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Zo è una "factory"
di programmazione e produzione culturale, in rete con analoghe strutture
internazionali e promuove la diffusione di forme artistiche e culturali
legate ai linguaggi e ai saperi del contemporaneo.
E' un grande spazio mutante che accoglie eventi multidisciplinari con
esigenze e caratteristiche di volta in volta differenti e con nuove modalità
di fruizione.
Finanziato con i fondi della Legge 236 per l¹imprenditorialità
giovanile (che incentiva il ripristino e la fruizione di beni culturali)
Zo è oramai considerato a livello nazionale un "progetto pilota"
perché è riuscito a coniugare una forte anima culturale
con la sperimentazione di una forma imprenditoriale innovativa. Il Centro
occupa l'edificio di una vecchia raffineria di zolfo, nei pressi della
stazione ferroviaria di Catania. Il complesso,ristrutturato dall'architetto
(e dj) Nigel Allen, si articola in maniera modulare consentendo di adeguare
gli spazi in base alla tipologia degli eventi ospitati. L'attività
culturale si articola su più direttive: la programmazione trimestrale,
le produzioni e co-produzioni, la formazione e i corsi laboratoriali,
le residenze d' artista, i festival. Zo è gestito dalla cooperativa
Officine, una piccola società cooperativa che nasce a Catania dall'incontro
di un gruppo di operatori culturali catanesi che, dopo varie esperienze
lavorative in Italia e all'estero, riescono a dare vita nella propria
città ad un progetto culturale innovativo.
Ho incontrato il direttore artistico di Zo, Sergio Zinna e gli fatto alcune
domande:
Aldo Cesar Fagà: Mi parli delle origini di Zo, come nasce? Come
ha potuto essere realizzato in un territorio così difficile?
Sergio Zinna: Zo nasce, in primo luogo, da un preciso atto di volontà.
Realizzare, nel profondo sud, una struttura privata e indipendente per
le arti e le culture contemporanee, equivale ad una scommessa in bilico
tra ponderatezza e spreco.
Zo è il frutto della passione e dalla tenacia di alcune persone
che, dopo molti anni di formazione ed esperienze professionali maturate
fuori dalla Sicilia, hanno lottato con caparbietà contro l’immobilismo
ancestrale della burocrazia siciliana per realizzare una struttura culturale
di nuova concezione a Catania, città dinamica ma ancora priva di
spazi con caratteristiche e dimensioni europee. In un contesto nazionale
in cui le istituzioni sono orientate a valorizzare (e male!) il patrimonio
artistico storico ed a sostenere economicamente spazi chiaramente codificati
(musei, teatri, enti lirici…), diventa sempre più pressante
l’esigenza di radicamento e visibilità di spazi alternativi;
luoghi che fungano da veri e propri laboratori culturali, campi di sperimentazione
permanente. Così Zo lancia da sud un forte segnale di operosità
verso il nord del paese, attualmente un pò in debito d’ossigeno.
A.C.F.: Mi sembra che le soluzioni adottate, da un punto di vista achitettonico,
per la ristrutturazione degli spazi del Centro rappresentino già
un contenuto innovativo. Quanto incide questo aspetto sulla vostra attività
culturale?
S.Z.: In effetti anche la componente architettonica e logistica gioca
un suo ruolo nell’attuazione di alcune strategie culturali... penso,
ad esempio, alla possibilità di far convivere eventi diversi contemporaneamente
e creare occasioni di “promiscuità” di pubblico, alla
ricerca d’interessanti corto circuiti percettivi. Zo è stato
pensato come spazio modulare, versatile e mutevole. Una sorta di “zona”
stalkeriana in perenne trasformazione. Questa componente fa parte, tra
l’altro, di un insieme di strategie adottate per stimolare un’innalzamento
della soglia percettiva del pubblico (spesso molto bassa!) e per scardinare
alcune prassi sclerotizzate nella fruizione degli eventi.
A.C.F.: Zo non è solo un palcoscenico pronto ad accoglie ciò
che d’innovativo viene prodotto in altri altre aree geografiche.
Mi sembra, al contrario, che rappresenti uno spazio di ricerca permanente,
di produzione ed elaborazione di nuove formule e che abbia una sua "autorialità".
S.Z.: L’attività di programmazione gode di una notevole “sovraesposizione”
ma in realtà rappresenta solo una parte dell’attività
del Centro. Effettivamente lo scarto veramente importante, autoctono e
identitario, è determinato dal rapporto tra l’attività
relativa alla formazione e quella produttiva. E’ un processo in
evoluzione che ha già dato dei frutti interessanti e sul quale
puntiamo molto ma che deve fare i conti con alcuni elementi frenanti.
In primis, la palese latitanza da parte delle istituzioni (ma anche delle
imprese) presenti sul territorio. Una struttura come Zo, unica per tipologia
e dimensione nel territorio siciliano, non riceve infatti ancora nessun
tipo di sostegno economico (come avviene per strutture analoghe in tutto
il mondo) e ciò rischia di tarpare le ali soprattutto all’attività
produttiva e alla ricerca, prive di un rapporto diretto con il mercato
ed il pubblico.
A.C.F.: I linguaggi e le aree tematiche della vostra programmazione, la
fitta rete di scambi con altri centri europei, vedono di fatto Zo, protagonista
nel dibattito culturale internazionale. Mi sembra però che Zo non
sia solo la versione mediterranea di un centro culturale mitteleuropeo
ma un importante esperimento culturale e sociale attento a ciò
che proviene dall’area geografica e dal territorio in cui opera.
Come vedi in prospettiva tale percorso?
S.Z. : Il modello di riferimento originario è sicuramente quello
della “Factory” nordeuropea. Si tratta di uno spazio in disuso
(una ex fabbrica di Zolfo), recuperato per realizzare un progetto culturale
e rientra tipologicamente all’interno di quel processo (lungo una
ventina d’anni) di riconversione di aree industriali dismesse presenti
nelle metropoli europee. Con le strutture nate da tale processo collaboriamo
costantemente ma coltiviamo parallelamente una specificità data
dalla posizione geografica, l’essere una sorta di avanposto nel
cuore del Mediterraneo pronto a stimolare, raccogliere e diffondere i
nuovi segnali provenienti dai sud del mondo. Penso al Maghreb, ai paesi
arabi, luoghi nei quali iniziano ad accadere cose interessanti, anche
nell’ambito delle arti contemporanee. La struttura, attualmente
fuori rotta rispetto ai circuiti distributivi nazionali ed europei, può
così assumere un ruolo centrale e peculiare in una prospettiva
di lungo termine, facendosi ponte tra le culture provenienti dal nord
e dal sud del mondo. L’interesse per queste due aree geografiche
(Europa Mediterraneo) ha determinato, tra l’altro, l’attivazione
di due progetti di cooperazione internazionale. Il Virtual Centre –
Media Net (www.virtualcentre-media.net) è sostenuto dalla Comunità
Europea e coinvolge una dozzina di Centri Mediali tra i più importanti
d’Europa nella realizzazione di un portale per la produzione e la
promozione delle arti digitali. Il secondo è Arcipelaghi (Mmedoc,
Programma di cooperazione tra paesi del bacino del mediterraneo), progetto
che coinvolge artisti e istituzioni delle isole del Mediterraneo.
Due percorsi che rappresentano per la nostra struttura un impegno a lungo
termine e che tracciano le coordinate per la rotta del prossimo futuro.
continuiamo
la ricognizione sulle nuove avanguardie culturali, focalizzando l'attenzione
su una realtà a noi vicina: ZO', il centro di culture contemporanee
di catania.
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