalla logica assistenziale degli aiuti. Ciò che esso vuole è internazionalizzare lo sviluppo. E' anche lontano dalla logica clientelare degli interventi a pioggia, perché esso richiede che gli attori della cooperazione di ciascun territorio (piccole e medie imprese, cooperative sociali, associazioni, scuole, enti pubblici, servizi, università, centri di ricerca, sindacati, ong), coordinino ed integrino le loro attività di partenariato, facciano sistema per evitare le ripetizioni, le sovrapposizioni, gli sprechi. Per questo si parla di programma quadro, composto da un insieme organico di attività di cooperazione integrate a livello territoriale.
L'esperienza ha mostrato che questo tipo di intervento è tanto più sostenibile quanto più le popolazioni partecipano alla definizione dei progetti di lavoro, indicano le loro priorità, si confrontano operativamente con le istituzioni locali, costruiscono istanze stabili di democrazia partecipativa e diretta. Ha l'ambizione di sperimentare un nuovo modello di scambio tra i Nord e i Sud del Mondo: equo, solidale, paritetico.
I partenariati internazionali di sviluppo locale possono diventare la risposta in chiave solidale che le amministrazioni locali e le forze produttive e sociali locali danno alla logica neoliberista che ispira la globalizzazione dell'economia. Per esempio, la crisi possibile del modello Italia, fondato sulle piccole e piccolissime imprese, a cui allude il recente rapporto del CENSIS, non può essere superata, in assenza di una efficace politica di ricerca e innovazione tecnologica, recuperando competitività a danno dei lavoratori italiani e delle loro garanzie sindacali, nonché dei settori produttivi dei Paesi emergenti per evitare che diventino rovinosamente concorrenziali. Una linea coerentemente ispirata ad una politica di pace globale deve invece chiamare gli amministratori locali, le forze produttive e sociali locali a proporre ai Paesi terzi un modello di sviluppo non concorrenziale, ma complementare, reciprocamente vantaggioso e solidale, allo scopo di difendere e garantire i diritti delle popolazioni e non, come vuole la logica senza mediazioni del mercato, a discapito dei diritti umani nei Paesi terzi e dei diritti civili e sociali in Italia.
Il Programma GOLD è un programma multilaterale. Ciò significa che è promosso dalle Nazioni Unite e si rivolge ai governi nazionali e locali affinchè mobilitino risorse finanziarie ed umane per cooperare. Il coinvolgimento delle Nazioni Unite in una politica fattiva di pace e cooperazione rivaluta il ruolo di queste istituzioni troppo spesso supine alle politiche dell'Amministrazione americana o, peggio, del Pentagono. Le Nazioni Unite possono invece svolgere un ruolo di promozione della qualità della vita sociale, della democrazia, dei diritti e della pace se appoggiano concretamente quelle iniziative di cooperazione Nord-Sud che mirano a trasformare le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza della popolazione, ad accrescere il peso politico dei gruppi e degli strati sociali subordinati entro i confini nazionali e a dare loro voce a livello globale.
Con l'adesione della Provincia di Siracusa al GOLD-Maghreb comincia un esperimento, che coinvolgerà numerose altre Province, Regioni, Comuni, in Italia nell'arco del Mediterraneo, tra l'una e l'altra riva, una rete di collettività locali solidali che certo non cambierà il mondo - dopotutto, si fa solo cooperazione, e con poche risorse rispetto al fabbisogno - ma vuole sperimentare se e come un altro mondo è possibile.

una nuova proposta di cooperazione allo sviluppo