giovani, disagio e relazione

  di riccardo gionfriddo  

I mezzi di informazione ci trasmettono in tempo quasi reale fenomeni inquietanti in cui sono coinvolti bambini o giovani adolescenti che vengono usati, abusati, violentati a volte anche uccisi.
Assistiamo frequentemente a fenomeni di aggressione, violenza e mortalità nei confronti dei giovani, in modo particolare adolescenti, a volte da parte di adulti e a volte da parte di coetanei.
Quasi tutti gli esperti interrogati sulle cause e le spiegazioni del fenomeno tendono a convergere su una nota comune che punta il dito nei confronti degli adulti come i soggetti centrali che possono e debbono intercettare i percorsi di un mondo giovanile che segue tracce indeterminabili e a volte difficilmente comprensibili e decifrabili.
C’è un elemento che può aiutarci a riflettere sul fenomeno e che costituisce il legame tra il mondo degli adulti e quello dei giovani: la relazione.
La relazione è l’elemento essenziale su cui si articola la comunicazione e lo scambio di “informazioni” tra individui.
Senza relazione non c’è sentimento, non c’è emozione, non c’è in definitiva alterità.
Per comprendere uno stato di disagio che insorge in un giovane adolescente occorre interrogarsi sullo stato di salute delle sue relazioni, non solo quelle presenti, ma anche le relazioni avute e vissute nel suo passato.
Siamo oggi di fronte ad uno stato di disagio del mondo giovanile - senz’altro lo spettro di vere e proprie condizioni di alterazione dell’equilibrio individuale e relazionale - che può avere come esito la droga, l’aggressività fino all’omicidio e la devianza in genere.
Perché ci si droga, perché si esprime un alto livello di aggressività o comunque perché si intraprende un percorso deviante?
Forse perché non ci si sente soddisfatti di come si è posti nel mondo e da questa collocazione non si riceve gratificazione.
Possono essere individuate due coordinate estreme che spesso costituiscono i presupposti di una condizione di disagio.
La prima coordinata è costituita dalla “mancanza”, dalla “penuria”, dalla “privazione” che genera malessere.
Dalla mancanza di affetti, da una povertà, non solo materiale, ma più essenzialmente immateriale, da una povertà relazionale. Questo inevitabilmente determina malessere, per arrivare alla marginalità sociale e al vero e proprio drop-out sociale.
La seconda coordinata è costituita dal perseguimento incondizionato di una condizione costante e molto alta di benessere. Vi è la ricerca sfrenata del “fitness della mente”: bisogna essere sempre brillanti, splendenti, solari, potenti, capaci, sempre alla ricerca spasmodica e incondizionata del piacere.
Queste due coordinate emergono tanto più quanto si riduce il livello qualitativo e spesso anche quantitativo delle relazioni con i coetanei e con gli adulti.
Il giovane ricerca naturalmente situazioni di gratificazione, quando non le raggiunge non riesce ad avere né a cercarsi alternative.
Quando questo obiettivo non si raggiunge, emerge la frustrazione, il malessere, il disagio, la devianza.
Occorre quindi uno strumento di aiuto e di supporto di cui spesso i giovani sono sprovvisti. Uno strumento di ridefinizione della frustrazione che, disperatamente evitata, viene vissuta ed entra come una ferita lacerante in un organismo troppo vulnerabile.
Una forte difesa può essere costituita da una sicura relazione che comunque si ha con adulti di riferimento (genitori, insegnanti, educatori, etc.).
Questo potente strumento – la relazione – non può che essere fornito da adulti sempre pronti ad esserci, senza invadere, ma sempre presenti in prossimità dell’area esistenziale minorile e giovanile.
Occorre realizzare una dinamica cooperativa tra tutte le agenzie educative di supporto alle famiglie per instaurare sempre più relazioni positive.
L’intensificarsi di relazioni positive determina una forte sollecitazione per il sistema della gratificazione che viene sempre più rinforzato determinando un miglioramento della qualità della vita, ma soprattutto diventa strumento endogeno di prevenzione di ogni forma psicologica di malessere e di sofferenza.