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(…) se le assemblee congressuali
dei Ds, Mrgherita, e Sdi approveranno la proposta Prodi – come è
prevedibile e auspicabile – tutto il resto, ed è moltissimo,
va ancora fatto. Da subito, dal giorno dopo, si dovrà operare perché
la lista unitaria non sia la semplice sommatoria di pezzi di ceto politico
e di frammenti di apparato. Da subito, dal giorno dopo, si dovrà
operare perché i protagonisti, gli attori principali, i soggetti
costituenti non siano limitati ai “tre partiti”: Da subito,
dal giorno dopo, movimenti, associazioni, realtà organizzate dovranno
essere chiamati a co-fondare la lista unitaria per le elezioni europee.
Ripeto: co-fondare. Dunque, non ospiti sopportati di malagrazia o interlocutori
di secondo piano: ma promotori del progetto. A pieno titolo e con pari
dignità. Sarà faticoso, faticosissimo, perché movimenti,
associazioni, realtà organizzate sono - per loro stessa natura
– indocili rispetto alle procedure della politica istituzionale
(e nulla è più istituzionale di una competizione elettorale):
e hanno, spesso, rappresentanze erratiche e provvisorie (il che, va ricordato,
è anche una virtù). Ma è un passaggio ineludibile.
Ed è una pre-condizione per evitare sia che la somma di 1+1+1 possa
risultare 2 e mezzo, se non due, sia “le parodie”, di cui
ha scritto Moretti. Ecco, questo è il secondo, e cruciale, punto.
Senza i movimenti e i soggetti della società civile, sarà
pressoché fatale che si vada verso una obsoleta e neghittosa dislocazione:
da una parte i “riformisti” e, dall’altra, gli “antagonisti”.
Già questa risibile ripartizione semantica segnala il degrado linguistico
(e, dunque, morale) dell’agire pubblico. Forse che oggi, a sinistra,
sono alacremente all’opera i “rivoluzionari”, impegnati
a distruggere il modo di produzione capitalistico? Ditemi i nomi e cognomi,
perché a me non risulta: e dunque, a sinistra, siamo ( o vorremo
essere) tutti riformisti, o – se si preferisce – “riformatori”,
nel caso che il primo termine faccia senso a qualcuno. Ne consegue che
nemmeno il discrimine tra “moderato” e “radicale”
è dato una volta per tutte e, in ogni caso, non segue le antiche
linee toponomastiche della politica novecentesca. Ci sono tanti “moderati”
in Rifondazione comunista quanti “radicali” nella Margherita.(…)
Guai, allora, a dare per scontata quella ripartizione e a immaginare che,
quasi naturalmente, tutto ciò che non è “partito organizzato”
sia estraneo al “riformismo”, sia votato all’”antagonismo”
(“ma de che?”, verrebbe da dire) e destinato, dunque, a rifiutare
la proposta di lista unitaria. (…) la proposta di lista unitaria
(…) non ha nulla a che vedere con il partito-unico della tradizione
integralista del “partito dominante”: e tende, piuttosto,
a una nuova e diversa aggregazione, fondata su una struttura aperta, cooperativa
e federativa. E’ il progetto più difficile del mondo? Forse,
ma è l’unico degno (e l’unico capace di farci vincere:
il che, ammetterete, non guasta). Luigi Manconi |