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Nella seduta dell’8 ottobre
scorso l’ARS ha votato le modifiche al suo regolamento interno.
Volute come risposta di facciata ad una improduttività senza precedenti
del parlamento siciliano, constano in verità di poche ed irrilevanti
novità. Né poteva essere altrimenti, giacché è
stato fin dall’inizio puramente ipocrita il tentativo di attribuire
ad un regolamento ciò che dipendeva esclusivamente dalla volontà
dei deputati. Le nuove norme abbreviano talune pause tecniche, riducono
i tempi a disposizione di ciascun oratore ed assegnano un ruolo maggiore
alle commissioni legislative, limitando la possibilità di presentare
in aula emendamenti ai testi ed introducendo la possibilità che
l’intera legge venga redatta interamente nella competente commissione
legislativa, lasciando all’assemblea il voto finale. Modifiche condivisibili,
che l’opposizione ha fortemente contribuito ad introdurre, ma che
non potranno intaccare, né potevano farlo, il problema di fondo:
come può infatti attribuirsi ad un regolamento la responsabilità
del mancato esercizio legislativo?
Il nuovo assetto istituzionale derivante dalla legge costituzionale 1/99,
che vede distinte per la prima volta in Sicilia le competenze e le origini
della giunta di governo e dell’assemblea legislativa, costituisce
solo la causa “nobile”, il pretesto formale di un degrado
politico senza precedenti. Se è vero infatti che l’ARS, privata
della possibilità di influire significativamente su un governo
oramai stabile, deve ridisegnare il suo ruolo di indirizzo mediante l’esercizio
legislativo che gli è proprio, nonché di controllo dell’attività
dell’esecutivo, è vero anche che né l’uno né
l’altro dei compiti hanno finora visto da parte delle rappresentanze
politiche in parlamento atteggiamenti mentali e sforzi commisurati a questi
intenti. La mancata produzione legislativa, la paralisi politica dell’ARS
non sono quindi colpa di alcun regolamento bensì di una assenza
di contenuti e di responsabilità nella quale enormi sono le colpe
della maggioranza, forte della sua preponderanza numerica di ben 64 deputati
su 90.
Quale regolamento ha mai impedito di esaminare i disegni di legge (ne
sono stati presentati circa settecento) nelle varie commissioni, se non
l’assenteismo dei deputati stessi e, fra questi, massimamente quelli
del Polo i quali, nonostante in tutte detengano la maggioranza assoluta
dei componenti, non sono mai in grado di assicurare da soli il numero
legale per lo svolgimento delle sedute? Che cosa impedisce di iniziare
in orario le riunioni d’aula e non con ore o giorni di ritardo,
se non una conduzione da parte dei capigruppo della maggioranza improntata
all’uso personale della istituzione pubblica? Già, poiché
tutto deve subordinarsi ai tempi della mediazione, del compromesso fino
a consentire il dibattito in aula solo quando è raggiunta una intesa
fra i partiti del Polo, altrimenti e sistematicamente divisi su tutto.
Certamente non è per colpa di un regolamento, bensì per
manifesta incapacità politica oppure per precisa volontà
distruttiva, che questa maggioranza ha consentito all’Assemblea
il varo di tre sole leggi dall’inizio dell’anno ad oggi: la
legge finanziaria, le ennesime modifiche alle norme sui lavori pubblici
e la legge a sostegno delle famiglie (finora rimasta lettera morta). Se
si aggiungono gli atti dovuti o complementari, quali le introduzioni e
proroghe dell’esercizio di bilancio provvisorio (poiché la
finanziaria è stata approvata con quasi quattro mesi di ritardo!),
alcune leggine marginali composte da 2 o al massimo 6 articoli (giochi
mondiali militari, personale delle scuole materne, etc.) e una incredibile
legge “omnibus” dove in 24 articoli si parla di tutto (norme
di bilancio e carcasse bovine, sanatoria edilizia e sanità, Teatro
di Messina e collegamenti marittimi con le isole minori, e così
via) il numero delle leggi arriva a 13! In quasi un anno. Nessun provvedimento
di riforma di quelli invocati dalla società, dal sistema produttivo,
dagli enti locali e persino – con insolita decisione – dalla
Corte dei Conti. Quest’ultima infatti non ha esitato, nella sua
relazione sul rendiconto generale della Regione per l’esercizio
2002, a richiamare il governo Cuffaro ad “improcrastinabili interventi
strutturali nei settori della sanità, del precariato, della formazione
professionale, della finanza previdenziale, del costo del lavoro pubblico”.
Parole inascoltate.
Certamente non è per colpa di un regolamento che l’Assemblea
tiene seduta in media una o al massimo due volte la settimana, che queste
sedute si svolgono normalmente nella più assoluta confusione e
distrazione, con deputati che durante il dibattito parlano al telefonino,
scherzano, girovagano, sfottono chi parla, etc. Una maniera di pascolare
in aula che, al di là di ogni questione di stile, è specchio
di un pascolare politico, da parte della maggioranza in parlamento, privo
di obiettivi e contenuti. È qui fra banchi semivuoti, che nascono
leggi come quella omnibus di cui si diceva prima, del tutto priva di alcuna
visione generale, di funzione strategica ma semplicemente sommatoria di
tanti interessi particolari in forza dei quali deputati solitamente in
letargo si ridestano per il tempo che dura l’emendamento che gli
preme.
Certamente non è per colpa di un regolamento se l’Assemblea
non ha mai avuto, almeno in tutta la legislatura in corso, un calendario
dei lavori. Ciascuna data viene stabilita di volta in volta, alla fine
della seduta precedente. Nessuno può sapere se e quando un disegno
di legge sarà discusso in aula, per quanto tempo, e quando si voterà.
Tutto procede all’impronta, di minuto in minuto, senza possibilità
di alcuna programmazione. Il regolamento precedente conteneva già
precise norme per la calendarizzazione dei lavori, ma il navigare a vista
è la regola più ferrea dell’ARS perché questo
è il modo di procedere della maggioranza che sostiene Cuffaro.
A sua volta conseguenza e specchio di una totale mancanza di progetto
e dunque di programma politico.
Perché il punto di tutto quello che stiamo dicendo è il
seguente: potrebbe chi ha degli obiettivi e si è dato delle scadenze
temporali, potrebbe un governo responsabile alla guida di una regione
come quella siciliana, coperta da mille urgenze ed emergenze, non avere
in parlamento un calendario di lavoro e di impegni? Potrebbe, una maggioranza
con un’idea di governo in testa, comportarsi in questo modo?
Questo centrodestra si, e si vede.
Come avrò modo, prossimamente, di illustrare.
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