condoni e tagli

  di andrea campisi  

 

La vita politica italiana, alla ripresa dal periodo estivo, si presenta caratterizzata dalla necessità dell'attuale Governo di fare cassa.
Sembrano passati i periodi in cui il Ministro Tremonti, nonostante i fatti non gli dessero ragione, mostrava ottimismo e dichiarava al mondo intero che i conti pubblici erano a posto.
Ora è lo stesso Ministro Tremonti a sancire il fallimento della politica liberista senza regole e a sostenere che occorre una manovra economica per risanare le casse del bilancio dello Stato, poichè siamo in piena recessione.
Sono stati due i principali strumenti individuati dall'attuale governo per dare inizio a questa operazione di rientro e cioè il condono edilizio e la riforma previdenziale.
La nuova Finanziaria vuole realizzare entrate sanando quelle costruzioni frutto di una mentalità di aggressione delÊterritorio, in violazione delle più elementari regole di convivenza civile; addossando poi ai Comuni che, in base a tale progetto di riforma, saranno tra gli enti che subiranno tagli ai finanziamenti, le opere di urbanizzazione necessarie per dotare tali costruzioni neolegalizzate dei servizi essenziali.
Il territorio siracusano costituisce, anche alla luce della recente alluvione, un esempio emblematico di come sia sconsiderato, oltre che illegale, costruire al margine di fiumi e, comunque, in assenza di un piano di smaltimento delle acque piovane, come, del resto, appare insensato e pericoloso che in Sicilia si sia costruito alle falde di un vulcano in piena attività eruttiva come l'Etna. Ma ciò appare difficile da far comprendere non solo ai politici localiÊche, nel corso degli anni hanno assistito impotenti, se nonÊaddirittura consenzienti, a questo fenomeno dilagante ma anche a chi ci governa ai più alti livelli che individua nella legalizzazione ex post di tale fenomeno lo strumento più efficace per uscire dall'impasse.
A ciò si aggiungono poi i previsti tagli nel settore pensionistico, la politica di favore delle imprese e non delle famiglie, che si accompagna drammaticamente all'attuale aumento del costo della vita, e i previsti tagli ai fondi per le scuole statali e per la sanità.
La linee guida di tali politiche di rientro del debito pubblico appaiono quelle di privilegiare chi costruisce abusivamente, a scapito di chi costruisce nel rispetto delle leggi e quindi, con notevole dispendio di tempo e denaro, di penalizzare settori nevralgici della vita di un paese, quali la sanità e la pubblica istruzione, categorie deboli,come i pensionati e i lavoratori, nonchè emerge la mancata predisposizione di un piano di arresto del fenomeno dell'inflazione.

il fallimento delle politiche economiche del governo