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Questo sarà il primo anno,
dopo due anni di opposizione alla realizzazione della riforma scolastica
avanzata dal governo Berlusconi, durante il quale gli studenti si troveranno
a confrontarsi non più su un progetto ma su un testo che è
diventato legge dello Stato. Un anno che dovrà vederci coinvolti,
sin da subito, per arrestare l’offensiva del governo sulla scuola
e per riprendere la discussione su una nuova idea di scuola e di saperi.
Dobbiamo essere consapevoli di quanto il governo tema la nascita di un
nuovo movimento studentesco: l’ondata repressiva degli ultimi tempi
ne costituisce un segnale eloquente.
La riforma del governo sul sistema d’istruzione è pericolosa,
riporta il paese indietro di oltre trent’anni, selezionando precocemente
gli studenti tra la futura classe dirigente e quelli avviati sin da piccoli
al lavoro (anche se non è ben chiaro quale). Una riforma reazionaria,
tesa a destrutturate il sistema pubblico: lo dimostrano i recenti provvedimenti
a favore di pezzi dell’elettorato della maggioranza - così
leggiamo il bonus per gli studenti delle scuole private- e gli spot di
Berlusconi e della Moratti a proposito degli investimenti per la scuola:
investimenti che, in realtà, non esistono come non esistono i mega
piani di finanziamento: basta leggere la finanziaria per capire quanto
siano false le promesse del ministro.
Soldi per la scuola non ce ne sono, e ormai la situazione è gravissima:
il governo aveva promesso lo stanziamento di otto miliardi di euro, ma,
come sempre, era uno spot propagandistico: infatti nella finanziaria compaiono
solo novanta milioni di euro.
In regime di autonomia, le scuole non sono in condizioni di predisporre
neanche i progetti più elementari se non sostenute adeguatamente
con investimenti corposi: pian piano, con un lavoro certosino e sotterraneo,
la Moratti sta, di fatto, spingendo il nostro sistema d’istruzione
verso il definitivo collasso.
Situazione analoga per l’Università: ecco perché crediamo
che la nostra battaglia sia anche quella degli studenti e le studentesse
universitari.
Si sente la necessità di un movimento studentesco, che sappia darsi
le proprie priorità politiche e che sappia confrontarsi sul terreno
delle politiche scolastiche.
Credo che occorra ripartire dalle condizioni materiali degli studenti
nelle scuole e dai diritti. Diritti da rivendicare, diritti da realizzare
nelle scuole. A partire da quelli più “semplici” anch’essi
sotto attacco (pensiamo al diritto di assemblea recentemente messo sotto
accusa dalla Moratti) per finire a quelli che ancora oggi tardano a farsi
spazio nella società, anche a sinistra, perfino tra i movimenti.
Parliamo del diritto allo studio, del diritto all’accesso ai saperi
pubblici. Parliamo quindi di una campagna che unisca tutte le soggettività
che in questi anni hanno lavorato contro la mercificazione dei saperi
(dai brevetti ai GATS, dalla Moratti alla legge 30 sul mercato del lavoro)
e che faccia del diritto al sapere una battaglia di tutti, che renda la
questione del reddito per i soggetti in formazione una battaglia di civiltà
e di nuova cittadinanza.
Per questo l’istruzione deve essere fra le priorità politiche
di tutti quei soggetti che lottano per una società più equa,
perché il sapere è la pre-condizione per una reale libertà
dell’individuo.
si
sente la necessità di un movimento studentesco, che sappia darsi
le proprie priorità politiche
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