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| di enzo parisi | ||
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La Regione Siciliana, attraverso
il Commissario Delegato, ha ordinato che l’intera produzione di
rifiuti di tutti i comuni siciliani deve essere conferita ai quattro raggruppamenti
di imprese che realizzeranno altrettanti impianti di incenerimento nell’isola.
Senza alcun criterio di razionalità ed in qualche caso in violazione
degli strumenti di tutela del territorio, gli inceneritori sono stati
sono localizzati a Casteltermini (AG), Bellolampo (PA), Augusta (SR) e
Paternò (CT). L’ordinanza e la convenzione, con le quali
si affida per i prossimi vent’anni il settore dello smaltimento
dei rifiuti nelle mani di Enel e di altre aziende private, rappresentano
una brutta inversione di rotta rispetto ai principi guida per affrontare
giudiziosamente ed in modo trasparente la questione dei rifiuti in Sicilia.
In contrasto con il Piano per l’Emergenza Rifiuti si è scelto
ora di rinunciare ad una credibile e sostenibile raccolta differenziata
e di procedere invece direttamente all’incenerimento dei rifiuti
tal quali - senza nessuna produzione di CDR – separando soltanto
il 40% di umido da avviare al compostaggio o, più realisticamente,
in discarica. Non vi è alcuna certezza su quale quota di raccolta
differenziata sarà realizzata né sui tempi ed i modi per
conseguirla. E’ poi chiaro che non si vuole attivare nessuna politica
per ridurre la produzione di rifiuti e per conseguire significativi risultati
nella raccolta differenziata. E’ un arretramento culturale e politico,
una barbarie in termini ambientali ed economici, uno spreco di risorse
che non ha alcun senso se non quello di far pagare ai siciliani una tariffa
sempre più cara e di procurare profitti duraturi e garantiti alle
imprese designate. La scelta di realizzare quattro mega-impianti di incenerimento
- per rifiuti sostanzialmente indifferenziati -, oltre ad essere incoerente
con le previsioni e le direttrici del Piano per l’Emergenza Rifiuti,
è anche stata fatta non su una base di razionale ubicazione baricentrica
con riguardo alle aree metropolitane di Catania / Messina / Palermo ma
partendo forse dal presupposto che bisognava accontentare chi disponeva
di aree, impianti e necessarie coperture politiche. Non si capirebbe altrimenti
perché la Provincia di Messina debba conferire i rifiuti all’impianto
di Paternò (localizzato tra l’altro in un Sito di Interesse
Comunitario) mentre le province di Siracusa, Ragusa, Catania ed Enna a
quello di Augusta. Proprio ad Augusta la trasformazione della centrale
elettrica Enel Tifeo in un inceneritore presso cui bruciare 500.000 tonnellate
l’anno di rifiuti non selezionati, appare del tutto inconciliabile
con l’esigenza di ridurre gli impatti in un’area ad elevato
rischio di crisi ambientale e di preservare e valorizzare la contigua
area archeologica di Megara Iblea. Tutto ciò avrà la conseguenza
di scaricare sui cittadini, oltre al fumo ed alle puzze, anche i costi
incontrollabili di un sistema di smaltimento arretrato ed insensato a
cui fa da corollario il trasporto di rifiuti da un capo all’altro
della regione. Le civili, fondate e fortissime proteste a cui hanno dato
vita decine di amministrazioni comunali, cittadini ed associazioni ambientaliste
(vedi i casi di Aragona e di Paternò) dimostrano che esiste una
diffusa consapevolezza sulla questione rifiuti e una disponibilità
ad affrontare responsabilmente il problema ma nessuno vuole essere complice
di progetti che, lungi dall’avviare a soluzione la questione, appaiono
funzionali soltanto ad operazioni lucrative. Se il Presidente Cuffaro
e la sua struttura commissariale intendevano, con i mega-inceneritori,
percorrere una scorciatoia qualsiasi per eliminare quanti più rifiuti
possibili dal territorio della regione, devono ora comprendere che hanno
imboccato una strada sbagliata che porterà a durissime contrapposizioni
ed all’incancrenirsi della già indecorosa vicenda dei rifiuti
in Sicilia. la nuova ordianza regionale che regola lo smaltimento dei rifiuti «A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?» (Giuseppe Fava) |