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La violenza sulle donne non è
più ‘normale’: questo è stato affermato al convegno
nazionale dei Centri antiviolenza che si è svolto a Ravenna alla
fine di novembre, dove una folla di donne venute da ogni parte d’Italia
si è incontrata per fare il punto sul lavoro svolto fin qui e per
dire che i Centri producono salute e cambiamento. Certo che da quel lontano
1979 quando insieme ad un pugno di amiche fondammo il ‘Gruppo solidarietà
donne - Sibilla Aleramo’, passando per il ‘Telefono Rosa Arcidonna’,
primo sperimentale Centro-ascolto che fondai sul finire degli anni Ottanta,
fino ai nostri giorni e all’attuale Centro antiviolenza ‘Le
Nereidi’ che opera all’Asl di Traversa Pizzuta (tel. 09 31.492752),
di acqua ne è passata sotto i ponti ne è passata tanta.
E tuttavia, nonostante la lunga militanza e la lunghissima esperienza
personale, le donne come me continuiamo a viaggiare per tutta Italia spendendo
denaro e fatica, per ‘esserci’, per ricaricarsi laddove il
lavoro è sempre più impegnativo e sempre più richiede
competenze e aggiornamenti, per parlare con le altre donne in carne ed
ossa e non soltanto per email, per sentire la forza del numero, per continuare
a respirare questo zoccolo duro del femminismo che non muore ma al contrario
è vivo e vitale nei Centri antiviolenza che dal femminismo sono
nati e che il femminismo continua a produrre.
Di centri-ascolto, punti-donna, sportelli-donna e spazi-donna, infatti,
oggi ne spuntano dovunque come i funghi e ce n’è per tutti
i gusti e tutte le esigenze. Far confusione è facile, ma il centro
antiviolenza è una realtà a se stante, è una struttura
più complessa e più completa, soprattutto perché
dispone di avvocate, senza le quali nessun centro può definirsi
‘antiviolenza’. E non certo di avvocate qualsiasi, ma di avvocate
formate allo scopo, che hanno seguito cioè una formazione specifica
per lavorare nei Centri e, in più, una formazione vieppiù
specifica per il loro ruolo all’interno dei Centri.
Esattamente come le dieci avvocate che compongono l’Ufficio legale
del Centro antiviolenza ‘Le Nereidi’ (tel. 09 31.492752).
Il Centro antiviolenza non si limita ad ascoltare, indicare, consigliare,
suggerire, dà un’assistenza mirata e concreta, assolve tutte
le funzioni sociali di cui ha bisogno l’utente (legale, psicologica,
sociale) collegandosi con tutte le istituzioni affinché la donna
non debba pellegrinare da un posto all’altro, e la sua storia non
venga spezzettata e mai ricucita. Soprattutto un centro antiviolenza si
propone come luogo in cui una donna può costruire o ricostruire
la propria identità di genere insieme ad altre donne.
Ecco perché tutte le operatrici, incluse le professioniste, devono
avere una buona formazione, specifiche conoscenze e competenze, e non
ultimo, un notevole spessore morale. Può sembrare superfluo dirlo,
ma l’etica gioca un ruolo fondamentale in questo tipo di volontariato
perché, incredibile ma vero, ci sono donne che pur scegliendo di
lavorare contro la violenza alle donne, sono inconsciamente misogine,
aggressive e prepotenti con le proprie simili, o anche prive di dolcezza
e di sensibilità.
Fra le tante donne che ci chiedono di essere formate per diventare operatrici
del Centro Le Nereidi (tel.0931.492752), alcune non lo fanno perché
ne condividono profondamente la causa e lo spirito o perché si
sentono profondamente motivate verso le altre donne, ma per altre ragioni
che nulla hanno a che vedere con gli obiettivi di un Centro. Ecco perché,
ad evitare di includere persone che non sono tagliate per questo tipo
di volontariato, con conseguenti e grossi problemi per noi, per loro e
per le utenti, siamo costrette a fare una selezione. La richiedente infatti
deve compilare un lungo test e poi sostenere un colloquio personale. A
volte non bastano nemmeno queste misure cautelative, ma quanto meno si
riduce il rischio. Facciamo un paio di esempi. Che senso ha accettare
volontarie che credono inflessibilmente nell’indissolubilità
del matrimonio o che giudicano le donne che ricorrono all’ivg, delle
emerite assassine?
Nei Centri non si giudica l’utente, la si aiuta a superare quello
che le procura dolore o che lede i suoi diritti umani, e basta. Dopo tutto
quello che ha subito, schiacciata dalla sofferenza e dalla crudeltà
gratuita, se c’è una cosa che davvero non le serve è
il giudizio delle persone cui sta chiedendo aiuto!
Che senso ha accettare un’aspirante volontaria che dice di volersi
iscrivere perché è disoccupata oppure che si è messa
in pensione e non sa come passare il tempo? I Centri non servono a riempire
i tempi morti, tant’è che, guarda caso, sono gestiti da donne
che, tra famiglia e professione, sono oberate fino alla cima dei capelli,
donne che fanno un lavoro sociale e politico assolutamente laico.
Ebbene quanti centri servono in una città? Nelle metropoli come
Roma e Milano ce ne sono due e anche tre, ciò malgrado le operatrici
scoppiano di lavoro perché la violenza è assai più
diffusa di quel che si possa immaginare. Pensate che negli ultimi 13 anni
soltanto a Roma sono state accolte, curate e restituite alla vita, quasi
15.000 donne con i loro figli minori, quindi una media di oltre 1100 donne
all’anno. Ma Roma fa più di 4 milioni di abitanti. Il Centro
Le Nereidi (tel.0931.492752 nel corso del 2003 ha accolto oltre cento
donne con i loro figli: in proporzione (Siracusa fa soltanto 130.000 abitanti)
ha svolto un lavoro enorme!!
nei centri non si giudica
l’utente, la si aiuta a superare quello che le procura dolore o
che lede i suoi diritti umani
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