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(…)Non condividiamo la proposta
della segreteria per diverse ragioni. Anzitutto, sotto l’apparenza
dell’unità, in realtà divide esclude in partenza Rifondazione
comunista, ha già ricevuto un rifiuto dal Pdci, dai Verdi, non
ha risolto il rapporto con l’Italia dei valori, ha creato divisioni
all’interno degli stessi partiti (Ds, Margherita, Sdi), nei quali
la maggioranza si è finora mostrata favorevole. Si determina così
il serio rischio di un’ulteriore proliferazione, al centro come
a sinistra dello schieramento di opposizione, di liste per le europee,
che determinerebbe il preoccupante esito di un vantaggio per Berlusconi
e la lista che sarà da lui guidata. In secondo luogo, resta irrisolto
il problema della collocazione nel Parlamento europeo: a quale gruppo
aderiranno gli eletti nell’ipotizzata “lista unitaria”?
In realtà, in tutti i venticinque paesi dell’Ue allargata
esiste un partito socialista; in nessuno un soggetto politico che si definisca
“riformista”. Quella proposta si pone quindi in contrasto
con l’Europa. L’Italia sarebbe l’unico paese dell’intera
Unione nel quale alle prossime elezioni per il Parlamento europeo non
sarà presente una grande forza socialista. In terzo luogo, la scelta
di costruire un soggetto politico comune della sola componente moderata
dello schieramento di centrosinistra contiene in sé l’opzione
strategica moderata; la scelta cioè di perseguire una prospettiva
che ha già determinato, nelle elezioni politiche del 2001, pesanti
conseguenze elettorali, e che si rivela negativa sul piano del consenso
anche negli altri paesi europei nei quali è adottata da partiti
socialisti. Non è quindi una proposta davvero “riformista”,
almeno per chi crede che servano all’Italia riforme e politiche
non liberiste, ma di segno socialista e di sinistra: sulle questioni internazionali,
sul lavoro e le pensioni, per la scuola pubblica, per un assetto democratico
del sistema costituzionale. Infine, e soprattutto, riteniamo essenziale
la presenza in Italia di un autonomo e forte partito socialista, di sinistra
e di massa. Una forza politica in continuità con la storia, in
consonanza con l’Europa, ma capace di maggior coraggio, di fronte
ai grandi problemi del presente e a un futuro inedito, per ridare forza
agli ideali e alle ragioni della sinistra e del socialismo. Noi pensiamo
che la sinistra non abbia esaurito il suo ruolo, e che agli inizi del
nuovo millennio i processi della globalizzazione, recando con sé
l’aggravamento delle ingiustizie e il ricorso alla guerra preventiva,
richiedono più sinistra, e non improbabili terze vie. Serve una
sinistra che difenda e rafforzi il nucleo forte del modello europeo di
stato sociale, e che lo estenda alle nuove domande di diritti e di protezione
sociale. Serve una sinistra che torni a porre la “questione morale”
a fondamento dell’agire politico. Serve una sinistra che sappia
opporsi ai processi di riduzione della democrazia e precarizzazione dei
rapporti sociali che hanno investito anche il nostro paese. Serve una
sinistra che ripudi la guerra e lavori per un nuovo mondo possibile. Non
si tratta di chiudersi nei recinti del passato. Si tratta, al contrario,
di concorrere alla costruzione di una nuova tappa della civiltà
europea, fondata sulla universalità dei diritti sociali, sulla
centralità del lavoro, sulla qualità dello sviluppo, dell’ambiente
e della democrazia. (…) |