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Il 13 maggio 1978 il Parlamento
Italiano approvava la legge 180.
In questi ventiquattro anni ho partecipato a innumerevoli dibattiti, convegni,
conferenze, incontri ….scontri….incentrati su tutto ciò
che questa legge poteva suscitare.
Sono stanca di doverla ancora difendere…di difenderne i principi
ispiratori, di difenderne le valenze scientifiche, di difenderne le valenze
pratiche, di difenderne le valenze culturali e umanitarie!
Difenderla venti anni fa nei pronto soccorso degli ospedali, dove condividevo
con il paziente il "marchio" di "medico dei matti",
era quasi tollerabile.
Allora giustificavo l'incomprensione, attribuendola a paure, ignoranze,
pregiudizi, a mancanza di cultura e sensibilità sociale.
E' duro doverla ancora difendere dopo le recenti dichiarazioni dell' OMS
che elogia l'esperienza italiana come quella che "da via ad un processo
di umanizzazione degli ospedali psichiatrici, che condurrà alla
creazione di una serie si servizi basati sulla comunità, per permettere
al paziente di vivere in un ambiente normale".
E' assurdo doverla difendere ancora oggi, dopo che il Ministero della
Sanità ha emanato nel 1994 e nel 1999 due progetti-obiettivo che
hanno definito in maniera chiara ed articolata come la tutela della salute
mentale debba svolgersi. E' pur vero che le strutture previste da questi
progetti-obiettivo sono state realizzate solo in parte, gli organici dei
dipartimenti di salute mentale rimangono gravemente carenti e il disagio
delle famiglie e delle persone con patologie mentali gravi resta assai
serio in molte zone del paese in cui la riforma non è stata applicata.
E' intollerabile doverla difendere ancora, insieme a tutta la SIP (Società
Italiana di Psichiatria) dopo la pubblicazione di un documento, in cui
si definiscono irrinunciabili alcuni principi preposti dalla 180: 1) Il
superamento degli Ospedali Psichiatrici; 2) L'integrazione dell'assistenza
psichiatrica nel Servizio Sanitario Nazionale; 3) L'orientamento prevalentemente
territoriale dell'assistenza psichiatrica; 4) La limitazione del Trattamento
Sanitario Obbligatorio in condizione di degenza ad alcune situazioni ben
precisate.
Si tratta di principi largamente condivisi dagli operatori della salute
mentale, dagli utenti e dalle loro famiglie. Le proposte di legge n°
174 (presentata dalla deputata M. Burani Procacini di Forza Italia) e
n° 152 (presentata da A. Cè della Lega Nord), all'esame del
Parlamento, mettono in discussione tre aspetti principali dell'attuale
organizzazione dell'assistenza psichiatrica (numero e caratteristiche
delle strutture residenziali; ruolo del pubblico e del privato; luoghi
e modalità di attuazione del Trattamento Sanitario Obbligatorio)
e prospettano soluzioni inappropriate e pericolose.
E' assurdo doverla difendere ancora oggi, contro le imputazioni alla legge
delle disfunzioni che spesso sono dovute, come nel territorio Siracusano,
alla precisa volontà di non attuarla.
Paradossalmente, dopo venticinque proposte di modifica della 180 discusse
in venti anni, la peggiore, la più rozza per forma e sostanza,
rischia di questi tempi di essere discussa come fosse una cosa seria.
Altro che "lotta allo stigma", "il coraggio delle cure",
"il diritto di cittadinanza" e quanti altri percorsi di cambiamento
abbiamo voluto e saputo immaginare e perseguire con fatica in questi anni.
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