a.a.a. centrosinistra cercasi

  di fabio fazzina  

 

Il problema di un reale "sistema bloccato dell'informazione", che ho provato a sintetizzato nello scorso numero di "Idea Solidale, reso ancora più drammatico e inquietante dalla recente approvazione della legge Gasparri, ulteriore e spudorata espressione di vassallaggio politico, provvidenzialmente rinviata alla Camera dal Presidente della Repubblica Ciampi, con proprio messaggio motivato, è anche il frutto di una inadeguata e poco incisiva classe dirigente dell'attuale opposizione.
L'anomalia italiana non nasce dal caso ma è conseguenza di anni quanto meno di distrazione anche da parte dei partiti del centrosinistra.
Con una espressione ormai abusa e inflazionata possiamo dire che Berlusconi rappresenta una malattia del sistema, alla quale però tutto il sistema ha contribuito (centro-destra e centro-sinistra): l'esclusione sociale delle istanze del popolo di centro-sinistra se può essere "coerente" con la diversità ideologica con l'attuale maggioranza di governo, trova pericolose sintonie e convergenze con alcuni dirigenti politici del centro-sinistra, insofferenti verso la partecipazione non istituzionalizzata.
All'indomani della duplice e pesante sconfitta elettorale in Sicilia del maggio 2001 ( 61-0) e delle regionali (se possibile ancora più pesante: -10% rispetto alle politiche), le analisi dei dirigenti provinciali dei partiti dell'Ulivo, per spiegare una bocciatura così clamorosa, parlavano di "messa al bando di autoreferenzialità", di sinistra siciliana "spiantata dalla società, ridotta ad un ruolo marginale di testimonianza".
Si parlava di una mancanza di specificità del voto giovanile.
La sconfitta veniva imputata al linguaggio della sinistra che è quello presuntuoso di tanti intellettuali afflitti da narcisismo e sradicati dal mondo che li circonda, il linguaggio della indignazione dell'anima bella che con capisce perché la società va per strade diverse da quelle da lui indicate e si disperde.
Si moltiplicavano gli appelli per costruire una sinistra capace di produrre "politiche", di parlare "ai siciliani comuni" che sono in mezzo tra gli eroi ed i demoni del male, di tornare a parlare il linguaggio semplice delle cose, dei bisogni e degli interessi.
Queste analisi avevano creato molte speranze: anche a Siracusa abbiamo vissuto la straordinaria stagione dei girotondi: grazie alla passione e alla voglia di partecipazione di alcuni di noi, il 10 marzo organizzammo una manifestazione e il 14 settembre a Roma fummo testimoni del più grande momento di partecipazione e di attivismo politico.
Proprio quel giorno a Roma, in Piazza San Giovanni, la folla, eravamo oltre 500 mila, esplose in un grido 'libertà, libertà!" nel vedere Michele Santoro e il gruppo dei giornalisti di Sciuscià.
Ma a distanza di due anni, quelle parole si sono dimostrate vane illusioni.
E' bastata una vittoria insperata, acciuffata per i capelli, per obnubilare le menti e far dire agli stessi dirigenti che avevano imputato alla mancanza di collegamento con la società civile: "il partito è tutto, la società civile è niente!" prendendo a pretesto una interpretazione di comodo del pensiero di Gramsci e teorizzando così nuovamente il primato dei partiti sulla società, il partito come filtro, guida e interprete dell'opinione pubblica, facendo fare alla nostra storia un enorme passo indietro, superando di netto, in questa corsa a ritroso, il crollo del muro di Berlino.
Dimostrazione di una miopia politica incredibile e rinuncia di fatto a quella pacifica ma decisa rivoluzione civile, politica, culturale e sociale, unico, vero e reale antidoto alla malattia sociale rappresentata da Berlusconi.
Sono parole che creano un clima poco adatto alla confluenza nei partiti della germinale opposizione culturale della società che consenta ai partiti stessi di svolgere il compito di sintesi politica e di rappresentanza, in un dinamico rapporto di equilibrio tra partecipazione sociale e decisione.
Senza un reale allargamento della partecipazione popolare, che renda la società attrice e protagonista, per consentire ai partiti di portare a sintesi le sue istanze, il caso che oggi si chiama Berlusconi domani potrà chiamarsi con altri nomi.

una malattia del sistema alla quale ha contribuito anche il centro-sinistra