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| di enzo parisi | ||
| Solo pochi anni fa le battaglie dei
cittadini e delle associazioni avevano spinto il governo dell’Ulivo
a varare la legge n. 381 del 1998, che è quanto di meglio sia stato
finora prodotto in Europa per tutelare la salute degli esposti alle emissioni
di onde elettromagnetiche generati da sistemi fissi delle telecomunicazioni
e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100
kHz e 300 GHz. La legge, oltre ad assegnare alle Regioni il potere di disciplinare il settore e vigilare sul rispetto dei limiti, fissa anche degli obiettivi di qualità stabilendo che: “in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m_ per la densità di potenza dell'onda piana equivalente”. Il decreto Gasparri “espropria” Regioni e Comuni dal potere di disciplina, rende nulli i regolamenti urbanistici comunali sulla ubicazione di antenne ripetitori e consente, in molti casi, che sia sufficiente una comunicazione di inizio attività per cominciare ad emettere onde elettromagnetiche. I nuovi, e sicuramente superiori, limiti alle emissioni non sono stati ancora fissati ma c’è poco da stare allegri se si pensa che il Consiglio dei Ministri del 02.08.02 ha deciso di aumentare rispettivamente di tre e di sei volte i limiti di attenzione e qualità indicati dalla commissione Veronesi per l’elettrosmog prodotto dagli elettrodotti. Eppure, lo ricordiamo, il Ministro Veronesi non era un convinto sostenitore dell’esistenza del rischio elettrosmog. Così come forse qualcuno ricorda ancora che il Ministro dell’Ambiente del governo dell’Ulivo Willer Bordon dovette sostenere un durissimo scontro con il Vaticano per far rispettare la legge italiana, mentre oggi l’unica preoccupazione del governo del Polo è quella di non disturbare gli affari delle società telefoniche e delle reti di trasmissione elettriche. Preoccupazione che non si ferma neppure davanti all’opposizione delle Regioni, alcune delle quali amministrate dal Polo, che non vogliono rinunciare a difendere la salute dei propri cittadini: il Governo ha infatti impugnato di fronte alla Corte Costituzionale cinque leggi regionali - Puglia, Marche, Campania e Lombardia (due ricorsi) varate dai Consigli regionali negli ultimi dodici mesi. |