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| di paolo pantano | ||
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Recentemente è stato pubblicato
su <Science> che l’Università di Cambridge, di Stanford
ed il Centro di monitoraggio mondiale delle Nazioni Unite hanno condotto
uno studio di valutazione economica per cui, in molti casi, conservare la
natura piuttosto che convertire il territorio all’uso umano è
una scommessa economicamente vantaggiosa. Questa ricerca afferma che “la
perdita dei servizi offerti dall’ecosistema naturale come la protezione
dalle tempeste e dalle inondazioni, l’assorbimento dell’anidride
carbonica e la produzione di ossigeno, la possibilità di uno sfruttamento
turistico degli habitat naturali, superano, di gran lunga, i benefici se
lo stesso territorio viene utilizzato nella maniera tradizionale.” Ad esempio, sostengono gli studiosi, non vi è alcuna convenienza alla distruzione della barriera corallina filippina, che viene polverizzata con esplosioni di dinamite dai pescatori locali, anziché venire utilizzata per un turismo ecologico, come avviene nel Reef australiano (ma di questi esempi se ne possono fare una miriade, anche in Sicilia). Inoltre, lo studio sistemico, condotto dai prestigiosi istituti, è suffragato da indici e parametri per cui il valore economico totale dell’ecosistema intatto è superiore alla conversione ad uso umano, il valore viene determinato con margine di errore trascurabile. Quello che sembrava un paradosso o una provocazione di naturalisti, ha, oggi, una rilevante conferma, e viene sgonfiato, su basi scientifiche, quello che era un dogma liberistico. Recentemente dalla Comunità europea è stato recepito il principio sancito dalla Convenzione Internazionale sull’Ambiente di Rio de Janeiro del 1992 da un grande numero di nazioni e che rappresenta un ulteriore passo avanti della cultura scientifica mondiale; un principio, da cui, anche, scaturiscono molti comportamenti concreti e quotidiani e che rappresenta un altro tassello di razionalità per la gestione dell’ambiente e della salute degli individui, degli animali e delle piante: è il principio di precauzione. In base a questo principio un intervento sul territorio non va considerato dannoso solo dopo aver contato i morti o i disastri ambientali da esso provocato ma, al contrario, va giudicato sicuro solo quando è stato eliminato, sulla base di dati certi e scientifici, ogni ragionevole dubbio che il territorio, dove è stato fatto l’intervento, non è stato reso più vulnerabile o più pericoloso per le comunità. Il filosofo Popper enunciava che “ bisogna evitare conseguenze inintenzionali di azioni umane intenzionali, e l’unico metodo per evitare ciò è il rigore scientifico sulla base di elementi ampiamente dimostrati e con lo strumento razionale della verifica “.Quindi è importante valutare la convenienza economica di un’iniziativa, le relazioni di causa-effetto e l’analisi dei costi-benefici possibilmente in una rilevazione di economia di scala, ma vanno, comunque, considerati prevalenti la prevenzione da un rischio, o la protezione da un possibile danno (se fosse stato rispettato il principio di precauzione non avremmo avuto il dramma di Severo, Marghera, Sarno o Soverato con costi economici, ma soprattutto umani, enormi). |