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Ci sono numerosi segnali che dimostrano
che nel blocco sociale che si era saldato intorno alla CDL e alla leadership
mediatica di Berlusconi, si stanno operando incrinature importanti.
Ciò non si traduce però automaticamente in consenso per
il centro-sinistra.
Soprattutto a causa delle gravi difficoltà che incontra il centro-sinistra
nel presentarsi come alternativa credibile.
Gli scontri interni un po' su tutto: leader, modalità di costruzione
dell'Ulivo, allargamento dei confini; le laceranti divaricazioni su ruolo
internazionale dell'Italia, sciopero generale, unità sindacale,
richiedono un grande lavoro che metta al centro e in ordine questioni
quali: il progetto, il programma, forma della coalizione, gruppo dirigente.
Ritengo importante riprendere il filo del cammino intrapreso nel 1996.
Perché non ripartire dalle 88 tesi dell'Ulivo, avviando una larga
riflessione, diffusa nel Paese, nei territori, negli aggregati sociali,
nelle organizzazioni, che aggiorni e riveda quel progetto, insieme alla
costruzione di un programma di governo che miri innanzitutto a dare risposte
alle emergenze del Paese: dalla legalità e dalla giustizia alla
crisi industriale; dalla scuola alla sanità; dal federalismo alla
crescita del mezzogiorno?
Contemporaneamente, occorre lavorare ad un nuovo modello organizzativo
dell'Ulivo, nel quale va compresa anche Italia dei Valori, sostanzialmente
su uno schema federale, nel quale le singole parti, comprese le espressioni
dei movimenti, si federano e cedono porzioni di sovranità al soggetto
di coalizione, il quale sarà il solo titolato ad intervenire sulle
questioni, per così dire, di livello federale.
A questo punto si porrà la questione del leader della coalizione
e candidato premier.
Bisogna fare presto, per impedire che la divaricazione tra chi spinge
sulla radicalità dei movimenti e chi punta sul carattere riformista
dell'Ulivo diventi insuperabile. |
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