consigli di quartiere

  di roberto fai  

 

Forse esistono le condizioni, per affrontare un tema che riguarda la vita politico-amministrativa della città, anche se mancano pochi mesi dalla elezione del Sindaco e del Consiglio comunale. Il tema che vorrei sottoporre all’attenzione dell’opinione pubblica e degli attuali amministratori è questo: ha ancora senso mantenere in vita i Consigli di quartiere? E se si, quali? Nei mesi scorsi, peraltro molto in sordina, un ragionamento di riassetto dell’attuale divisione dei quartieri della città era stato avviato. Non mi sembra che questa proposta sia poi approdata a qualche soluzione. Temo che la questione sia rimasta impigliata in qualche stanza di Palazzo Vermexio.
Ma torniamo alla nostra domanda. Le ragioni che, più di venti anni fa, determinarono la nascita dei consigli di quartiere rispondevano al clima culturale di quel tempo, ed anche ad una legittima e comprensibile idea di espansione degli istituti di democrazia, finalizzata ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, alla gestione della cosa pubblica. Nell’euforia “partecipazionista” di allora, creare nuovi istituti di decentramento significava realizzare obiettivi di più immediato controllo e una maggiore trasparenza amministrativa nella vita dei quartieri.
In realtà, per una sorta di “eterogenesi dei fini” che contraddistingue spesso l’agire politico, la scena politico-sociale si è talmente modificata in questi quindici anni al punto che, oggi, la fitta schiera di consiglieri di quartiere, di Presidenti, ecc… si è tradotta solamente in un ampliamento del ceto politico che svolge, a volte in modo “semiprofessionistico” – vista la consistenza di indennità, gettoni, ecc.. – un impegno politico-amministrativo che è al di sotto delle reali necessità di buon governo della città, indipendentemente dalle capacità delle persone.
Peraltro, in una fase in cui, la “crisi fiscale” dello Stato e il ridimensionamento dei trasferimenti finanziari ai Comuni, costringe questi ultimi a “tagliare” una serie di servizi a favore dei cittadini, si è venuta paradossalmente espandendo la spesa per l’impegno delle decine e decine di consiglieri e di Presidenti di quartiere.
Credo che recherebbero un bel servizio alla città, sia il Sindaco che l’assessore al Bilancio, se informssero la pubblica opinione, nelle prossime settimane, sui costi sostenuti dal Comune, nella legislatura che si sta concludendo, per le indennità di tutti i consiglieri di quartiere e per le eventuali spese indirette (viaggi, missioni, ecc..).
Le dimensioni della nostra città non sono quelle di una grande metropoli (Roma, Milano). Pertanto, il venir meno di quella illusione di “partecipazionismo democratico” degli anni ’70 e l’esperienza più che decennale dell’espansione di quell’abnorme “appetito” partecipazionistico, espresso da un esteso esercito di ceto politico di quartiere, non commisurato ad una effettività crescita civile e funzionale dei quartieri, ci spinge oggi a riconsiderare l’esistenza di questi organismi periferici.
La mia proposta è molto semplice: qualificare la presenza degli uffici comunali nei quartieri nella città, elevando la produttività amministrativa e la qualità dei servizi a favore dei cittadini, responsabilizzando e valorizzando il ruolo amministrativo di funzionari e impiegati; mantenere solo i Consigli di quartiere delle due frazioni di Belvedere e Cassibile per la specificità che le due frazioni rivestono, da un punto di vista sociale e territoriale; riassegnare agli assessori comunali – vista peraltro la consistenza finanziaria degli emolumenti che spettano anche a questi ultimi – la globalità di “governo” del settore di competenza, anche per assicurare omogeneità alle scelte amministrative; risparmiare le somme destinate negli anni precedenti al capitolo “indennità di carica” per le decine e decine di consiglieri e Presidenti di quartiere, per destinarle ai servizi a favore delle due frazioni e ad una serie di servizi di maggiore interesse dei cittadini siracusani.
Gli amministratori di questa città sono disposti a discutere ed eventualmente accogliere questa modesta proposta, oppure a contestarne il fondamento, motivandone le ragioni?

una proposta che fa discutere