l'impero colpisce ancora

  di domenico richiusa  

 

Sono ormai passati diversi mesi dalla conclusione della guerra in Iraq, o perlomeno da quella che fu annunciata come fine della guerra eppure ancora non si vedono in quelle zone spiragli di pace e di democrazia. Proprio in questi giorni è stata annunciata la notizia che il numero di morti anglo-americani dalla fine della guerra ad oggi ha superato quelli che si erano avuti durante il breve conflitto, tutti morti dovuti a guerriglia ed attentati di vario tipo. Ciò addolora e rattrista ma fa anche tanta rabbia un altro dato su cui in molti hanno taciuto e sul quale le notizie si reperiscono con enorme difficoltà e cioè il fatto che in quelle martoriate terre muoiono circa 50 iracheni al giorno vittime di regolamenti di conti fra fazioni avverse, vittime di rapine e di violenze di ogni tipo che avvengono nella totale assenza di vigilanza e di controlli, visto che il territorio in questione è ormai (se non per poche zone) terra di nessuno, una terra dove ognuno si sente arbitro della vita degli altri.
Verrebbe proprio la voglia di dire : Ve l’avevamo detto!!! Quanti infatti sono stati gli appelli lanciati prima dell’inizio della guerra agli americani invitandoli a riflettere bene su quali potessero essere le conseguenze di un conflitto, appelli caduti nel vuoto e utilizzati dal presidente Bush e dal nostro berluskaiser come accuse di incompetenza e di permissivismo verso le dittature da parte dei pacifisti: Ma quale permissivismo e quale incompetenza!!!
Non ci voleva molto a capire che il popolo iracheno non avrebbe mai potuto accettare che sul proprio territorio fosse presente una potenza straniera lì presente solo per interessi economici (sappiamo benissimo che una delle poche cose che funziona in Iraq sono le condotte petrolifere che pompano a pieno regime!) e non per portare democrazia e libertà, principi questi dei quali gli americani hanno uno strano concetto interpretandolo a proprio piacimento. A posteriori non si può non pensare a quanto preziose sarebbero state le vie diplomatiche, che se percorse sino in fondo avrebbero permesso di ottenere una soluzione pacifica (si era già sulla buona strada) della questione risparmiando così al popolo iracheno migliaia di morti ed indicibili sofferenze oltre a permettere a quella nazione una transizione pacifica dalla dittatura ad una forma democratica di governo. Invece si è scelta la via della violenza e della guerra e così facendo gli odi e i risentimenti delle fazioni avverse hanno trovato pieno sfogo in una situazione di totale assenza di controllo e di vigilanza, in quanto i soldati schierati non sono numericamente sufficienti per coprire tutto l’Iraq e nei vuoti di potere si sa come va a finire. Fa ancora più rabbia pensare a quanti milioni di dollari sono stati spesi in bombe e armamenti, dollari che veramente avrebbero cambiato volto all’Iraq se solo fossero stati impiegati per scopi diversi da quelli dell’uccidere.
Eppure l’esperienza afgana doveva servire a qualcosa visto che a due anni di distanza nemmeno lì la situazione è tanto migliore rispetto a qualche anno fa e continuano a regnare sovrane la violenza e la completa anarchia. Le immagini delle donne prive di burqa si sono dimostrate solo sporca propaganda dei primi giorni, provate a tornare ora in quelle zone e vi accorgerete di come quelle stesse donne continuino a viaggiare nei cofani delle automobili coperte interamente dai burqa che ….altro che scomparsi!!!!
Inutile aggiungere altro in quanto il dolore e la rabbia prendono inesorabilmente il sopravvento quando si parla di cose che erano state ampiamente previste e che potevano e dovevano essere evitate. L’auspicio è che tutti quei movimenti che lo scorso anno diedero uno scossone al mondo occidentale manifestando in migliaia di piazze non abbiano abbandonato le speranza di vedere la pace come unico elemento di dominio nel mondo, perché questo è il momento di riprendere a urlare forte in faccia a tutti quegli “strateghi” che ci guardavano con sufficienza che avevamo ragione e che i conflitti possono essere risolti con altre armi che non sparano proiettili e che possono portare veramente pace e democrazia.

le guerre che non finiscono