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Il meditato articolo di Francesco
Ortisi (Idea Solidale n. 10/2003) su Claudio Napoleoni ha avuto il merito
di ridestare l’attenzione su una singolare esperienza storico-politica
che sembra impallidire nella memoria comune.
Napoleoni ha segnato non l’inizio ma l’epilogo di una vicenda
di cultura civile in un certo senso analoga, in altro senso diversa da
quella di Franco Rodano, entrambi nobilmente impegnati in una appassionata
e inappagata ricerca della verità. Compresero entrambi, al di là
di differenti accadimenti, che “è assai difficile fare politica,
assai difficile definire una politica”.
Napoleoni intuì il significato del compromesso storico ma comprese
con intuito lungimirante i limiti di una insuperabile precarietà
resa manifesta nei deludenti tentativi di attuazione politica e nel fallito
contemperamento tra democrazia e Keinesismo riformista.
Da questa consapevolezza deriva il suo pessimismo biblico motivato sulle
meditazioni del Qoelet.
Il momento più alto della riflessione politica di Napoleoni fu
la critica della vulgata del marxismo come supporto ideologico della mistica
laica della sinistra autentica all’autentico pensiero di Marx riassunto
sia nel significativo passo del terzo volume de “Il Capitale”:
il regno della libertà incomincia al di là della produzione
sollecitata dal bisogno e dalla necessità materiale sia nell’affermazione
del valore supremo dell’uomo unico soggetto protagonista della storia
(La questione giudaica).
Così Napoleoni annulla come sintesi di una nuova filosofia dell’esperienza
storica “che la storia non è retta più dal rapporto
tra una classe sfruttatrice e una classe sfruttata ma da una condizione
in cui c’è il confluire di tutte le classi nella subordinazione
ad un meccanismo che integra tutte le figure del processo economico”
(Critica ai criteri, in La Rivista Trimestrale 4/86).
In tale prospettiva la democrazia superando lo schema classista si può
realizzare soltanto come liberazione dell’uomo dal dominio delle
cose che egli stesso produce ossia dal meccanismo impersonale del mercato
che rende ogni uomo la maschera di una medesima alienazione.
Napoleoni critica lo stalinismo per avere assimilato la figura del capitalista
a quella del signore della feudalità affermando che promotori della
liberazione possono diventare soltanto quelli che riescono a non assoggettarsi
al meccanismo dominante.
Fu chiusa così un’epoca culturale. E’ diffusa opinione
che Claudio Napoleoni, al pari di Felice Balbo e di Giuseppe Dassetti,
ha creato la nuova metodologia di un difficile liberalismo critico che
si configura come una nuova filosofia politica che rimane una linea originale
della cultura politica contemporanea.
interviene
il prestigioso giurista siracusano nel dibattito sul pensiero politico
di claudio napoleoni
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