la vetrata come arredo urbano

  di emanuela di bella  

 

Viviamo in una città bella perché ricca di opere del suo passato, oltrechè della sua posizione geologica e dell’avvolgente presenza del mare. E vorrei che anche oggi questa città si potesse arricchire di opere che costituissero punti di riferimento visivi, come immagini, forme, opere d’arte o d’altro ingegno, che parlassero di bellezza, di valori irrinunciabili, di battaglie vinte, di progetti da realizzare, di memoria storica da tenere ben presente ogni giorno della propria vita. Nessun quartiere dovrebbe essere così totalmente povero, come di fatto succede, di qualcosa che sia ricco di significato e di bellezza, contenuto e forma.
Perché la bellezza ha una sua capacità educatrice, elevatrice, cheparla direttamente ai cuori ed allo spirito attraverso gli occhi, quasi senza passare attraverso la consapevolezza. E talvolta le parole, per quanto vere e profonde, non bastano, e l’immagine può essere una parola permanente, ferma lì, ogni giorno, a parlarci di qualcosa o di qualcuno, ricordare fatti che non devono essere dimenticati.
La donazione di una vetrata dedicata a Giovanni Falcone ed a Paolo Borsellino, al Tribunale di Siracusa, è nata da questa idea, oltre che per i consigli preziosi di un amico e l’appartenenza all’associazione Libera. Le nostre città, ma soprattutto i nostri amministratori, si sono forse disabituati a pensare alle opere commemorative. Probabilmente perché le ultime che hanno avuto risalgono alle guerre mondiali e ricordano, spesso in maniera un po’ stereotipata o frettolosa, i caduti per la Patria. La città in cui vivo, e che vorrei abitare nel migliore dei modi, non dovrebbe pensare di poter fare a meno delle opere d’arte che diano forma e materia ai suoi valori, alle sue idee, agli avvenimenti, agli uomini ed alle donne protagonisti di questo tempo.
Credo nell’importanza della memoria e nel potere che la memoria ha di cambiare il cuore degli uomini. E senza questi impercettibili fondamentali cambiamenti il cuore dell’uomo non può fare nulla che modifichi il mondo che ha dentro di sé ed intorno a sé. Per questa ragione è stata realizzata la vetrata collocata in Questura il 29 settembre. Su richiesta di alcuni agenti di Polizia, presenti alla donazione della vetrata dedicata ai giudici assassinati dalla mafia avvenuta il 23 maggio scorso, accolta dall’associazione Libera che ha ideato, insieme al sig. Questore le modalità del progetto. Sono stata molto contenta quando ho saputo dell’emozione e del desiderio di alcuni agenti di avere in Questura un opera che ricordasse gli agenti uccisi dalla mafia, e non solo mentre facevano da scorta ai giudici. Ed è stato un grande piacere trovare nel sig. Questore la sensibilità e la disponibilità a realizzare quell’idea in tempi brevissimi. La vetrata, nel progetto originario, era tripartita poiché, intrecciandosi e sostenendosi ai due alti pennoni delle bandiere, simbolo del valore della cittadinanza, avrebbe dovuto avere una parte centrale, tra i due pennoni, e due, più piccole laterali, per dare all’insieme una forma più triangolare, più dinamica, più sviluppata nel senso orizzontale.
Purtroppo, per i soliti problemi economici, da sempre condizionamento delle opere d’arte, i pennoni non sono stati spostati nel centro del cortile,dove c’era lo spazio necessario e la condizione migliore perché i raggi solari la attraversassero proiettando il rosso sui passanti ed è stata realizzata solo la parte centrale della vetrata.
Collocata all’esterno essa è così offerta agli occhi di tutti, soprattutto a quelli della memoria, che sanno vedere in quei venticinque nomi incisi sul vetro, e non su una targa a parte, quegli uomini che hanno sacrificato le loro vite per difenderne delle altre.
La vetrata è molto semplice, si compone soprattutto di tre colori; il nero assoluto, in basso, per l’asfalto sopra cui loro hanno trovato la morte, per il buio, per il vuoto da cui apparentemente sono stai inghiottiti; il rosso, fortissimo e violento, per il sangue sparso, per l’intensità del dolore, ma anche per l’amore di tutti quelli che li hanno pianti: ed infine il bianco trasparente, in alto, trasparente ma segnato da tagli, graffi, onde, come se l’aria stessa fosse stata scossa, ferita dall’esplosione, ed anche trasparente come lo spirito, come la purezza, come il coraggio che trasforma la morte da violenza subita in vita offerta per un valore più alto che la trascende.
La vetrata sembra fragile, esposta così all’aperto, in quel cortile, ed in effetti ho sentito porre da più persone il problema della sua sicurezza. Ma mi piace pensare che essa sia affidata al senso estetico degli abitanti di questa città, e quindi potrebbe durare a lungo.