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Qualcuno durante i giorni di Firenze
ha scritto che la politica ripartiva da quel luogo.
Lo ha scritto a caratteri grossi sul suo giornale. Lo ha scritto ed aveva
ragione.
Se si dovesse riassumere il senso di quei giorni, altro modo migliore
non ci sarebbe se non spiegando il concetto di politica in movimento,
di politica fatta dal basso.
Non la politica delle stanze e degli accordi, ma la politica di chi discute,
di chi lavora a contatto con la gente, di chi affronta i problemi giorno
per giorno. A Firenze un pezzo di Europa si è riunito, ha incontrato
migliaia di persone e ha spiegato che "un'altra Europa è possibile"
non è solo un efficace slogan ma è il motivo per cui centinaia
di associazioni in tutta Europa ogni giorno lavorano.
A Firenze la parola utopia non è mai stata pronunciata. Durante
le conferenze i dibattiti, i seminari i worshop, si è discusso
in concreto su come si può cambiare il mondo (l'Europa in questo
caso) in cui viviamo. Non si è discusso di cose astratte, di sogni,
di utopie, ma di tangibili idee, di esperienze reali, di proposte attuabili.
I lavori sono stati divisi su tre grandi aree tematiche: Liberismo e Globalizzazione,
Guerra e Pace, Diritti Cittadinanza e Democrazia. Numerose le personalità
chiamate ad intervenire che hanno illustrato i problemi che ci circondano:
dal neoliberismo sfrenato che produce ricchezza per pochi e povertà
per molti, alle guerre, tutte le guerre che seminano morti civili e lacerano
il nostro pianeta, passando per la crisi della democrazia che è
in atto nel nostro continente, che silenziosa avanza dando potere a gruppi
ristretti di persone, a piccoli gruppi economici.
Cose già note, potrebbe osservare qualcuno, cose di cui però
nessuno parla, cose che ci riguardano quotidianamente, cose che vanno
combattute, cose che potrebbero addormentarsi nelle nostre coscienze ottuse.
Problemi reali che vanno risolti. Non solo però accuse a questo
mondo, ma anche progetti per risolvere i nostri mali.
Ma torniamo a Firenze. Nella stupenda Fortezza da Basso, invasa da ragazzi
e ragazze, provenienti da tutta Europa, non solo giovani, visibile anche
la presenza di persone adulte segno che la voglia di incidere sulla vita
politica della nostra Europa è trasversale, non solo quindi una
moda giovanile, un riunirsi a far baldoria. Una coscienza in movimento
per cambiare l'Europa e non con la forza delle parole, ma con esperienze
reali che le numerose associazioni presenti a Firenze mettono in atto
quotidianamente nelle realtà da cui provengono.
A chiusura degli incontri la manifestazione, bella, colorata, immensa.
Un' onda pacifica che richiede pace, fluttuante per sette chilometri.
Ironica contro i negozianti chiusi: "scemo, avresti fatto i soldi"
si legge sulla copertura di un negozio di alimentari che si trovava lungo
il percorso. Ironica contro la Fallaci: "no ai black block veri o
Fallaci". Gentile con Firenze: "Firenze ti amo, non ti toccherei
neanche con un fiore". Nessun incidente dunque e soprattutto la città
non è stata sporcata.
Lungo il tragitto numerosi volontari hanno raccolto carte e rifiuti vari.
Un momento positivo e propositivo quello di Firenze. Ora però la
palla, almeno per l'Italia, passa alla politica, quella delle stanze,
o almeno ad una parte di essa, alla sinistra, assente o quasi a Firenze.
Dovrà darsi da fare per dialogare con il movimento, per cercare
di non allontanarsi ancora di più, per cercare di non perdere il
paese più di quanto ottusamente sta continuando a fare.
La sinistra e il centrosinistra se non riusciranno a capire questo semplice
concetto, rischieranno di perdere. Meritatamente.
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