associazionismo (a volte) selvaggio

  di raffaella maugeri  

 

Sarà per sopperire alle mille carenze istituzionali che sono tante e diventano sempre di più, sarà che parallelamente cresce il livello di maturità del comune cittadino, fatto sta che fare volontariato è una scelta sempre più diffusa. Le associazioni di volontariato laico infatti si moltiplicano, si ramificano, si sovrappongono, creando un bacino sempre più vasto di questuanti presso gli enti locali che in teoria dovrebbero sostenerli tutti ma che in pratica non fanno e non possono fare. Il che si traduce in un grande esercizio di 'sgomito' perché a questo punto, la 'concorrenza' diventa inevitabile.
Stiamo dicendo che allora bisognerebbe ridurre il volontariato? Neanche per sogno: chi ha voglia di spendersi per gli altri deve avere tutto il diritto di farlo e anche di essere lodato se lo fa. E' pur vero, però, che nel momento in cui si chiedono contributi, gli enti erogatori dovrebbero verificare almeno poche cose fondamentali:
1° se l'associazione esiste davvero oppure è un'associazione fantasma (non stupitevi: ci sono associazioni formate soltanto dal o dalla presidente e questa straordinaria rivelazione ce l'ha fatta un paio d'anni fa un impiegato comunale!)
2° se l'associazione è in regola dal punto di vista legale (registrazione, codice fiscale, legittimità del direttivo ecc.)
3° se l'associazione eroga un concreto e adeguato servizio alla comunità e può documentarlo
4° se risponde agli standard della tipologia di appartenenza
E passiamo alla qualità del volontariato. Qui il discorso si fa più complesso perché controllare il lavoro di un'associazione di volontariato è un'impresa a dir poco ardua. Per cominciare va detto che occorrerebbe, per legge, una formazione specifica rispetto all'ambito in cui si presta volontariato perché il rischio è quello che l'utente ne riceva più male che bene. Ne sappiamo qualcosa noi del 'Centro antiviolenza Le Nereidi' che ogni tanto ci vediamo spuntare utenti che hanno pellegrinato attraverso una serie di associazioni e sono state ulteriormente danneggiate dall'incompetenza, l'imperizia e a volte da una scandalosa assenza di umanità e di sensibilità. Sembra impossibile ma è proprio così. Testimonianze del tipo: 'Sono stata trattata come un cane' oppure o anche 'Non mi hanno dato il benché minimo aiuto', oppure 'Sono un pugno di incapaci' non lasciano dubbi di sorta. Il che significa che sbagliare si può e tutti quanti a questo mondo abbiamo detrattori, ma le competenze tecniche o specialistiche non danno e non hanno mai dato garanzie di alcun genere. Dopotutto questo vale per qualsiasi prestazione pagata, figuriamoci quando è aggratis!
Gli insegnanti sono tutti bravi sol perché hanno il titolo scolastico? e gli avvocati? e i medici? e gli ingegneri? e i giornalisti? Ogni professione, grazie a dio, ha esponenti di cui vergognarsi.Una signora colpita dal mobbing, ci raccontava di aver fatto il giro d'Italia per consultare svariate associazioni specializzate proprio nel mobbing, e lasciandoci tutte a bocca aperta, ci diceva di aver trovato delle autentiche lobby nate a, sotterraneo, scopo di lucro. Altro che volontariato! Altro che sentimenti umanitari! Altro che ideali!
In definitiva, dunque, soltanto l'utente è la persona che meglio di chiunque altro può testimoniare se l'associazione di volontariato svolge concretamente ed efficacemente il lavoro che dichiara di svolgere. Ma gli enti locali non possono umanamente consultare gli utenti. E allora? Allora è un bel rebus. Tuttavia sarebbe auspicabile che si istituisse una sorta di registro delle associazioni ciascuna con le proprie caratteristiche dichiarate sotto la propria responsabilità. Possibilmente verificabili.