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La lettera/documento sottoscritta
da 11 esponenti dei DS, tra cui l’on. Roberto De Benedictis, merita
certamente una riflessione, anche se una certa indifferenza ha accolto
questa uscita pubblica. Segno evidente che si è appiattito il confronto
politico-culturale (un tratto distintivo della sinistra, sino a qualche
anno fa), e che una sorta di “afasia” connota l’agire
politico e la proposta programmatica della sinistra.
Riconoscere che la vita dei DS langue, che occorre coinvolgere gli iscritti,
un nuovo slancio ideale e programmatico, è un fatto positivo ed
importante, ma tutto ciò rimane un mera declamazione se le scelte
concrete del partito(o nelle istituzioni), e che pesano nel rapporto con
la tanto invocata “società civile”, alimentano il distacco.
Le ragioni che a Pesaro determinarono la formazioni di “aree”
contrapposte dentro i DS si sono sciolte come neve al sole, nel corso
di questi ultimi mesi. Ma qui conta discutere della deficitaria iniziativa
politico-programmatica, che contrassegna la vita e l’agire politico
dei DS di Siracusa, e che riguarda tutti noi.
Osservo inoltre che “Agire solidale”, il cui gruppo dirigente
è da tempo parte organica e autorevole dei DS, sembra essere venuto
meno alle motivazioni ideali e politico-culturali che ne avevano determinato
la nascita: rompere la logica delle mere “appartenenze”, chiudere
con “l’ingessatura delle differenze”, contribuire a
dar vita ad uno “spazio politico” in cui contaminazioni e
valorizzazione delle differenze, potessero rappresentare le uniche condizioni
per ridurre il peso delle “nomenclature”, le derive oligarchiche,
e per espandere le competenze, le capacità, il confronto di idee,
gli specialismi – che per loro natura non sono mai “di area”
o di “correntoni”, ma “singolari”, di singolarità
che formano/condividono una comunità politica, come può
essere un partito.
Ma non è la logica della “appartenenza”, quella che
contrassegna i comportamenti degli animatori di “Agire solidale”
dentro gli organismi di partito? Magari non rivendicando le scelte compiute,
ma assecondandone l’esito? avallandone il significato? Dalla “scelta”
della Direzione dei DS in città di Siracusa – dopo quasi
due anni, non so chi si assumerà la responsabilità per il
“vuoto” dei DS in città – all’ultima composizione
della Giunta alla Provincia regionale, ai limiti di un confronto programmatico
su aspetti delle politiche istituzionali e amministrative, Provincia compresa?
Caro Tati, se l’obiettivo è – come hai scritto tempo
fa su “Ideasolidale” – quello di “guarire la società”,
di strada ce n’è parecchia.
Evocare Bassolino, mentre si avallano – e pertanto si condividono
– “scelte” politico-istituzionali che ci riportano al
manuale “Cencelli” della vecchia DC non serve a niente: allora
sarebbe insorto il “vecchio” PCI, mentre oggi queste scelte
le facciamo noi. Ed in questo non assolvo nessuna area, né il “correntone”
né i “fassiniani”, né il “poco coinvolto”
sen. Rotondo.
Forse lo stesso Marziano, anche per il peso segnato dalle decine e decine
di migliaia di consensi, dovrebbe spingersi (e misurarsi) con la “libertà”
di “tagliare” il rapporto politica/società senza il
vincolo di dover essere “il Presidente di tutti”… tutti…tutti…troppo
tutti. In ogni caso, mi chiedo, in quali sedi e momenti i DS hanno svolto
un ruolo autonomo sulle “politiche” della Provincia?
Chi ha promosso “occasioni di confronto”, in cui la dialettica
partito/Istituzione segnasse un’autonomia che servisse ad entrambi,
senza dover contare così pesantemente sul perenne “trasformismo”
del ceto politico collocato in questo effervescente “centro”?
Ceto politico che continua a godere proprio di questa “rendita di
posizione”, avallato da settori dei DS che pensano, un po’
troppo comodamente, che questo è il “destino” della
politica meridionale.
Se ciascuno difende la propria rigida “appartenenza” e la
logica che “in politics” sembra corrispondergli, sia che gli
si assegni il termine di “nomenclatura” sia che si rivendichi
di parlare in nome della “società civile”, la questione
non cambia, perché non solo “al mondo” – come
scriveva Simone Weil – ma anche dentro i partiti “…non
c’è altra forza che la forza”. Anche le “idee”
o i “valori”(visto che parlo con cattolici impegnati) possono
essere “forza”, ma si tratta di capire quali idee vengono
messe in competizione.
Non vedo, non solo “all’orizzonte” ma negli attuali
comportamenti e nelle recenti “decisioni”, “una forza”
che davvero apra discontinuità “in politics”, né
“un’area”, né “singolarità”
che mettano in gioco se stessi, che assumano “responsabilità”,
né qualcuno disposto ad allargare lo spazio politico in quanto
tale, ponendo tutti davanti al “merito” delle questioni politiche
(programmatiche, istituzionali, di ruolo, ecc..), se le intenzioni sono
quelle di segnare una discontinuità.
A queste domande devono allora rispondere gli amici sottoscrittori del
documento: “le istanze di cui siete portatori”, quali sono?
E quali, “le politiche che le realizzano”?
Aspettare che qualcosa si muova “dall’alto” può
diventare un alibi.
Lungi da me caricare sulle spalle delle minoranze i limiti programmatici,
di iniziativa, di proposta, che contrassegnano i DS. Si pensi alla città,
all’assenza di una opposizione forte, visibile, autorevole, ad un
gruppo consiliare oramai “esaurito”, al di là dell’impegno
dei singoli.
Oggi è venuto il momento di “rimescolare” tutte le
carte dentro i DS – dagli organismi agli organigrammi, dalle politiche,
alle modalità di approccio programmatico, ecc… –, ponendo
fine a questo ruolo di “minoranza semiconsociativa”, speculare
ad una maggioranza “in stallo” ma di scarsa produttività
politica, chiedendo innanzitutto al Segretario della Federazione di andare
ad una nuova Segreteria provinciale, per costruire una Direzione autorevole
dei DS in città, anche in vista delle elezioni per il nuovo Sindaco
(con un percorso politico serio e trasparente, senza tatticismi o residui
da “3° Internazionale”: il “caso Spagna” sia
di monito), offrendo momenti di confronto aperto nel merito delle questioni
programmatiche sulle “politiche” della città, della
stessa Provincia, segnando visibilmente delle discontinuità a tutti
i livelli.
E’ di questo che intendiamo parlare?
roberto fai interviene
nel dibattito in corso nei ds di siracusa dopo la lettera inviata da 11
esponenti agli organismi del partito e agli iscritti
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