a pensarci bene

  di francesco ortisi  

 

Ieri a casa mia è venuto il signor Pietro. Il giorno prima gli avevo chiesto la cortesia di passare da me per spiegarmi una buona volta come si fa a potare le rose: qualcuno mi aveva avvertito che questo è il tempo giusto per farlo, ma io non sapevo da dove cominciare. Mi sono perciò rivolto a lui, al vecchio signor Pietro, che abita qui, a pochi passi da casa mia, e che di rose se ne intende. Eccolo là, allora, puntuale e sorridente, presentarsi alla mia porta. In venti minuti mi ha spiegato per filo e per segno cosa fare, quali forbici usare, a quale altezza recidere e via discorrendo. Gli ho offerto un caffè, l’ho ringraziato ed è andato via, sorridendomi. Poco dopo è arrivato Luigi. Ero passato da lui tre giorni prima, perché avevo bisogno di una piccola riparazione a quel benedetto tubo di scarico del lavabo, che non smette di gocciolare. Mi sono rivolto a lui, a Luigi dico, che ha il laboratorio a due passi da casa mia, sperando che potesse venire subito per quel lavoretto: niente da fare, subito manco a parlarne, ché di clienti in attesa ce n’erano già una dozzina; ma siccome casa mia è lì di fronte, due giorni di pazienza e risolviamo il problema. Eccolo lì, adesso, coi capelli arruffati e il broncio di chi va di fretta, alla porta di casa mia. In venti minuti ha fatto tutto; lo ringrazio e gli chiedo il conto: in tutto sono 40 euro: 20 euro per il pezzo che ha sostituito e altri 20 per la manodopera. Lo pago , mentre gli offro il caffè che ho preparato. Lui beve, mi saluta e va via.
Non so quando, ma sono certo che Luigi lo rivedrò ancora armeggiare in casa mia a riparare rubinetti e tubi (spero non quello del lavabo, almeno per un po’ ). Del signor Pietro, invece, io e le mie rose potremo anche fare a meno. A pensarci bene, era lui che dovevo pagare. Profumatamente.