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Viviamo in una città bella
perché ricca di opere del suo passato, oltrechè della sua
posizione geologica e dell’avvolgente presenza del mare. E vorrei
che anche oggi questa città si potesse arricchire di opere che
costituissero punti di riferimento visivi, come immagini, forme, opere
d’arte o d’altro ingegno, che parlassero di bellezza, di valori
irrinunciabili, di battaglie vinte, di progetti da realizzare, di memoria
storica da tenere ben presente ogni giorno della propria vita. Nessun
quartiere dovrebbe essere così totalmente povero, come di fatto
succede, di qualcosa che sia ricco di significato e di bellezza, contenuto
e forma.
Perché la bellezza ha una sua capacità educatrice, elevatrice,
cheparla direttamente ai cuori ed allo spirito attraverso gli occhi, quasi
senza passare attraverso la consapevolezza. E talvolta le parole, per
quanto vere e profonde, non bastano, e l’immagine può essere
una parola permanente, ferma lì, ogni giorno, a parlarci di qualcosa
o di qualcuno, ricordare fatti che non devono essere dimenticati.
La donazione di una vetrata dedicata a Giovanni Falcone ed a Paolo Borsellino,
al Tribunale di Siracusa, è nata da questa idea, oltre che per
i consigli preziosi di un amico e l’appartenenza all’associazione
Libera. Le nostre città, ma soprattutto i nostri amministratori,
si sono forse disabituati a pensare alle opere commemorative. Probabilmente
perché le ultime che hanno avuto risalgono alle guerre mondiali
e ricordano, spesso in maniera un po’ stereotipata o frettolosa,
i caduti per la Patria. La città in cui vivo, e che vorrei abitare
nel migliore dei modi, non dovrebbe pensare di poter fare a meno delle
opere d’arte che diano forma e materia ai suoi valori, alle sue
idee, agli avvenimenti, agli uomini ed alle donne protagonisti di questo
tempo.
Credo nell’importanza della memoria e nel potere che la memoria
ha di cambiare il cuore degli uomini. E senza questi impercettibili fondamentali
cambiamenti il cuore dell’uomo non può fare nulla che modifichi
il mondo che ha dentro di sé ed intorno a sé. Per questa
ragione è stata realizzata la vetrata collocata in Questura il
29 settembre. Su richiesta di alcuni agenti di Polizia, presenti alla
donazione della vetrata dedicata ai giudici assassinati dalla mafia avvenuta
il 23 maggio scorso, accolta dall’associazione Libera che ha ideato,
insieme al sig. Questore le modalità del progetto. Sono stata molto
contenta quando ho saputo dell’emozione e del desiderio di alcuni
agenti di avere in Questura un opera che ricordasse gli agenti uccisi
dalla mafia, e non solo mentre facevano da scorta ai giudici. Ed è
stato un grande piacere trovare nel sig. Questore la sensibilità
e la disponibilità a realizzare quell’idea in tempi brevissimi.
La vetrata, nel progetto originario, era tripartita poiché, intrecciandosi
e sostenendosi ai due alti pennoni delle bandiere, simbolo del valore
della cittadinanza, avrebbe dovuto avere una parte centrale, tra i due
pennoni, e due, più piccole laterali, per dare all’insieme
una forma più triangolare, più dinamica, più sviluppata
nel senso orizzontale.
Purtroppo, per i soliti problemi economici, da sempre condizionamento
delle opere d’arte, i pennoni non sono stati spostati nel centro
del cortile,dove c’era lo spazio necessario e la condizione migliore
perché i raggi solari la attraversassero proiettando il rosso sui
passanti ed è stata realizzata solo la parte centrale della vetrata.
Collocata all’esterno essa è così offerta agli occhi
di tutti, soprattutto a quelli della memoria, che sanno vedere in quei
venticinque nomi incisi sul vetro, e non su una targa a parte, quegli
uomini che hanno sacrificato le loro vite per difenderne delle altre.
La vetrata è molto semplice, si compone soprattutto di tre colori;
il nero assoluto, in basso, per l’asfalto sopra cui loro hanno trovato
la morte, per il buio, per il vuoto da cui apparentemente sono stai inghiottiti;
il rosso, fortissimo e violento, per il sangue sparso, per l’intensità
del dolore, ma anche per l’amore di tutti quelli che li hanno pianti:
ed infine il bianco trasparente, in alto, trasparente ma segnato da tagli,
graffi, onde, come se l’aria stessa fosse stata scossa, ferita dall’esplosione,
ed anche trasparente come lo spirito, come la purezza, come il coraggio
che trasforma la morte da violenza subita in vita offerta per un valore
più alto che la trascende.
La vetrata sembra fragile, esposta così all’aperto, in quel
cortile, ed in effetti ho sentito porre da più persone il problema
della sua sicurezza. Ma mi piace pensare che essa sia affidata al senso
estetico degli abitanti di questa città, e quindi potrebbe durare
a lungo.
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