un'occasione sprecata

  di carmelo sgandurra  

 

Capisco che "disabile" sia un termine più immediato e si pronunci più facilmente di "diversamente abile", ma non si tratta di due sinonimi. È per questo che a me la parola disabile suona proprio male. Nella "magnifica diversità dei simili (P. Claudel)" siamo tutti incapaci di qualcosa, o no? L'handicap non è una malattia congenita, semmai siamo noi che handicappiamo gli altri costruendo barriere, muri, piuttosto che ponti. Se impariamo a riconoscere i nostri limiti non incontreremo più disabili sulla nostra strada, ma persone diversamente abili .
L'Europa ha proclamato il 2003 Anno del Disabile: non è riuscita a modificare nemmeno il linguaggio, il primo passo verso l'integrazione.
Non solo per questo ci sembra che l'evento, almeno in Italia, sia stato un'occasione sprecata.
Facciamo il punto della situazione, affrontando alcuni aspetti di un problema assai vasto.
La legge Basaglia, la 180, una pietra miliare nel percorso di civilizzazione che ha portato alla chiusura dei lager di Stato, i manicomi, è messa in discussione. Alla Commissione affari sociali della Camera il nuovo testo, proposto dalla maggioranza, si basa su un presupposto che la stravolge: i malati di mente sono malati che devono essere curati anche contro la loro volontà, in strutture apposite e in reparti ospedalieri specifici.
Anche nella scuola la situazione è critica. La legge 104 del 92, legge quadro sull'integrazione scolastica è ancora lontana da una applicazione piena, quando viene stravolta da interventi legati soprattutto alla politica dei tagli del Ministero del Tesoro. Salvatore Nocera vicepresidente della Fish, federazione italiana per il superamento dell'handicap (raggruppa oltre 30 associazioni nazionali), su No Limits di novembre ha scritto che i "tagli ai fondi per gli enti locali che riducono la quantità e qualità dei servizi alla persona (…) stanno determinando un'annosa controversia fra Comuni e province per l'assistenza scolastica nelle scuole superiori". Un alunno affetto da gravi patologie che deve contare su un'assistenza costante, è in balia dei magri bilanci degli Enti locali, che dovrebbero garantire tale assistenza. Chiunque può constatare, anche nelle scuole della nostra Provincia, che tolte le 18 ore con l'insegnante di sostegno nelle ore non "coperte" gli alunni sono affidati ai bidelli, al buon cuore dei compagni, o, peggio ancora, vengono impegnati in progetti con orario ridotto, diventando di fatto disuguali nei diritti, in barba all'art. 3 (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…) e 34 (La scuola è aperta a tutti) della nostra Costituzione.
Mancano i percorsi di aggiornamento per gli insegnanti, che non conoscono la normativa, e sono mossi talvolta più dal pietismo che dalla professionalità. I rapporti scuola-Usl sono viziati da lunghi tempi di verifica dei progetti visto che le équipe sociopsicopedagogiche sono sottodimensionate rispetto alle esigenze del territorio. La conseguenza è che la documentazione viene aggiornata raramente e gli alunni cambiano ordine di scuola portandosi dietro diagnosi funzionali inadeguate.
L'integrazione scolastica non compare fra gli indicatori di qualità che valutano le nostre scuole. "Non tener conto, con appositi indicatori, dei livelli di qualità d'integrazione realizzata" scrive Nocera "può determinare una concorrenza fra le scuole per non avere alunni con disabilità, che abbasserebbero il livello della propria qualità".
Le cattedre di sostegno, è vero che sono tante, ma molte sono occupate da precari, a discapito della continuità didattica. Inoltre, come evidenzia Flavio Cocanari della Cisl sul n° 42 di Avvenimenti, con la Finanziaria 2003 "i docenti soprannumerari, se in possesso di specializzazione, saranno trasferiti su posti di sostegno, a domanda ma anche d'ufficio. L'integrazione viene vista come un problema di risulta, che può essere gestito anche contro la volontà degli operatori". In realtà sono stati trasferiti d'ufficio su posti di sostegno anche insegnanti non specializzati, che hanno perso la cattedra della loro materia, guarda caso grazie ai 30.000 e più tagli operati da Moratti e Tremonti.
Dalla Finanziaria 2003 a quella 2004. Con la nuova Legge di Bilancio le controversie tra i diversamente abili e la commissione medica superiore non si potranno risolvere più in via amministrativa, cioè gratis e senza avvocato, ma si dovrà andare dal giudice, facendosi carico delle ovvie spese legali.
La senatrice Cinzia Dato, della Margherita, giudica su Avvenimenti "un capolavoro di iniquità" questa finanziaria, "gli scarsi finanziamenti deludono le aspettative in termini di trattamenti pensionistici o indennità", e auspica che non finisca come per i terremotati del Molise, con "una trasmissione di beneficenza su Canale 5".
In questo clima un cartello di associazioni (WWF, Arci, Ctm, e dintorni) ha proposto una finanziaria alternativa che si può firmare su www.sbilanciamoci.org, mentre molte associazioni del settore minacciano di disertare le parate governative a conclusione dell'Anno Europeo del Disabile, per non avallare una politica disastrosa di cui è ben difficile trovare qualcosa di condivisibile.

il bilancio negativo dell'anno europeo del diversamente abile