libertà di stampa

  di michele accolla  

 

Reporter sans frontières è un'organizzazione internazionale, riconosciuta ufficialmente di pubblica utilità, che si occupa della difesa della libertà di stampa in tutti i paesi del mondo.
Rsf ha recentemente pubblicato il primo studio sulla libertà di stampa, prendendo in esame 139 nazioni, e i risultati, a scorrere la graduatoria, sono in qualche caso sorprendenti.
Se è una conferma il primo posto condiviso da Finlandia, Islanda, Norvegia e Olanda, altrettanto non può dirsi del 17° posto occupato dagli Stati Uniti preceduti, tra gli altri, dal Costa Rica, o il 40° posto dell'Italia, abbondantemente ultimo tra i paesi dell'Unione Europea, che segue nazioni come Hong Kong, Benin, Cile, Namibia e, addirittura la Sud Corea, che certo vantano una tradizione democratica meno prestigiosa rispetto alla nostra.
Il vertice è quindi monopolizzato dai paesi dell'Europa del nord; il primo paese non europeo è il Canada in 5a posizione.
Il continente che sta peggio è l'Asia, che occupa tutti gli ultimi cinque posti della graduatoria con, nell'ordine, Bhutan, Turkmenistan, Burma, Cina e Corea del Nord, con le ultime due che chiudono a pari punteggio al 139° posto.
La classifica è stata stilata sulla base di un indice determinato attraverso una serie di 50 domande poste a giornalisti, ricercatori ed esperti giuristi, sui vari aspetti della violazione della libertà di stampa.
Per ciascun paese sono stati considerati gli omicidi e gli arresti di giornalisti, le censure, le pressioni, i monopoli nei vari campi, le condanne per reati a mezzo stampa, e i criteri adottati per la regolamentazione dei media.
La graduatoria completa dei 139 paesi coinvolti nello studio, assieme alla relazione conclusiva, sono disponibili al sito internet www.rsf.org.
Dalla lettura della classifica si rileva come la libertà di stampa non sia monopolio dei paesi ricchi e come non ci sia sempre corrispondenza tra il benessere materiale in uno stato e la libertà di stampa.
Significativo è poi il caso della Colombia e del Bangladesh, collocati rispettivamente al 114° e al 118° posto, sebbene i governi siano stati democraticamente eletti.
La brutta posizione dell'Italia, alla quale lo studio di Rsf dedica un paragrafo che riportiamo per intero nel riquadro sotto, allarma ma sorprende solo fino ad un certo punto.
La libertà di espressione nel nostro paese è già infatti da un po' fonte di seria preoccupazione, rafforzata da una successione di fatti avvenuti nell'ultimo anno e mezzo, che è appena il caso di ricordare: dalle liste di epurazione rilasciate a Telelombardia dall'On. Gasparri, che da lì a poco sarebbe diventato Ministro delle Comunicazioni, al pronunciamento bulgaro del Presidente Berlusconi su Biagi, Santoro e Luttazzi, allo scontro per il controllo del Corriere della sera, fino alle vicende Rai di questi giorni.