il regolamento dell'ars

  di roberto de benedictis  

 

Nella seduta dell’8 ottobre scorso l’ARS ha votato le modifiche al suo regolamento interno. Volute come risposta di facciata ad una improduttività senza precedenti del parlamento siciliano, constano in verità di poche ed irrilevanti novità. Né poteva essere altrimenti, giacché è stato fin dall’inizio puramente ipocrita il tentativo di attribuire ad un regolamento ciò che dipendeva esclusivamente dalla volontà dei deputati. Le nuove norme abbreviano talune pause tecniche, riducono i tempi a disposizione di ciascun oratore ed assegnano un ruolo maggiore alle commissioni legislative, limitando la possibilità di presentare in aula emendamenti ai testi ed introducendo la possibilità che l’intera legge venga redatta interamente nella competente commissione legislativa, lasciando all’assemblea il voto finale. Modifiche condivisibili, che l’opposizione ha fortemente contribuito ad introdurre, ma che non potranno intaccare, né potevano farlo, il problema di fondo: come può infatti attribuirsi ad un regolamento la responsabilità del mancato esercizio legislativo?
Il nuovo assetto istituzionale derivante dalla legge costituzionale 1/99, che vede distinte per la prima volta in Sicilia le competenze e le origini della giunta di governo e dell’assemblea legislativa, costituisce solo la causa “nobile”, il pretesto formale di un degrado politico senza precedenti. Se è vero infatti che l’ARS, privata della possibilità di influire significativamente su un governo oramai stabile, deve ridisegnare il suo ruolo di indirizzo mediante l’esercizio legislativo che gli è proprio, nonché di controllo dell’attività dell’esecutivo, è vero anche che né l’uno né l’altro dei compiti hanno finora visto da parte delle rappresentanze politiche in parlamento atteggiamenti mentali e sforzi commisurati a questi intenti. La mancata produzione legislativa, la paralisi politica dell’ARS non sono quindi colpa di alcun regolamento bensì di una assenza di contenuti e di responsabilità nella quale enormi sono le colpe della maggioranza, forte della sua preponderanza numerica di ben 64 deputati su 90.
Quale regolamento ha mai impedito di esaminare i disegni di legge (ne sono stati presentati circa settecento) nelle varie commissioni, se non l’assenteismo dei deputati stessi e, fra questi, massimamente quelli del Polo i quali, nonostante in tutte detengano la maggioranza assoluta dei componenti, non sono mai in grado di assicurare da soli il numero legale per lo svolgimento delle sedute? Che cosa impedisce di iniziare in orario le riunioni d’aula e non con ore o giorni di ritardo, se non una conduzione da parte dei capigruppo della maggioranza improntata all’uso personale della istituzione pubblica? Già, poiché tutto deve subordinarsi ai tempi della mediazione, del compromesso fino a consentire il dibattito in aula solo quando è raggiunta una intesa fra i partiti del Polo, altrimenti e sistematicamente divisi su tutto.
Certamente non è per colpa di un regolamento, bensì per manifesta incapacità politica oppure per precisa volontà distruttiva, che questa maggioranza ha consentito all’Assemblea il varo di tre sole leggi dall’inizio dell’anno ad oggi: la legge finanziaria, le ennesime modifiche alle norme sui lavori pubblici e la legge a sostegno delle famiglie (finora rimasta lettera morta). Se si aggiungono gli atti dovuti o complementari, quali le introduzioni e proroghe dell’esercizio di bilancio provvisorio (poiché la finanziaria è stata approvata con quasi quattro mesi di ritardo!), alcune leggine marginali composte da 2 o al massimo 6 articoli (giochi mondiali militari, personale delle scuole materne, etc.) e una incredibile legge “omnibus” dove in 24 articoli si parla di tutto (norme di bilancio e carcasse bovine, sanatoria edilizia e sanità, Teatro di Messina e collegamenti marittimi con le isole minori, e così via) il numero delle leggi arriva a 13! In quasi un anno. Nessun provvedimento di riforma di quelli invocati dalla società, dal sistema produttivo, dagli enti locali e persino – con insolita decisione – dalla Corte dei Conti. Quest’ultima infatti non ha esitato, nella sua relazione sul rendiconto generale della Regione per l’esercizio 2002, a richiamare il governo Cuffaro ad “improcrastinabili interventi strutturali nei settori della sanità, del precariato, della formazione professionale, della finanza previdenziale, del costo del lavoro pubblico”. Parole inascoltate.
Certamente non è per colpa di un regolamento che l’Assemblea tiene seduta in media una o al massimo due volte la settimana, che queste sedute si svolgono normalmente nella più assoluta confusione e distrazione, con deputati che durante il dibattito parlano al telefonino, scherzano, girovagano, sfottono chi parla, etc. Una maniera di pascolare in aula che, al di là di ogni questione di stile, è specchio di un pascolare politico, da parte della maggioranza in parlamento, privo di obiettivi e contenuti. È qui fra banchi semivuoti, che nascono leggi come quella omnibus di cui si diceva prima, del tutto priva di alcuna visione generale, di funzione strategica ma semplicemente sommatoria di tanti interessi particolari in forza dei quali deputati solitamente in letargo si ridestano per il tempo che dura l’emendamento che gli preme.
Certamente non è per colpa di un regolamento se l’Assemblea non ha mai avuto, almeno in tutta la legislatura in corso, un calendario dei lavori. Ciascuna data viene stabilita di volta in volta, alla fine della seduta precedente. Nessuno può sapere se e quando un disegno di legge sarà discusso in aula, per quanto tempo, e quando si voterà. Tutto procede all’impronta, di minuto in minuto, senza possibilità di alcuna programmazione. Il regolamento precedente conteneva già precise norme per la calendarizzazione dei lavori, ma il navigare a vista è la regola più ferrea dell’ARS perché questo è il modo di procedere della maggioranza che sostiene Cuffaro. A sua volta conseguenza e specchio di una totale mancanza di progetto e dunque di programma politico.
Perché il punto di tutto quello che stiamo dicendo è il seguente: potrebbe chi ha degli obiettivi e si è dato delle scadenze temporali, potrebbe un governo responsabile alla guida di una regione come quella siciliana, coperta da mille urgenze ed emergenze, non avere in parlamento un calendario di lavoro e di impegni? Potrebbe, una maggioranza con un’idea di governo in testa, comportarsi in questo modo?
Questo centrodestra si, e si vede.
Come avrò modo, prossimamente, di illustrare.