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Forse esistono le condizioni, per
affrontare un tema che riguarda la vita politico-amministrativa della
città, anche se mancano pochi mesi dalla elezione del Sindaco e
del Consiglio comunale. Il tema che vorrei sottoporre all’attenzione
dell’opinione pubblica e degli attuali amministratori è questo:
ha ancora senso mantenere in vita i Consigli di quartiere? E se si, quali?
Nei mesi scorsi, peraltro molto in sordina, un ragionamento di riassetto
dell’attuale divisione dei quartieri della città era stato
avviato. Non mi sembra che questa proposta sia poi approdata a qualche
soluzione. Temo che la questione sia rimasta impigliata in qualche stanza
di Palazzo Vermexio.
Ma torniamo alla nostra domanda. Le ragioni che, più di venti anni
fa, determinarono la nascita dei consigli di quartiere rispondevano al
clima culturale di quel tempo, ed anche ad una legittima e comprensibile
idea di espansione degli istituti di democrazia, finalizzata ad avvicinare
i cittadini alle istituzioni, alla gestione della cosa pubblica. Nell’euforia
“partecipazionista” di allora, creare nuovi istituti di decentramento
significava realizzare obiettivi di più immediato controllo e una
maggiore trasparenza amministrativa nella vita dei quartieri.
In realtà, per una sorta di “eterogenesi dei fini”
che contraddistingue spesso l’agire politico, la scena politico-sociale
si è talmente modificata in questi quindici anni al punto che,
oggi, la fitta schiera di consiglieri di quartiere, di Presidenti, ecc…
si è tradotta solamente in un ampliamento del ceto politico che
svolge, a volte in modo “semiprofessionistico” – vista
la consistenza di indennità, gettoni, ecc.. – un impegno
politico-amministrativo che è al di sotto delle reali necessità
di buon governo della città, indipendentemente dalle capacità
delle persone.
Peraltro, in una fase in cui, la “crisi fiscale” dello Stato
e il ridimensionamento dei trasferimenti finanziari ai Comuni, costringe
questi ultimi a “tagliare” una serie di servizi a favore dei
cittadini, si è venuta paradossalmente espandendo la spesa per
l’impegno delle decine e decine di consiglieri e di Presidenti di
quartiere.
Credo che recherebbero un bel servizio alla città, sia il Sindaco
che l’assessore al Bilancio, se informssero la pubblica opinione,
nelle prossime settimane, sui costi sostenuti dal Comune, nella legislatura
che si sta concludendo, per le indennità di tutti i consiglieri
di quartiere e per le eventuali spese indirette (viaggi, missioni, ecc..).
Le dimensioni della nostra città non sono quelle di una grande
metropoli (Roma, Milano). Pertanto, il venir meno di quella illusione
di “partecipazionismo democratico” degli anni ’70 e
l’esperienza più che decennale dell’espansione di quell’abnorme
“appetito” partecipazionistico, espresso da un esteso esercito
di ceto politico di quartiere, non commisurato ad una effettività
crescita civile e funzionale dei quartieri, ci spinge oggi a riconsiderare
l’esistenza di questi organismi periferici.
La mia proposta è molto semplice: qualificare la presenza degli
uffici comunali nei quartieri nella città, elevando la produttività
amministrativa e la qualità dei servizi a favore dei cittadini,
responsabilizzando e valorizzando il ruolo amministrativo di funzionari
e impiegati; mantenere solo i Consigli di quartiere delle due frazioni
di Belvedere e Cassibile per la specificità che le due frazioni
rivestono, da un punto di vista sociale e territoriale; riassegnare agli
assessori comunali – vista peraltro la consistenza finanziaria degli
emolumenti che spettano anche a questi ultimi – la globalità
di “governo” del settore di competenza, anche per assicurare
omogeneità alle scelte amministrative; risparmiare le somme destinate
negli anni precedenti al capitolo “indennità di carica”
per le decine e decine di consiglieri e Presidenti di quartiere, per destinarle
ai servizi a favore delle due frazioni e ad una serie di servizi di maggiore
interesse dei cittadini siracusani.
Gli amministratori di questa città sono disposti a discutere ed
eventualmente accogliere questa modesta proposta, oppure a contestarne
il fondamento, motivandone le ragioni?
una
proposta che fa discutere
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