italiani, brava gente

  di francesco giordano  

 

Il recente incontro tra il Presidente della Repubblica Ciampi e il Presidente americano Bush, durato poco più di 30 minuti, è servito a rassicurare l’ex governatore del Texas, sull’avallo del governo italiano riguardante la scottante questione guerra in Iraq. Ma la cosa è riuscita in parte. Il Presidente Ciampi, quasi a voler mettere le mani avanti, evitando incomprensioni e strumentalizzazioni varie, ha da subito dichiarato le linee guida del governo italiano da sempre, e cioè: - La presenza dell’Italia in Iraq non è stata per partecipare ad una guerra, ma per collaborare pacificamente alla ricostruzione del paese iracheno. – Parole scandite con chiarezza dal Presidente della Repubblica Ciampi, a scanso di equivoci. Se è vero che tutto il pasticcio è stato improntato sulla sicurezza della stabilità nel mondo, in fatto di terrorismo, non si spiega come mai la super potenza d’oltre oceano, non intraprenda una guerra al mese, visto l’esistenza di dittatori sparsi nel mondo e quindi possibili nemici della pace. E che dire dell’art. 11 della costituzione italiana che ripudia a grandi lettere la guerra, come strumento di offesa alla libertà di altri popoli. “Violato!” Ma una cosa è certa sulla questione Iraq, ed è quella di accelerare i tempi di rilascio delle organizzazioni umanitarie per dare spazio concreto al nuovo governo iracheno, demandandogli a pieno titolo il consenso sovrano e indipendente. Le ultime vicende di lutto Nazionale di Nassiriya, seppure abbiano addolorato l’intera Nazione, sono servite, con delicatezza e rispetto per le vittime, a ricordare a tutti che in assenza di reali condizioni di pericolo, la guerra la si è fatta lo stesso. Che poi sotto sotto, altri siano stati i motivi….ma questa è un’altra storia. In questo periodo l’Italia sta piangendo le 19 vittime della pace, mandate in missione umanitaria in Iraq, con spirito patriottico tra militari e civili. Tra questi, sei erano siciliani. L’Arma dei Carabinieri e l’Esercito italiano in Iraq, ha pagato con la propria vita una pace in terra straniera che dal primo momento si è profilata lunga e tortuosa nella sua conclusione. Aiutare il prossimo e i più deboli. Questo vi è alla base di ogni aiuto umanitario. Ma la verità è anche un’altra. Molti dei volontari che decidono di partire per una missione di pace in giro per il mondo, sono spinti da esigenze di natura diversa, oltre a quella umanitaria, che è preponderante. Domenico Intravaia, già Sarajevo, era andato in Iraq per migliorare il proprio tenore di vita, così dicono alcuni amici. Alfio Ragazzi, di Messina, invece, aveva scelto questa missione di pace, per assistere al meglio il proprio figlio, bisognoso di cure costose, perché malato. I colleghi di Giuseppe Coletta, originario di Avola, lo ricordano come una persona amorevole soprattutto nei riguardi dei bambini rimasti orfani a seguito della guerra. E così pure per Giovanni Cavallaro, di Messina, con una forte passione per l’Arma; Emanuele Ferraro, nativo di Carlentini, appartenente all’Esercito; di Horacio Majorana, di Catania, puro senso del dovere. Storie di uomini siciliani e della Sicilia, aventi necessità diverse ma con un solo punto in comune: la fierezza di appartenere all’Italia e all’Arma, per aiutare chi soffre in una guerra, voluta da altri.

tra bisogno e ideali, vittime di una pace combattuta come una guerra