osare

  di francesco ortisi  

 

La politica non basta. A conclusione di una vita spesa nello studio e nell’impegno politico, è questo il convincimento che dolorosamente, ma lucidamente si fa strada nei pensieri di Claudio Napoleoni: economista e presidente del gruppo della Sinistra Indipendente al Senato della Repubblica, animatore insieme a Franco Rodano della “Rivista Trimestrale”, cui si deve negli anni Sessanta una rivisitazione critica del pensiero marxista; autore dell’importante “Discorso sulla economia politica” (1985) e coestensore della “Lettera ai comunisti italiani” sottoscritta da numerosi rappresentanti di un’articolata area politica e sociale, come contributo al XVII Congresso del PCI, svoltosi a Firenze nell’aprile del 1986. Claudio Napoleoni morì il 31 luglio 1988, prima che la caduta del Muro di Berlino determinasse una svolta nel corso degli avvenimenti storici. Ma la radicalità delle questioni da lui poste insieme ad altri compagni di viaggio ( tra i quali Rodano, Ossicini, La Valle, Vinay, Turoldo e Balducci) non cessa di interrogarci con tutto il carico di inquietudine che il peso della domanda comporta. Perché la domanda su cui Napoleoni e gli altri continuarono ad interrogarsi riguarda la politica concepita come strumento di liberazione. Una domanda, come si è detto, radicale, che assegna alla politica un compito “alto”, in aperto contrasto con ogni tentativo di ridurre l’agire politico a mero esercizio del potere, finalizzato tutt’al più a rendere efficiente il sistema, senza porlo in discussione. Un compito ”alto”, qual è appunto quello di vedere nella politica uno strumento di liberazione. Ma liberazione da cosa? “Assumere il problema della liberazione come strumento specifico dell’impegno politico, afferma Napoleoni, significa assumere il problema delle nuove alienazioni in una società frantumata, che è cosa ben diversa dal rendere più efficiente tale società”. La citazione è tratta dal volume di Raniero La Valle Prima che l’amore finisca, Ponte alle Grazie, Milano, 2003: il volume presenta il profilo di testimoni del nostro tempo tra cui, appunto, Claudio Napoleoni. Al “ritratto” che La Valle dedica a Napoleoni si ispirano ampiamente le riflessioni contenute in questo articolo. Ciò detto, va immediatamente aggiunto che per questo progetto di liberazione Marx non basta e non basta neppure la lotta di classe, perché la società tecnocratica e opulenta nella quale viviamo è cosa ben diversa da quella cui si contrapposero Marx e i marxisti. Il carattere distruttivo della società tecnocratica e opulenta mette infatti in atto un meccanismo di dominio diverso e ben più radicale di quello intravisto da Marx. La storia non è più interpretabile semplicemente attraverso il paradigma della lotta di classe, che condanna ad una condizione alienata gli sfruttati e riserva una condizione “beata” agli sfruttatori. Oggi i meccanismi del processo economico sono a tal punto pervasivi da subordinare tutte le figure che in esso sono coinvolte, senza distinzione di ruoli: ciò che sfrutta è la “cosa” in sé, in quanto capace di assorbire in sé tutti i soggetti. Ciò da cui occorre liberarsi è il dominio delle cose sull’uomo, su tutti gli uomini. Questa “nuova alienazione” si configura dunque come un sistema di dominio da cui non si esce mettendo i lavoratori al posto dei capitalisti La politica come liberazione è pertanto politica per il superamento radicale dell’attuale assetto sociale ed economico: è politica rivoluzionaria. Ma è a questo punto che giunge la domanda decisiva posta da Napoleoni: può la politica, da sola, adoperando gli strumenti che le sono propri, operare questa liberazione dal sistema di dominio? Oppure dobbiamo pensare con Heidegger che “solo un Dio ci può salvare”? Raniero la Valle ha cercato d’illuminare la portata storica della domanda posta da Napoleoni. La Valle osserva infatti che con questa domanda Napoleoni mette in gioco il pilastro stesso della modernità, in quanto il tempo della modernità è quel tempo in cui si vive “come se” Dio non ci fosse. Napoleoni riapre dunque la questione di Dio che la modernità ha escluso dal suo orizzonte. La domanda su Dio reintrodotta da Napoleoni non riguarda solo la sfera individuale e religiosa, ma viene posta ai fini di una salvezza che investe la dimensione collettiva della vita umana sulla Terra. Essa nasce da una “nuova antropologia”, perché nasce da una tensione verso tutti, verso l’umanità intera. L’antropologia vigente, sottolinea La Valle, è centrata invece sul “si salvi chi può”; è un’antropologia della diseguaglianza, dell’esclusione, del piccolo resto che si salva a discapito degli altri, considerati “esuberi”, “eccedenze”, “estranei”, in fondo extracomunitari.
Ma quale Dio può essere compagno nel cammino dell’uomo moderno? Non il Dio dell’onnipotenza e della trascendenza, non il Dio “tappabuchi”, ma il Dio “per gli altri”, il Dio crocefisso, il Dio che Bonhoeffer pone accanto all’uomo ormai adulto, la cui chiave di salvezza non è più la legge data da Dio a un mondo-bambino, ma l’amore. Il Dio che ci può salvare scaturisce dal cuore stesso dell’uomo, orientando e liberando tutte le sue potenzialità positive. Ciò è possibile perché nella società sottoposta al dominio tecnocratico sopravvive un “residuo” non assoggettato, rappresentato da quanti fra noi e da quanto in noi fuoriesce dalla logica integralmente economica e consumistica che pervade i rapporti tra gli uomini.
Si tratta allora non di invocare il miracolo, di attendere passivamente l’azione di Dio, ma di rimettere in gioco noi stessi, la nostra capacità di osare, di attivare capacità non esperite, di giungere a nuove determinazioni, ricordandoci che ciò è peculiare della natura umana: natura mai definitivamente determinata.
Tra il vivere “come se” Dio non ci fosse e l’attendere fideisticamente che venga il suo regno c’è un territorio intermedio ove si prefigura quella che Franco Rodano ci ha insegnato a riconoscere come una “storia possibile”: la storia che scaturisce dall’agire responsabile. Si tratta dunque di coltivare una nuova disposizione individuale e collettiva, che richiede degli atti e delle operazioni “eccezionali”, atti straordinari, testimoni di una “nuova antropologia”, di un nuovo modo di abitare la Terra; altrimenti, come ci ricorda Napoleoni, “il problema della pace noi non lo risolviamo… “

Claudio Napoleoni e la nuova antropologia