|
|
Sono ormai passati diversi mesi dalla
conclusione della guerra in Iraq, o perlomeno da quella che fu annunciata
come fine della guerra eppure ancora non si vedono in quelle zone spiragli
di pace e di democrazia. Proprio in questi giorni è stata annunciata
la notizia che il numero di morti anglo-americani dalla fine della guerra
ad oggi ha superato quelli che si erano avuti durante il breve conflitto,
tutti morti dovuti a guerriglia ed attentati di vario tipo. Ciò
addolora e rattrista ma fa anche tanta rabbia un altro dato su cui in
molti hanno taciuto e sul quale le notizie si reperiscono con enorme difficoltà
e cioè il fatto che in quelle martoriate terre muoiono circa 50
iracheni al giorno vittime di regolamenti di conti fra fazioni avverse,
vittime di rapine e di violenze di ogni tipo che avvengono nella totale
assenza di vigilanza e di controlli, visto che il territorio in questione
è ormai (se non per poche zone) terra di nessuno, una terra dove
ognuno si sente arbitro della vita degli altri.
Verrebbe proprio la voglia di dire : Ve l’avevamo detto!!! Quanti
infatti sono stati gli appelli lanciati prima dell’inizio della
guerra agli americani invitandoli a riflettere bene su quali potessero
essere le conseguenze di un conflitto, appelli caduti nel vuoto e utilizzati
dal presidente Bush e dal nostro berluskaiser come accuse di incompetenza
e di permissivismo verso le dittature da parte dei pacifisti: Ma quale
permissivismo e quale incompetenza!!!
Non ci voleva molto a capire che il popolo iracheno non avrebbe mai potuto
accettare che sul proprio territorio fosse presente una potenza straniera
lì presente solo per interessi economici (sappiamo benissimo che
una delle poche cose che funziona in Iraq sono le condotte petrolifere
che pompano a pieno regime!) e non per portare democrazia e libertà,
principi questi dei quali gli americani hanno uno strano concetto interpretandolo
a proprio piacimento. A posteriori non si può non pensare a quanto
preziose sarebbero state le vie diplomatiche, che se percorse sino in
fondo avrebbero permesso di ottenere una soluzione pacifica (si era già
sulla buona strada) della questione risparmiando così al popolo
iracheno migliaia di morti ed indicibili sofferenze oltre a permettere
a quella nazione una transizione pacifica dalla dittatura ad una forma
democratica di governo. Invece si è scelta la via della violenza
e della guerra e così facendo gli odi e i risentimenti delle fazioni
avverse hanno trovato pieno sfogo in una situazione di totale assenza
di controllo e di vigilanza, in quanto i soldati schierati non sono numericamente
sufficienti per coprire tutto l’Iraq e nei vuoti di potere si sa
come va a finire. Fa ancora più rabbia pensare a quanti milioni
di dollari sono stati spesi in bombe e armamenti, dollari che veramente
avrebbero cambiato volto all’Iraq se solo fossero stati impiegati
per scopi diversi da quelli dell’uccidere.
Eppure l’esperienza afgana doveva servire a qualcosa visto che a
due anni di distanza nemmeno lì la situazione è tanto migliore
rispetto a qualche anno fa e continuano a regnare sovrane la violenza
e la completa anarchia. Le immagini delle donne prive di burqa si sono
dimostrate solo sporca propaganda dei primi giorni, provate a tornare
ora in quelle zone e vi accorgerete di come quelle stesse donne continuino
a viaggiare nei cofani delle automobili coperte interamente dai burqa
che ….altro che scomparsi!!!!
Inutile aggiungere altro in quanto il dolore e la rabbia prendono inesorabilmente
il sopravvento quando si parla di cose che erano state ampiamente previste
e che potevano e dovevano essere evitate. L’auspicio è che
tutti quei movimenti che lo scorso anno diedero uno scossone al mondo
occidentale manifestando in migliaia di piazze non abbiano abbandonato
le speranza di vedere la pace come unico elemento di dominio nel mondo,
perché questo è il momento di riprendere a urlare forte
in faccia a tutti quegli “strateghi” che ci guardavano con
sufficienza che avevamo ragione e che i conflitti possono essere risolti
con altre armi che non sparano proiettili e che possono portare veramente
pace e democrazia.
le
guerre che non finiscono
|
|