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Sarà per sopperire alle mille
carenze istituzionali che sono tante e diventano sempre di più,
sarà che parallelamente cresce il livello di maturità del
comune cittadino, fatto sta che fare volontariato è una scelta
sempre più diffusa. Le associazioni di volontariato laico infatti
si moltiplicano, si ramificano, si sovrappongono, creando un bacino sempre
più vasto di questuanti presso gli enti locali che in teoria dovrebbero
sostenerli tutti ma che in pratica non fanno e non possono fare. Il che
si traduce in un grande esercizio di 'sgomito' perché a questo
punto, la 'concorrenza' diventa inevitabile.
Stiamo dicendo che allora bisognerebbe ridurre il volontariato? Neanche
per sogno: chi ha voglia di spendersi per gli altri deve avere tutto il
diritto di farlo e anche di essere lodato se lo fa. E' pur vero, però,
che nel momento in cui si chiedono contributi, gli enti erogatori dovrebbero
verificare almeno poche cose fondamentali:
1° se l'associazione esiste davvero oppure è un'associazione
fantasma (non stupitevi: ci sono associazioni formate soltanto dal o dalla
presidente e questa straordinaria rivelazione ce l'ha fatta un paio d'anni
fa un impiegato comunale!)
2° se l'associazione è in regola dal punto di vista legale
(registrazione, codice fiscale, legittimità del direttivo ecc.)
3° se l'associazione eroga un concreto e adeguato servizio alla comunità
e può documentarlo
4° se risponde agli standard della tipologia di appartenenza
E passiamo alla qualità del volontariato. Qui il discorso si fa
più complesso perché controllare il lavoro di un'associazione
di volontariato è un'impresa a dir poco ardua. Per cominciare va
detto che occorrerebbe, per legge, una formazione specifica rispetto all'ambito
in cui si presta volontariato perché il rischio è quello
che l'utente ne riceva più male che bene. Ne sappiamo qualcosa
noi del 'Centro antiviolenza Le Nereidi' che ogni tanto ci vediamo spuntare
utenti che hanno pellegrinato attraverso una serie di associazioni e sono
state ulteriormente danneggiate dall'incompetenza, l'imperizia e a volte
da una scandalosa assenza di umanità e di sensibilità. Sembra
impossibile ma è proprio così. Testimonianze del tipo: 'Sono
stata trattata come un cane' oppure o anche 'Non mi hanno dato il benché
minimo aiuto', oppure 'Sono un pugno di incapaci' non lasciano dubbi di
sorta. Il che significa che sbagliare si può e tutti quanti a questo
mondo abbiamo detrattori, ma le competenze tecniche o specialistiche non
danno e non hanno mai dato garanzie di alcun genere. Dopotutto questo
vale per qualsiasi prestazione pagata, figuriamoci quando è aggratis!
Gli insegnanti sono tutti bravi sol perché hanno il titolo scolastico?
e gli avvocati? e i medici? e gli ingegneri? e i giornalisti? Ogni professione,
grazie a dio, ha esponenti di cui vergognarsi.Una signora colpita dal
mobbing, ci raccontava di aver fatto il giro d'Italia per consultare svariate
associazioni specializzate proprio nel mobbing, e lasciandoci tutte a
bocca aperta, ci diceva di aver trovato delle autentiche lobby nate a,
sotterraneo, scopo di lucro. Altro che volontariato! Altro che sentimenti
umanitari! Altro che ideali!
In definitiva, dunque, soltanto l'utente è la persona che meglio
di chiunque altro può testimoniare se l'associazione di volontariato
svolge concretamente ed efficacemente il lavoro che dichiara di svolgere.
Ma gli enti locali non possono umanamente consultare gli utenti. E allora?
Allora è un bel rebus. Tuttavia sarebbe auspicabile che si istituisse
una sorta di registro delle associazioni ciascuna con le proprie caratteristiche
dichiarate sotto la propria responsabilità. Possibilmente verificabili.
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